Il mercato secondario degli NPL: Problemi e (possibili) Soluzioni.

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Jan 24 · 8 min read

Qualche settimana fa, la Banca Centrale Europea ha annunciato le nuove scadenze per la cessione di NPL da parte delle banche Italiane. Le istituzioni finanziare del nostro paese, infatti, avranno fino al 2027 per aumentare le loro coperture al 100%.

La notizia ha messo ulteriore pressione sulle banche, già fortemente indebolite da un mercato instabile e un anno difficile alle spalle. L’agenzia di rating Fitch ha diffuso un rapporto prevedendo che le banche potrebbero dover svalutare interamente i loro stock di NPL per rimanere conformi alle raccomandazioni della BCE.

Il 2018 è già stato un anno record per la cessione e la cartolarizzazione (securization) di NPL in Italia: In totale si stima che 104 miliardi di crediti deteriorati siano stati ceduti a istituzioni specializzate e bad banks, in particolare SGA e Intrum. Il mantenimento in bilancio dei non-performing loans e di UTP (Unlikely to pay) grava fortemente sulle banche, eppure la cessione degli stessi, ad oggi, rimane una misura eccezionale, dato che le banche sono costrette a svalutare fortemente le proprie posizioni, se non del tutto.

In Italia, in particolar modo, esiste una forte asimmetria nel mercato e un forte divario tra il prezzo richiesto e il prezzo offerto, ovvero tra intermediari e investitori. Certamente, parte della forte svalutazione è causata dai lunghissimi tempi che caratterizano il recupero crediti, anche stragiudiziale, in Italia. Ma tanti altri fattori possono influenzare il mercato e influire fortemente sulla stabilità delle banche e sulla crescita del paese.

Quali sono, quindi, le soluzioni di gestione di NPL oggi disponibili per le banche Italiane? Quali, invece, le soluzioni offerte da startup specializzate, FinTech, sia in Italia che in Europa? Infine, quale la migliore strategia per seguire le raccomandazioni della BCE e aumentare le coperture al 100%, minimizzando i costi e le perdite?

Photo by Jonas Leupe on Unsplash

Il Contesto Europeo e lo Scenario Macroeconomico.

La forte crisi mondiale del 2008–2009 è stata in gran parte generata, come è noto, dall’eccessiva frenesia nel mercato dei mutui negli Stati Uniti, e da alcuni prodotti finanziari ideati a Wall Street, come i CDO, gli ABS e i Syntethic CDO, che nel corso degli anni 2000 si sono infiltrati nei bilanci delle maggiori, se non tutte, istituzioni finanziarie mondiali , infettandoli. Il crollo quasi simultaneo del valore dei Collaterals e la svalutazione dei bond ha poi causato, in ordine, una corsa alle banche, il fallimento di Lehman Brothers, la crisi delle banche europee e americane appesantite da crediti deteriorati, un fortissimo credit crunch, e una recessione mondiale.

Il numero di ritardi nei pagamenti e default è aumentato a dismisura minacciando la stabilità di tutte le maggiori banche Europee e Americane, costrigendo i governi e le banche centrali a intervenire “alleggerendo” i bilanci dalle posizioni più tossiche. Tuttavia il problema del credito non è stato ancora definitivamente risolto. In Europa, ci sono all’incirca 1,000 miliardi di NPL che pesano sui bilanci delle banche, 300 solo in Italia.

L’Italia infatti è stata particolarmente colpita dalla crisi, che è durata quasi un decennio e che ha lasciato visibili segni sull’economia, politica e cultura del paese. Le banche del nostro paese, inoltre, sono state indebolite dal continuo deterioramento del credito e dall’esposizione ad assets tossici. Ancora nel 2019, il tema del credito rimane un problema gravissimo per il sistema finanziario italiano (Unipol, Mps, Banche Venete, Carige), nonostante la modesta ripresa economica del 2017–2018.

