Soft skills per un pensiero “out of the box” anche nella PA

Originariamente pubblicato su Chefuturo.it il 20 Ottobre 2016

I manager pubblici si confrontano con esperti e startupper di H-Farm. L’obiettivo? Ripensare (in meglio) i servizi della Pubblica Amministrazione. Ecco come

Che la Pubblica Amministrazione, i servizi erogati e gli operatori che la gestiscono non siano molto amati, è cosa nota. E badate bene, non solo in Italia. Spesso la distanza fra cittadini e PA si è allargata a causa della mancanza di empatia, forse per incapacità di applicare il buon senso piuttosto che rigide regole. Oppure più banalmente perché molte liturgie pubbliche non sono più in linea con l’evoluzione della società, specialmente ora che il digitale aiuta a semplificare e disintermediare. E garantisco che non è facile convincere gli operatori pubblici, principalmente i manager che hanno grosse responsabilità, a ragionare out of the box, prendendo spunto dalle dinamiche emergenti di trasformazione digitale della società, dei sistemi produttivi e dunque anche del government.

MANAGER A H-FARM

A qualche mese dall’inizio del progetto del PADT, giovedì e venerdì prossimi in H-Campus a Roncade (TV), una sessantina di manager pubblici provenienti da tutta Italia sperimenteranno in modo immersivo le dinamiche e i contenuti del Master in Public Administration Design and Transformation, confrontandosi e vivendo a tu per tu con gli startupper di H-Farm e con un pool di esperti/docenti che li introdurranno alle dinamiche del design thinking per aiutarli ad analizzare le esperienze più originali, persuaderli alla co-progettazione, nonchè all’utilizzo consapevole e ragionato di tools capaci di migliorare la qualità e l’efficienza dei servizi.

L’obiettivo finale è quello di fornire ai manager i tool utili a ripensare, ridisegnare o persino riprogettare i servizi della Pubblica Amministrazione per renderli più compliant con le esigenze di una società già evoluta, in primis digitalmente.

Nello specifico si tratta di un evento di avvicinamento alla metodologia di progettazione collaborativa che fa parte di tutti i master di H-CAMPUS e uno scenario su alcuni temi molto attuali per la PA, piccola parte di una panoramica molto più ampia che tratteremo al master. Di fatto un trial che ne anticipa i contenuti, offre un’esperienza diretta e presenta le esperienze più innovative che animano la trasformazione della Pubblica Amministrazione, non solo in Italia.

NUOVI APPROCCI

Partecipare a questo workshop significa soprattutto imparare nuovi approcci e acquisire conoscenze e strumenti estremamente utili per chi opera a livello direttivo e decisionale nella Pubblica Amministrazione.

Non nascondo che durante i mesi nei quali abbiamo lavorato sodo per la progettazione del master e ingaggiato i docenti della faculty, ho sempre avuto in mente come vero e proprio faro, gli straordinari GDS britannici che per il sottoscritto son diventati un mantra nonché fonte di ispirazione primaria soprattutto per gli ambiti formativi a cui sono spesso chiamato.

Ovvio che i GDS godono della capacità di sintesi tipicamente britannica ma, proprio per questo, inducono a sciogliere quella matassa pregna di complicazioni tipicamente italiana, sulla quale i burocrati pubblici spesso aggrovigliano anche i loro pensieri.

10 PRINCIPI

Tutto il team di progettazione del master li ha accolti con favore, con la consapevolezza che anche i manager pubblici di casa nostra potrebbero ispirarsi a principi così semplici e a portata di mano per cambiare in meglio la Pubblica Amministrazione Italiana:

1. Parti dai bisogni dei cittadini
 2. Crea un’organizzazione snella
 3. Progetta partendo dai dati
 4. Dedica molta attenzione alla semplificazione
 5. Fai dei test. Poi fanne altri
 6. Questo metodo è adatto a tutti
 7. Studia il contesto
 8. Costruisci servizi digitali, non siti
 9. Sii coerente, non standardizzato
 10. Crea servizi trasparenti: funzionano meglio

Certo, sarebbe facile adottarli e renderli efficaci da subito ma, purtroppo, in Italia abbiamo un problema reale, ovvero la carenza di quelle Soft Skills necessarie al management pubblico per rendere immediatamente e facilmente attuabile la messa in esercizio di servizi digitali pubblici innovativi.

