Repubblica Digitale: il Governo affronta così il nodo della cultura

Andrea Tironi
Nov 7, 2019 · 5 min read

Possedere uno smartphone non vuol dire avere una cultura digitale: due progetti — Repubblica Digitale e Casa Digitale — puntano a colmare le lacune dei cittadini italiani ma serve uno sforzo importante, congiunto e a partire dai giovani, cosa che sembra nelle priorità del MIUR e del Ministro Pisano

ue progetti, Repubblica Digitale e Casa Digitale, cercano di rispondere alla necessità di rafforzare la cultura digitale dei cittadini italiani, allo scopo di creare successivamente domanda digitale per tutti quei servizi (pagoPA, Spid, Cie) già avviati per costruire un’amministrazione pubblica più moderna e tecnologica.

Se, infatti, tutti questi servizi pensati per permettere alle PA e ai fornitori delle PA di creare più velocemente e in maniera più standard le soluzioni che servono al cittadino, si stanno progressivamente strutturando, quello che occorre stimolare ora è la domanda.

Indice degli argomenti

Cos’è Repubblica digitale

Repubblica Digitale è un’iniziativa promossa dal Team per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri con l’obiettivo di accompagnare il processo di trasformazione digitale con una serie di azioni di inclusione digitale finalizzate a abbattere ogni forma di divario digitale di carattere culturale.

L’iniziativa si articola in una serie di attività svolte in collaborazione con altri soggetti pubblici e privati, i quali si impegnano a cercare di aiutare l’alfabetizzazione digitale, in un contesto come l’Italia dove siamo fruitori di smartphone ma scarsamente digitali.

In Italia si pensa che non ci sia culturale digitale e si guarda agli anziani. Vero che la fascia over 60 è nata senza internet, senza computer, senza smartphone, d’altra parte ora in buona parte tutti hanno uno smartphone per guardare su whatsapp le foto dei nipotini. Questo non vuol dire avere cultura digitale, vuol dire sapere utilizzare uno strumento digitale.

Nativi digitali, grande velocità di esecuzione, poca consapevolezza digitale

Lo stesso, può valere per i nativi digitali. I nativi digitali sono coloro che sono nati “con lo smartphone/tablet in mano” e quindi sanno usare questi strumenti come se fossero un proseguimento del loro corpo (e spesso lo sono anche troppo della loro mente, della loro vita e del loro modo di socializzare). La velocità con cui sono in grado di usare questi strumenti è notevole, del resto non va confusa con la cultura digitale.

Una persona può essere in grado di guidare una macchina, ma non conoscere i cartelli stradali, e quindi essere un ottimo pilota ma un cattivo automobilista.

Spesso i nativi digitali non hanno cultura della privacy, non hanno cultura della sicurezza informatica, semplicemente sanno arrivare velocemente all’obiettivo (provare un gioco, scaricare una foto) cliccando “accetto” un po’ ovunque. E’ stato evidente quando si è diffusa l’app dell’invecchiamento: tutti a farsi foto per vedere come si era da vecchi, senza pensare che si stava cedendo il proprio profilo biometrico (viso) per un gioco. Quando l’ho detto a mio nipote e gli ho spiegato i possibili rischi mi ha detto “urka non lo sapevo” ed è sbiancato.

Educazione civica e digitale

Il MIUR dal 2020 è intenzionato a introdurre l’educazione digitale associandola alla reintroduzione dell’educazione civica, un eccellente connubio che penso non possa che fare bene alle futura generazioni di giovani, genitori, dipendenti, imprenditori.

Il Team Digitale e Agid con il progetto Repubblica Digitale mirano a loro volta a creare cultura digitale, permettendo l’utilizzo di questo logo a tutti i soggetti che vogliano creare situazioni di insegnamento per i cittadini.

Nel nostro caso abbiamo avuto un momento, nel mese di luglio, quando abbiamo presentato l’app IO nella closed beta del comune di Ripalta Cremasca.

Non so se saremmo riusciti a coinvolgere le persone proponendo un corso di “cultura digitale”: di certo IO ci ha aiutato molto perché il gancio era “una novità nazionale”, “una nuova app da provare e a cui contribuire (nuova logica introdotta dal Team Digitale).

