Le peggiori case dove abbiamo vissuto a Parigi

In molti, tra redattori ed amici di Crossroads, siamo passati per almeno un periodo da Parigi. Abbiamo deciso quindi di lanciare un piccolo concorso, valutando con un pagellone le situazioni più comiche/tragiche/imbarazzanti/catastrofiche in cui ci è capitato di vivere. La gara è a perdere: vince chi totalizza il punteggio peggiore.
*I nomi dei partecipanti sono stati cambiati.

Priscilla, 29 anni

Coinquilini/vicini: voto 8. Nella peggiore casa in cui ho vissuto — e in cui ho scelto coscientemente di rimanere quasi 2 anni perché in fondo mi ero affezionata — con i coinquilini mi è sempre andata bene. Simpatici, napoletani che sapevano fare la pizza, ho imparato a memoria grazie a loro la maggior parte delle canzoni di Maria Nazionale. Senza contare che ogni volta che entravano i topi in casa accorrevano alle mie urla isteriche con la scopa in mano anche alle 3 di notte. La vicina era pazza e faceva i tarocchi, ma ne valeva la pena per i racconti che uscivano poi da quella casa.

Pulizia: voto 3. Non è che noi fossimo degli zozzoni, badate bene. Casa la pulivamo decentemente, il problema è che i muri erano marci a causa delle infiltrazioni d’acqua, cosa che portava l’intonaco del soffitto a cedere ogni giorno di più e che un giorno ci ha fatto trovare un bellissimo fungo sopra la cucina. Da misteriosi buchi che non abbiamo mai trovato, venivano a farci visita periodicamente degli spavaldi topi, che si divertivano a sbucarti da dietro la tazza del cesso mentre eri intento a fare pipì. Un horror praticamente.

Grandezza + clima: voto 4. Se una casa è piccola non è un problema, il fatto è che noi vivevamo in 4 in 50 metri quadri. La prima stanza che ho avuto in quella casa non era in realtà una stanza ma un letto buttato nel corridoio con dei buchi nel muro coperti con lo scotch per non far passare il freddo (che ovviamente arrivava tutto), mentre la seconda era una vera stanza di credo 6 o 7 metri quadri. Anch’essa ovviamente riportava l’immancabile scotch sul muro. Siccome quella casa era un ex bar non avevamo il tavolo, ma un bel bancone (che di notte era generalmente la pista di rally preferita dei topi), su cui potevamo mangiare comodamente appollaiati su degli sgabelli pericolanti. La situazione è migliorata quando il mio coinquilino trovò delle sedie nella mondezza e le portò su casa.

Quartiere: voto 10. Si lo so che perderò, ma io adoravo il XIX arrondissement, Laumiere, il Canal Saint Martin, il Leader Price e il fatto che arrivavo al Relais in 5 minuti di bicicletta. E poi in quel quartiere le lattine di birra costano molto meno che negli altri. Ma che dico, altro che 10. Voto 11.

Proprietario/a — costo: qui devo dare un voto 4, media tra proprietaria voto 0 (mai pervenuta) e costo 8. La proprietaria non ci ha mai filato per i lavori da fare in casa e non ha mai voluto bonificare quell’ambiente insalubre. Quando ce ne andammo dalla casa provò anche a chiedere 900 euro di chiusura del contratto a buffo, senza un motivo. Per il costo non posso lamentarmi però, perché era davvero basso: 375 euro per la mia stanza, e sarebbe stato ancora più basso se i topi si fossero degnati di pagare l’affitto una volta ogni tanto.

Media voto: 5,8

Andrea, 25 anni

La peggiore tra le case parigine che ho abitato è stata uno studentato, che sembrava uscito dritto dritto da una storia dell’orrore.

Coinquilini e vicini: Voto 4. Il mio vicino stava imparando a suonare la tromba, e si esercitava un’ora tutti i giorni. Siccome credo nella tolleranza e nella gentilezza, l’ho sempre accettato di buon grado e non mi sono mai lamentato del rumore. Non posso dire lo stesso di lui, che non tollerava suoni oltre la mezzanotte: se per caso alle 00.01 mi capitava di essere ancora su Skype con la mia ragazza (che vive in un’altra città), dall’altro alto del muro piovevano urla e bestemmie. Dopo un anno intero in cui queste urla sono state l’unica nostra forma di interazione, prima di partire per l’estate mi ha bussato e mi ha rivolto la parola per la prima volta: “Oh io questi francobolli li butto, li vorresti mica te?”.

Grandezza+clima: voto 5. Ok 12 metri quadri, ok d’estate era un forno. Però in inverno non si schiantava e non si doveva dormire con 6 coperte. Al limite della sufficienza.

Quartiere: Ci trovavamo di fronte alla Cité Universitaire [il principale campus di studentati parigini, ndr], ma senza farne parte amministrativamente. Questo ci faceva sentire un po’ i parenti poveri, anche perché non avevamo diritto a nessuna delle agevolazioni di cui godevano i residenti della Cité U e spesso non potevamo partecipare alle varie attività studentesche. Il resto del quartiere era un deserto. Voto 4, per la beffa.

Pulizia: Voto 1. Ho più volte visto l’addetto alla pulizia dei bagni comuni mettere i rotoli di carta igenica nuovi sul pavimento sporco e bagnato prima di sistemarla nel dispenser. Quando per due settimane l’intero studentato è stato invaso da una puzza insostenibile — al punto da tenere le finestre sempre aperte nel gennaio parigino — gli inservienti sonnacchiosamente ci dicevano che “la spiegazione più probabile è che un topo morto stia marcendo da qualche parte, tranquilli, passerà presto”.