LA RICERCA DEL WORLD ECONOMIC FORUM

Su questo punto mi viene in aiuto un articolo/ricerca del World Economic Forum che sottolinea come far fronte alla quarta rivoluzione industriale e ai nuovi mestieri che stanno emergendo per renderla più efficace ed applicabile. Nell’articolo, il prof. David Deming dell’Università di Harvard, sostiene che Soft Skills come la condivisione e la negoziazione diventeranno cruciali. Aggiunge inoltre che le professionalità emergenti, dove le persone necessariamente dovranno cambiare spesso ruoli e progettualità, avranno bisogno di abilità sociali come ad esempio l’empatia e la collaborazione.

IL METODO DEL DESIGN THINKING

Proprio per questo tutto il percorso che abbiamo ideato in H-Farm si avvale del metodo del Design Thinking che mette al centro l’individuo (Human-Centered Design) e si avvale di metodi di progettazione visiva tipici proprio del design per integrare i bisogni delle persone, le opportunità tecnologiche e i requisiti necessari a un progetto di successo. Fra questi, ovviamente le Soft Skills appena citate.

Il Design Thinking riesce a coinvolgere attivamente i partecipanti e li rende capaci di trovare soluzioni condivise ed efficaci, mettendo sempre al centro i destinatari dei servizi o dei prodotti del progetto di trasformazione.

Già venerdì prossimo durante una due giorni immersiva i partecipanti potranno avvalersi dell’esperienza di Matteo Vignoli, che introdurrà proprio il Design Thinking applicato alla Pubblica Amministrazione.

I CASI DI PROGETTAZIONE PARTECIPATA

Fra i casi più significativi di progettazione partecipata, analizzeremo con Michele D’Alena, il progetto iperbole di Bologna mentre Ernesto Belisario illustrerà gli scenari più innovativi e attuali della Pubblica Amministrazione in ottica di Open Government e stimolerà i manager a confrontarsi su spunti di attività innovative e sulle sfide aperte per renderle davvero efficaci. Ferdinando Acerbi farà da trait d’union fra i manager e gli startupper che durante la due giorni proveranno a rendere più disruptive l’approccio ai processi e ai progetti tipici della PA con la loro creatività e immaginazione.

Questa è una fase del progetto a cui teniamo molto, perché siamo sicuri che l’energia, la capacità e perché no, la giovinezza delle startup possano diventare determinanti in ottica di ripensamento e nuovo approccio alla progettazione di servizi.

Un bel mix al quale si aggiungono gli interventi di scenario di Alessandro Mininno di Gummy, Mauro Minella di Microsoft e Francesca Quarantino di Manafactory. Direi quasi esplosivo, ma forse è l’unico modo che ci rimane per rendere le istituzioni pubbliche davvero più moderne ed efficienti.

SOFT SKILLS AL CENTRO

Mi piace ricordare il giorno nel quale, tornando un po’ depresso dalle riunioni romane sul Piano Nazionale Competenze Digitali dove avevo provato più volte a insistere sull’importanza di un progetto di ‘cantieri manageriali‘ che mettesse al centro le Soft Skills per l’eLeadership, presentai il progetto a Riccardo Donadon, CEO di H-Farm con la voglia e le determinazione di farlo diventare local, ovvero personalizzato per una realtà territoriale piuttosto che un vero e proprio progetto paese, vista appunto la lentezza decisionale e la titubanza romana.

Era presto, eravamo consapevoli entrambi che i tempi non erano maturi e il progetto intero necessitava di una revisione scientifica importante.

Con l’avvento del Prof. Carlo Carraro come Head of Education di H-Farm e la collaborazione scientifica di Alessandra Poggiani, abbiamo riaperto la partita e finalmente, dopo mesi di lavoro con i progettisti di H-Campus, siamo giunti a definire un pacchetto che con un po’ di orgoglio possiamo definire unico nel panorama nazionale sia per contenuti che per qualità della faculty.

Giovedì inizia un cammino speriamo lungo ma soprattutto denso di ottimismo, di speranza e di successi. La PA italiana ha bisogno che i manager superino la cultura dell’adempimento, che spesso li ha visti troppo distanti dalle evoluzioni della società, per obbligarli ad osservare le situazioni e le sfide a cui sono chiamati da punti di vista diversi, costringendoli ad avventurarsi per strade non battute, al fine di individuare soluzioni divergenti e più vicine al sentiment e alle esigenze dei cittadini.

GIANLUIGI COGO


Originally published at www.chefuturo.it on October 19, 2016.