Lo scopo in fondo era quello.

Cittadini e servizi digitali: la strada è ancora lunga

Del resto spiegare IO senza spiegare SPID e pagoPA era impossibile, e quindi abbiamo introdotto anche il tema di SPID e rispolverato quello di pagoPA (già utilizzato dalla cittadinanza per il pagamento della TARI). Non volendo limitarci a questo, abbiamo cercato di spiegare in poche parole che il cambiamento digitale sta coinvolgendo anche la PA, che il cambiamento è epocale ed in accelerazione negli ultimi 2–3 anni (l’era Team Digitale che ora lascerà il passo all’era del Ministro dell’Innovazione Digitale, grazie all’istituzionalizzazione di questo importante ruolo di trasformazione digitale).

I cittadini si sono mostrati interessati e hanno mostrato molta curiosità, sia per IO che per il resto dei discorsi fatti.

Di strada ce n’è ancora molta da fare, visto che un cittadino ha chiesto “ma la ricevuta che mi arriva su IO, come faccio a stamparla per conservala?”

Altra iniziativa che vogliamo fare nei prossimi giorni è, nel presentare il nuovo servizio mensa digitale nei comuni (anche questo attivato mediante un software di appoggio, SPID e pagoPA) e ripetere l’esperienza che troviamo proficua e cercare di coinvolgere più il cittadino nel complesso, facendogli capire il quadro generale e non solo spiegando il singolo servizio che gli serve.

In verità, più in generale, ogni volta che attiviamo un servizio digitale, proponiamo all’amministrazione un incontro con la cittadinanza. Questo è stato fatto sul territorio anche per la TARI, anche se lì l’interesse è stato molto minore, come se la TARI essendo una tassa crei poco interesse, mentre la mensa avendo genitori giovani e smartphone dotati sia più interessante, e IO essendo una novità nazionale, ancora di più.

Riassumendo, l’iniziativa Repubblica Digitale è sicuramente interessante, anche se lasciare all’iniziativa del singolo (persona o entità) l’educazione digitale è difficile che porti risultati se non a macchia di leopardo: serve uno sforzo importante, congiunto e a partire dai giovani, cosa che sembra nelle priorità del MIUR e del Ministro Pisano.

Mentre si crea questa cultura digitale (ovvero la domanda di servizi) e la Pa prosegue nel suo cambiamento, percorso che richiede un ciclo di vita di qualche anno come è normale per i cambiamenti in sistemi complessi che coinvolgono tante persone, va anche data una mano al cittadino di oggi a risolvere i suoi problemi puntuali con l’informatica spicciola e la digitalizzazione nel complesso.

Il progetto TIM

Ad esempio nella sperimentazione di IO abbiamo avuto alcuni ostacoli derivanti dall’uso di SPID, o anche della banale installazione dell’app. Abbiamo fatto assistenza diretta al cittadino laddove possibile, visto che il numero degli aderenti alla sperimentazione è contenuto e l’accessibilità al nostro helpdesk semplice, ma non è un modello replicabile su vasta scala.

Entra quindi in campo per risolvere i problemi contingenti, sempre nell’ottica di aiutare il cittadino (#cittadinofirst) e creare cultura digitale, mostrando che la tecnologia non è un “mostro”, un’iniziativa privata, che mira proprio ad aiutare il cittadino nei problemi più pratici.

L’iniziativa di TIM mira a portare cultura digitale nelle PA e ai cittadini, organizzando un camper che per una settimana rimarrà nella città di Crema e dei corsi formativi per il personale PA individuato da TIM.

Interessante sarà vederne i risultati a fine lavoro. E’ comunque una lodevole iniziativa di TIM che mira a digitalizzare i cittadini per migliorare la richiesta di servizi digitali, sia verso se stessa che per le PA e i territori.

Consorzio.IT

La missione di Consorzio.IT si focalizza su azioni di consulenza e progettazione di infrastrutture a sostegno degli enti locali, con l’obiettivo di portare innovazione e sviluppo attraverso la trasformazione digitale dei servizi informatici.

Andrea Tironi

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