Dal borgo murattiano alle mura medievali

La prima delle tre serate dedicate alla scoperta del mondo e delle opere di Amedeo Trivisonno è stata una suggestiva ed inusuale passeggiata attraverso le ampie vie della città ottocentesca, con le caratteristiche strade del borgo antico unificate per una sera da un comune denominatore: la scoperta di alcuni “luoghi trivisonniani”. Il percorso, toccando diversi punti della città legati al pittore campobassano Amedeo Trivisonno, ha consentito di raccontare alcuni episodi della sua vita avvenuti sullo sfondo della Campobasso di inizi Novecento.
La passeggiata ha avuto inizio da piazza D’Ovidio dove nel 1911, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, fu collocato il busto di Giuseppe Garibaldi attualmente situato in piazza Cuoco. Il giovanissimo Trivisonno immortalò l’evento in un suo dipinto e, in omaggio all’Eroe dei due Mondi, colorò di rosso le camicie dei componenti della fanfara.

Nel 1928, tre anni dopo la morte di Francesco D’Ovidio, il busto di Garibaldi fu sostituito da quello attuale dedicato all’illustre letterato campobassano. D’Ovidio nel 1922 commissionò un suo ritratto all’appena diciottenne Trivisonno al quale bastarono tre pose per eseguire l’opera. Il dipinto era così somigliante e ben fatto che l’anziano committente prima disse al nipotino “Ora hai due nonni!”, poi scrisse a Trivisonno una lettera in cui diceva che “il suo quadro riscuote un plebiscito di ammirazione, sicchè mi trovo per merito suo ad essere ammirato anch’io, mentre di bello non c’è che l’opera sua”.
In Corso Vittorio Emanuele 6, proprio alle spalle di piazza D’Ovidio, era situato il negozio in cui il padre di Trivisonno vendeva cornici, tele, colori ed altri prodotti per le belle arti e dove Amedeo, all’età di sei anni, rimase affascinato da un dipinto che rappresentava una baita di montagna coperta di neve illuminata dal sole di un sereno mattino.

Nel 1938 davanti al negozio Trivisonno fu avvicinato dal ventenne Leo Paglione che gli chiese di diventare suo discepolo. Dopo l’iniziale categorico rifiuto, visto il palese dispiacere del giovane aspirante pittore, Trivisonno gli mostrò lo studio dove lavorava dicendogli che se avesse voluto avrebbe potuto frequentarlo liberamente. Questo fugace incontro fu l’inizio un proficuo e duraturo rapporto umano e professionale tra i due.
Trivisonno per circa vent’anni, tra gli inizi degli Anni Trenta e gli inizi degli Anni Cinquanta, ha abitato a breve distanza dal negozio paterno nell’edificio di piazza Pepe confinante con la Banca d’Italia. Quella casa ha visto l’artista vivere momenti di gioia legati alla nascita di ben sette figli ai quali ha fatto da contraltare il dolore per la perdita del padre e di due figliolette. A partire dagli Anni Quaranta Trivisonno sistemò nel sottotetto dello stabile il suo studio dove riceveva i suoi allievi e realizzava le sue opere.
In precedenza lo studio dell’artista era collocato nello stabile di via Marconi di proprietà del suocero Luciano Barletta che gli aveva dato la possibilità di sistemarsi in alcune stanze al primo piano. In quello studio Trivisonno accolse Leo Paglione dopo il loro primo incontro e, qualche mese dopo, lo mise alla prova chiedendogli di riprodurre un busto fermacarte raffigurante Bruto. Il disegno fu molto apprezzato dal maestro e l’allievo superò l’esame a pieni voti. Nello stesso studio Trivisonno realizzò i disegni preparatori per il dipinto realizzato nel 1939 sul soffitto della chiesa di Sant’Antonio abate ed utilizzò come modella anche la figlia Irene.

La chiesa di Sant’Antonio abate fu molto frequentata durante l’infanzia da Trivisonno che abitava insieme alla sua famiglia in via Sant’Antonio abate in un edificio sulla destra appena all’interno della Porta omonima. L’artista racconta che da bambino rimase affascinato dagli altari dorati presenti nella chiesa e fu particolarmente colpito dalla tela di Guarino da Solofra raffigurante San Benedetto che esorcizza un indemoniato. Quel dipinto fu più volte copiato da Trivisonno per esercitarsi nella pittura.
Risalendo via Sant’Antonio abate si giunge all’incrocio con via Strada piazza dell’Olmo dove Trivisonno vide la luce il 3 ottobre del 1904 e dove ha avuto termine la visita guidata.

Il resoconto della visita guidata è stato scritto da Andrea Damiano