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Caratteri di protesta: la tipografia delle minoranze culturali.

Robert Abbott, Sengstacke, Getty Images, all rights reserved.

I grandi movimenti di protesta sono essenziali nel definire l’identità e la storia del continente Americano. Le battaglie per i diritti civili negli anni sessanta, la seconda era femminista, lo Stonewall e la liberazione gay. Migliaia di passi che occupano le strade e diventano rumore bianco, base strumentale sulla quale si muovono urla, cori, slogan. Voce, ma anche immagine, come l’iconico “I am a man” impresso sui cartelli durante lo sciopero dei lavoratori afro-americani di Memphis, nel 1968. Martin Luther King sposò la loro causa e tornò in strada il 3 aprile per quello che fu il suo ultimo discorso. Esattamente a quei fatti è ispirato Martin: un carattere di protesta recuperato dagli archivi storici, interpretato, normato, disegnato dalle abili mani vettoriali di Tré Seals, Vocal Type.

Martin posters, Vocal Type, all rights reserved.

La fonderia si occupa di riportare alla luce le tracce tipografiche nascoste nella storia delle proteste. Il fine non è semplicemente storico, Tré ne ha fatta una causa politica e culturale: dare nuova bellezza e ritrovare diversità, riscoprendo la tipografia che ha accompagnato le minoranze culturali.

Partendo per lo più da fotografie di cartelli dipinti a mano, il suo è un ampio sforzo di interpretazione dei tratti, che sono stati successivamente ripuliti, sintetizzati, in cerca di una regola. Un equilibrio fra la geometria di un tracciato digitale e il calore dell’imprecisione manuale. Si tratta di limitare le incoerenze senza perdere personalità.

La soddisfazione più grande per Seal è arrivata con “What Happened, Miss Simone?”, documentario prodotto da Netflix, nel quale i titoli sono stati disegnati con il Martin, uno dei suoi caratteri di protesta.

Ora Seal, forte dell’esperienza, sta lavorando parallelamente alla creazione di un intero set di caratteri che hanno un’origine comune: cartelli, manifesti, poster. Spazi che hanno ospitato rivendicazioni e desiderio di libertà, rigorosamente scritti a mano.

Il font Carrie è ispirato alle venticinque mila donne che nell’ottobre del 1915 marciarono sulla Quinta strada di New York City per difendere il suffragio femminile. La più grande parata femminile fino a quel momento, condotta dall’abile stratega politica, suffragista e attivista per la pace, Carrie Chapman Catt.

Carrie extrabold in use, Vocal Type, all rights reserved.

Stonewall è invece ispirato all’omonimo locale notturno, famoso punto di ritrovo per la comunità LGBT di New York durante gli anni 60. In un periodo in cui l’omosessualità era reato, locali come lo Stonewall Inn diventavano luoghi di rifugio dove le persone potevano esprimersi apertamente e socializzare senza troppe preoccupazioni. Questo carattere tipografico si ispira alla storica insegna esterna del locale.

Stonewall Photo by Fred W. McDarrah, Getty Image, all rights reserved.
Stonewall in use, Vocal Type, all rights reserved.

L’industria tipografica è legata da sempre a tecnologia e design, ambiti, si può dire, storicamente monopolizzati da uomini bianchi (vedi: Perchè il graphic design è al 93% bianco). I caratteri disegnati da Seal cercano di riempire il vuoto lasciato da una comunità che non ha potuto contribuire ufficialmente alla storia del design, e che merita ora di essere scoperta.

Questo approccio all’universo delle lettere permette di andare oltre la semplice ricerca stilistica. Ci consente di riportare in vita grandi eventi, anche i più noti, donandoci nuovi punti di vista.

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Pieni e vuoti della comunicazione.

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Fabio Servolo

Fabio Servolo

Co-ideatore di Panama (www.panama-design.com) e Canàl (www.canal-mag.com), contributor per Artribune.

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