Il numero di fallimenti in Italia ha raggiunto il suo picco tra il 2014 e il 2015, ed è solo leggermente diminuito negli ultimi 3 anni, ed è cresciuto particolarmente al sud e nel centro italia. I tempi per le istanze fallimentari rimangono tra i più alti in Europa, incedendo ulteriormente sulle coperture delle banche. I tempi per il recupero crediti sono tra i più lunghi in Europa (il doppio che in Germania e in Regno Unito, più del triplo che in Francia).

Grazie al miglioramento dell’economia avvenuto negli ultimi due anni, l’outlook per gli NPL è leggermente più ottimista (tasso di default e NPL Ratio) anche non si può dire lo stesso per il tasso di recuperi (recovery rate), che — secondo BankItalia — nel 2017 è risultato essere 30%, in calo rispetto al 36% del 2016.

Sul recovery rate pesano sicuramente i tempi giudiziali e stragiudiziali del recupero (come già detto), ma anche la bassa liquidità dei collaterals e la capacità limitata delle banche italiane di seguire una tale mole, senza precedenti, di sofferenze da recuperare su tutto il territorio nazionale.

Ad oggi, il NPL Ratio nelle banche italiane è del 13%, in forte calo rispetto al 17% dell’estate del 2015, ma ancora piuttosto elevato. La media europea è 3,7%, nel Regno Unito 0,8% e in Germania 1,7% (Dati CEIC). Anche se in miglioramento, l’outlook rimane soltanto modestamente positivo.

Dati CEIC. NPL Ratio è il rapporto tra i crediti deteriorati e crediti complessivi.

Secondo le elaborazioni di KPMG:

Se le performance delle banche nella gestione del credito riuscissero a ritornare ai livelli pre-crisi, occorrerebbero circa 10 anni per raggiungere un livello di NPL Ratio ritenuto ‘normale’, in un range compreso tra il 6% e il 7%.

The New York Stock Exchange. Photo by Aditya Vyas on Unsplash

La Gestione dei Non Performing Loan secondo la BCE

Nel 2018, la Banca Centrale Europea ha pubblicato le “Linee Guida per le Banche sui crediti deteriorati (NPL)”, un lungo documento (non vincolante) che voleva stabilire “gli obiettivi strategici delle banche con NPL elevati ai fini della riduzione di questi ultimi definendo precise scadenze, ovvero in un orizzonte temporale prefissato che sia realistico ma anche sufficientemente ambizioso”.

La strategia di gestione degli NPL deve necessariamente essere integrata all’interno di un Business Plan e deve prevedere target e obiettivi di riduzione a breve, medio e lungo termine; la strategia dovrebbe essere basata su un’autovalutazione e su un’analisi delle opzioni. Una banca, dovrebbe infatti essere in grado di comprendere appieno:

Il piano operativo e strategico richiesto in quest’ottica richiede un notevole impiego di risorse interne, non soltanto per la periodica autovalutazione e prove di stress, ma soprattutto per la gestione delle posizioni deteriorate e non più performanti. Le banche di maggiori dimensioni dovranno quindi rafforzare il proprio organico, ma anche le proprie strutture digitali per l’analisi e il gathering dei dati, e per lo sviluppo di modelli efficaci di early warning e early managing. L’utilizzo di tali modelli, che richiedono una grande quantità di dati, permette alle istituzioni creditizie di scovare in tempo o anticipare le difficoltà dei debitori.

Inoltre, la svalutazione graduale integrale dettata dalla Commissione Europa e dalla BCE, che richiedono una copertura del 100% entro sette anni per crediti deteriorati con garanzie, ed entro due anni per crediti senza garanzie, spinge le banche italiane a cercare altre vie per una gestione efficace del credito.

Le nuove linee guida del regolatore, l’incerto scenario economico, e l’effetto negativo che gli NPL hanno sui bilanci dovrebbero portare l’istituzione finanziaria di media o piccola dimensione ad esternalizzare il processo di gestione quanto più possibile, in particolar modo la cessione delle posizioni deteriorate. Tuttavia, come illustrato nel paragrafo successivo, il mercato secondario degli NPL presenta delle difficoltà e limitazioni per le banche Italiane.


