Cara P.A. ti scrivo, non aver paura dei social media

Originariamente pubblicato su www.chefuturo.it il 18 Maggio 2012

Gianluigi Cogo ci parla del suo nuovo libro “I social network nella P.A.” che verrà presentato a Roma il 18 maggio 2012 alle 13:00 presso la sala stampa di Forum PA.

L’idea di un libro sui social network nell’ambito della Pubblica Amministrazione ha origini nell’osservazione delle migliori pratiche di open government che si stanno affermando un po’ ovunque nel mondo. Affrontare la sfida dell’open government senza mettere al centro il cittadino con le sue capacità di abitare il mondo del social Web, infatti, non avrebbe alcun senso.

Dunque, anche in Italia, a mio modo di vedere c’è spazio per incentivare queste pratiche e farle conoscere dentro la Pubblica Amministrazione, dove il conservatorismo e l’apatia sembrano destinati a prevalere e ad ostacolare ogni forma di apertura, partecipazione e condivisione. In senso più ampio, questo libro è il primo di una collana che avrò l’onore di coordinare e che ha la pretesa di elevare il livello di cultura digitale nella Pubblica Amministrazione, ma non solo.

È un po’ un mio pallino, lo ammetto, ma da sempre considero il divide culturale un problema che, per lo meno in Italia, è ben più grave del divide infrastrutturale. Sono convinto che se anche disponessimo di tecnologie e infrastrutture abilitanti di eccellenza, non sapremmo utilizzarle al meglio e non saremo in grado di generare valore. Questo libro è una specie di compendio che ha l’ambizione di prendere per mano chi si occupa di comunicazione e di Web nell’ambito pubblico per accompagnarlo verso nuovi lidi. Intendo quelli del Web sociale, dialogico e disintermediato, il cui scopo è far aderire incondizionatamente ai ritmi, ai linguaggi e ai paradigmi emergenti (consumerization, gamification, user empowerment e civic hacking, solo per citarne alcuni trattati nel libro).

Ai lettori non sfuggirà la grande enfasi che viene data all’esperienza obamiana che ha saputo contaminare e modellare anche la presenza istituzionale delle agenzie governative di tutti gli Stati Uniti in un ottica di predisposizione al modello di governo aperto o governo 2.0.

Ho voluto inserire nel libro, sotto forma di interviste, anche le esperienze di dieci innovatori pubblici scelti scrupolosamente fra quelli che operano dentro la pubblica amministrazione. Forse sarebbe stato più facile scegliere quelli che stanno fuori e che ti incitano a cambiare in meglio, ma ho voluto lasciare la parola a quelli che stanno dentro perché potessero raccontare le sfide, le difficoltà e le piccole vittorie quotidiane che non avranno mai spazio sui media. Quantomeno, non uno spazio parimenti a quello che, giustamente, viene riservato alle inefficienze che tutti i giorni vengono denunciate in televisione e sui giornali.

Per i lettori di CheFuturo! allego l’estratto (pag. 101) che introduce questi protagonisti e che, forse, sintetizza l’obiettivo dell’opera:

Il modello che abbiamo trattato in questo libro è solo parzialmente tecnologico, anzi possiamo rilevare come la tecnologia si stia adattando a mutamenti che sono principalmente sociologici e culturali. Purtroppo tutto ciò accade in un dominio (quello pubblico) dove l’età media dei dipendenti è molto alta e la propensione a rimettersi in discussione adeguandosi al cambiamento è molto scarsa, quasi assente.

Un dominio dove la paura di esporsi è conseguenza diretta di sentimenti e abitudini conservatori e di un pragmatismo ossessivo che sfocia in un’attenzione quasi maniacale della “riduzione del rischio”, che compete nell’apparenza ma poco nella sostanza. Un dominio dove i Social Media sono visti ancora come un gioco e non un’opportunità.

Fare cultura significa soprattutto far maturare il concetto basilare che diffondere la conoscenza è meglio che trattenerla, che la rendita di pochi va a discapito della competitività del sistema, che è meglio avere mille dubbi che una sola certezza, che saper ascoltare è meglio che parlare a vuoto, che chiedere aiuto agli altri è sinonimo di saggezza, che dialogare alla pari, svestendo l’arroganza dei ruoli, assicura fiducia.

Concetti, filosofie che potrebbero attecchire se venissero palesati i vantaggi per tutti, perché tipicamente chi non ha nulla da guadagnare, in termini di tempo, di spazio o più semplicemente da un punto di vista economico, è poco propenso a cambiare e ad affrontare nuove sfide.

Il web sociale e più in generale la rete, sono un luogo da abitare e da costruire assieme agli altri. Sfruttarlo solamente per un approccio comunicativo-informativo e multicanale ha davvero poco senso, per cui vale la pena sentire direttamente dalle parole dei protagonisti quali sono stati i benefici indotti da una scelta incondizionata ma consapevole che li ha spinti a cambiare le strategie in ordine a un paradigma che vede il Web 2.0 come propedeutico per ridisegnare le sfide dell’e-government e più in generale dei servizi on line.

Roma, 18 maggio 2012
GIGI COGO


Originally published at www.chefuturo.it.