L’inversione della morte: all’Orologio scocca ‘L’ora accanto’ di Gili e Frangipane

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Nella mitologia giapponese gli Shinigami sono gli spettri della morte, bianche divinità alate alla continua ricerca delle anime degli uomini. Proprio come uno Shinigami, la Morte accompagna i protagonisti de L’Ora accanto, ultimo capitolo della Trilogia della Mezzanotte scritta da Filippo Gili e diretta da Francesco Frangipane.
 
 Esattamente come il precedente Dall’Alto di una fredda Torre ci si trova a tu per tu con lei all’interno della casa di una famiglia. Lo spettatore è invitato ad assistere alle allegre ciarle di quattro fratelli, seduti attorno al tavolo di un soggiorno. Andrea, Paolo, Barbara e Chiara (Massimiliano Benvenuto, Silvia Benvenuto, Vincenzo De Michele, Vanessa Scalera) si sono ritrovati nella casa dei loro genitori per organizzare una festa a sorpresa per la loro madre, Vittoria (Michela
 Martini). Lei si siederà su una delle due sedie vuote che circondano il tavolo. L’altra sedia spetta alla Morte; e già se ne sente la presenza, nascosta tra il chiacchiericcio dei quattro ragazzi e il bianco asettico che caratterizza la scenografia (a cura di Francesco Ghisu). 
 
 Farà la sua entrata con la proposta sconvolgente di Paolo, ricercatore scientifico, che insieme a un team di scienziati è riuscito a scoprire una tecnica per riportare i morti in vita, la neurosintesi. Grazie a un particolare apparecchio che cattura gli atomi lasciati dal defunto ancora in vita è possibile farlo vivere per un’ora. Manca solo la prova definitiva per dimostrare l’efficacia dell’esperimento e a Paolo è toccato per sorte di metterla in pratica. Ha i requisiti necessari, in quanto il padre, Massimo (Ermanno De Biagi), è morto da sette anni. Prima di avviare l’esperimento, tuttavia, deve chiedere ai fratelli e alla madre se sono d’accordo.

Questo il pretesto del gioco. Sul tatami bianco della scena chi è morto ritorna insieme ai suoi ricordi, sottolineati da cambi di luce soffusa, flashback narrativi che mostrano i lati oscuri della famiglia, ne svelano i segreti e i rancori (luci Giuseppe Filipponio; musiche originali Roberto Angelini). Ma la resurrezione è concessa solo per un’ora: tempo che tiene gli occhi del pubblico incollati allo scorrere lento e inesorabile delle cifre di un orologio digitale, countdown che ha l’aria d’essere un sadico ma efficace escamotage registico.

Morti che ritornano, il tempo che scorre, dubbi morali ed etici ad affrontare. Questa volta non è facile accettare le regole del gioco, che si fa pieno di inquietanti atmosfere, evocate appunto dalla rottura di una delle poche certezze dell’esistenza umana: la morte. Fatto che destabilizza persino chi è morto, come Massimo, costretto ad accettare questo ritorno non voluto.

Ma per fortuna, come nella serie televisiva francese Les Revenants (“coloro che ritornano”), almeno i morti non sanno d’essere risorti. Se nella fiction firmata da Fabrice Gobert i defunti tornano in vita grazie a qualcosa di paranormale, nel dramma di Gili a innescare la resurrezione non è nessuna forza ultraterrena ma l’uomo — e in maniera del tutto scientifica. Paolo incarna la presunzione umana di voler controllare ad ogni costo ogni cosa, persino la morte: come un dottor Frankenstein contemporaneo è convinto di vincerla. Ma nel suo esperimento perfetto c’è un punto instabile che cambia le cose, la più umana delle caratteristiche: l’emotività, che nessuna formula scientifica è capace di controllare.

Di questo sentimento si nutrono i personaggi, che si muovono in un equilibrio di palcoscenico talmente preciso da far venire voglia di spostare qualcosa sulla scena per creare un solo secondo di disordine. L’Ora Accanto (produzione Progetto Goldstein) è una favola moderna iperrealista, costruita attorno a personaggi caratterizzati in maniera certosina, immersi in situazioni al limite della comprensione umana, che pur tuttavia, dopo questo viaggio negli inferi a tu per tu con Shinigami e fantasmi, riescono a infine ritrovare una loro naturale armonia.

(Foto ©Manuela Giusto)
 
 
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Elena Cirioni

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Originally published at www.paperstreet.it.

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