Il mercato secondario degli NPL

È stato accennato già più volte, che la vendita di portafogli di NPL, se da una parte permette alle banche di alleggerire i proprio bilanci e aumentare le coperture, dall’altra rappresenta una soluzione molto costosa. Non è raro che sofferenze bancarie siano cedute al 18–20% del valore nominale.

Anche la Banca d’Italia ha riconosciuto l’assenza di un mercato secondario in Italia, e che una delle ragioni è il “permanere di una differenza significativa tra il valore di bilancio di tali attivi e i prezzi offerti dagli investitori”. Rimane infatti eccessivo il divario tra il valore di libro e il valore di mercato, anche per le inadempienze probabili.

Parte del divario è tuttavia causato dalla differenza nella modalità di calcolo e iscrizione in bilancio utilizzato dalle banche per gli NPL, con introiti eccessivamente al ribasso rispetto ai tassi di copertura e con percentuali di recupero inferiori rispetto alla gestione in house dei prestiti. Tuttavia, come già detto, la mole di crediti è spesso eccessiva e richiede l’esternalizzazione a servicers, o la cessione degli stock. La differenza principale tra i metodi di valutazione risiede nel tasso d’interesse per scontare i flussi di cassa futuri (Il tasso d’interesse effettivo per le banche, l’elevato tasso di rendimento minimo richiesto dall’investimento per gli investori).

Nel 2017, l’Autorità Bancaria Europea (EBA) ha suggerito la creazione di una bad bank Europea, chiamata Asset Management Company, cui le banche potrebbero cedere le proprie sofferenze. Secondo il piano illustrato da Andrea Enria, l’AMC acquisterebbe le sofferenze al loro “Reale Valore Economico”. L’idea ha generato interesse, ma ad oggi rimane poco più che una proposta ancora lontana dal diventare realtà.

Resta comunque poco realistico, e questa è la nostra opinione, che le banche debbano rimanere ostaggio di una differenza così alta tra ask/bid, ovvero tra il prezzo di offerta e domanda. Potrebbe una soluzione arrivare dal reame FinTech?

L’ex Ministro e Banchiere Corrado Passera ha raccolto in giro per il mondo 600 Milioni di Euro per fondare la sua startup bancaria, SPAXS, che nel 2019, attraverso illimity, ha acquistato 175 milioni di euro di NPL, per la maggior parte garantiti da immobili di tipo industriale. Nulla di nuovo, certo, ma questo potrebbe essere il primo passo per un maggiore partecipazione di Startup e giovani imprese nel mercato degli NPL, aumentandone la competitività.

Un’altra società Italiana, Rulex, sfrutta invece le capacità dell’intelligenza artificiale e machine learning per prevedere la possibilità di recupero di un portafoglio di NPL — permettendo sia alle banche che agli investitori di stimare con maggior esattezza il prezzo.


MPS, DV CC BY-SA 3.0, from Wikimedia Commons

Il modello Collection Hub

Collection Hub è il marketplace online per il recupero crediti e servicing di NPL. Con un network di agenzie in tutto il mondo, siamo in grado di recuperare sofferenze in maniera veloce ed economica, con percentuali uguali e a volte inferiori ai costi di recupero entro i confini Italiani. Attraverso la nostra piattaforma online, è possibile mettere all’asta portafogli di NPL per poi scegliere l’offerta migliore, assicurandosi così il prezzo di vendita più alto possibile.

Inoltre, più di qualsiasi altra agenzia di recupero, siamo presenti in tutte le maggiori città italiane e in tutte le regioni, garantendo così la massima copertura per tentare il recupero di ogni posizione.

Parte di un gruppo di società da decenni concentrate sul mondo del credit (in tutte le sue forme, dal prestito al recupero), forniamo, gratuitatemente, consulenze a assistenza ai nostri clienti, partnerships, e approfondimenti mensili sul tema.

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