#Clock|Il ritmo senza confini della radio

Non capita spesso di ascoltare la radio in una lingua diversa dalla propria, a meno che non sia l’inglese quando si cerca buona informazione dall’estero. Qualche mese fa eravamo in viaggio per la Bosnia io, Michele Tesolin e Cristiano, diretti a Prijedor per incontrare un gruppo di giovani interessati alla radiofonia. Otto ore insieme non sono poche e la radio in questi casi viene sempre in aiuto. Certo, anche se parla in serbo-croato. Perché il suo ritmo è familiare dovunque tu ti trovi. E così scopri che il tono, l’espressività, il calore della voce esprimono cose che quando ci si focalizza solo sul senso dei termini non cogli.

E’ possibile riconoscere un notiziario da un radiodramma, l’intrattenimento per ragazzi da una preghiera anche se non si comprende il significato di ciò che si sta ascoltando? Certo che si può e la cosa bella è che si tratta di un riconoscimento immediato ed istintivo. Potrebbe essere un buon esercizio da proporre anche nei corsi di radiofonia. Si scoprirebbe che la comunicazione radiofonica porta a prassi comuni al di là dei confini, che il tono e il ritmo fanno già da soli metà del lavoro comunicativo in ogni format e, nel caso della Bosnia, senza dubbio che persone abituate ad avere a che fare con così poche vocali ci bruciano in partenza quando si parla di scandire bene le parole! ;-)

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