Proprietario e costo: La camera era gratis, faceva parte della mia borsa di studio. Altrimenti perché sarei rimasto un anno in un posto del genere?

Media voto: 3,5

Alessia, 27 anni

Anche se un po’ me ne vergogno, uno dei miei film preferiti è da sempre Sabrina — la versione del 1954, quella con Audrey Hepburn e Humphrey Bogart. Quando ho trovato in affitto una piccola studette con vista sul Sacré Coeur, pensavo che quello che sognavo da quando avevo sei anni si sarebbe finalmente realizzato: proprio come Audrey Hepburn avrei vissuto a Montmartre, e nella mia casetta piccola ma confortevole avrei passato le ore a scrivere al mio tavolo o ad affacciarmi alla finestra avvolta in una vestaglia, guardando i romantici tetti di Parigi mentre qualcuno per strada avrebbe suonato La vie en rose.

Beh, non avevo fatto i conti con questo:

Cucincesso inviatoci dall’autrice

Diciamo che, ogni volta che dovevo lavarmi o mangiare, più che in Sabrina mi sembrava di vivere dentro Trainspotting.

Coinquilini e vicini: Non pervenuti. Voto 8, perché essere amico dei propri vicini è fantastico ma il rischio di trovare dei rompicoglioni è molto alto.

Grandezza e clima: voto 5. La casa era piccola (circa 18 mq), ma contando che a Parigi ci sono persone che vivono in 8 metri quadri non me la sento di dare un’insufficienza grave.

Quartiere: voto 6,5. La zona era multietnica, vivace, carina, e non troppo cara. Un po’ bobo e un po’ in culo rispetto a qualsiasi altro angolo di Parigi, ma non si può avere tutto dalla vita.

Proprietario e costo: costo nella media; come i vicini, proprietario non pervenuto. Voto 7, ma solo perché — fortunatamente — non mi si è rotto niente mentre ero lì.

Pulizia: Voto 3. Come fai a mangiare qualcosa con gusto sapendo che l’hai cucinato a meno di un metro dal cesso? Il lato positivo è che ho perso quei tre chili che proprio non volevano andare giù.

Media voto: 5,9

Marco, 28 anni

Coinquilini/vicini: voto 5. La peggior casa in cui ho vissuto è stata certamente il mio primo studentato. Ci ho vissuto due mesi. Vivevo in una singola di un torrione di 6 piani, dei miei vicini-compagni di piano colpiva l’assenza: la vita sociale di quel quarto piano della torre B era nulla, era difficile anche solo incontrarsi alle ore dei pasti nella cucina comune. E quei pochi incontri non è che fossero una gran festa. Di alcune stanze non ho mai capito se fossero vuote o abitate da personaggi sepolti là dentro.

Pulizia: voto 5. Media tra il 6 della mia stanza, nella norma per essere normalmente abitata da studenti, ed il 4 degli spazi comuni del piano.

Grandezza + clima: voto 4. La stanza non arrivava a dieci metri quadri. Torrida al limite dell’afoso ai primi di settembre. Gelida a causa degli spifferi tre settimane dopo con l’inizio dell’autunno parigino. Quella prima dimora mi ha fornito una formazione-lampo alle durezze della vita lontano dai miti climi mediterranei.

Quartiere: voto 4. Il quartiere di Montrouge è un quartiere medio-borghese tra i più mosci, subito a sud di Parigi. A peggiorare la situazione il fatto che all’epoca fosse relativamente mal collegato pur essendo vicino al centrocittà. Pochi mesi dopo la mia partenza (e grazie!) una nuova fermata della metro ha aperto a 300 metri da dove abitavo. Menzione speciale: di quel quartiere ricorderò comunque sempre l’enorme Monoprix dove ho acquistato la mia prima pentola francese in modo da cucinarmi una bella pastasciutta dopo quasi una settimana di astinenza. Conservo ancora con affetto quella pentola.

Proprietario/costo: voto 7. Ho avuto un colpo di fortuna come inizio: l’università che frequentavo mi aveva trovato questo posto in studentato già la prima settimana, ed il prezzo dopo la CAF [l’aiuto statale per gli affitti francese, nda] era sotto i 300 euro/mese, una pacchia per gli standard di Parigi.

Media voto: 5,2


Valentina, 26 anni

La peggiore casa in cui ho abitato a Parigi era un piccolo appartamento di 33mq che ho condiviso per qualche mese con un’altra ragazza. La casa aveva molti vantaggi, per Parigi: una cucina carina, un bagno bellissimo, una posizione centralissima. Aveva però tre grossi problemi:

  1. Una delle due camere era direttamente nell’ingresso
  2. Nel muro che separava le due camere c’era un enorme buco largo come una porta a doppia anta, coperto solo da una tenda e, parzialmente, da un pannello di compensato: in pratica, era come stare in doppia con una tenda a dividere la stanza a metà
  3. La proprietaria, un’anziana milionaria discendente dall’antica nobiltà belga. Affittava solo a stranieri perché “i francesi fanno un sacco di storie, agli stranieri invece va bene tutto”. Non ci ha mai dato le sue coordinate bancarie “perché coi bonifici non si sa mai”, e pretendeva l’affitto in contanti: ogni mese ci dava un appuntamento a cui si presentava, quando andava bene, con ore di ritardo — quando andava male invece ci dava buca dopo averci fatto aspettare per ore. Alla fine ha cercato di trattenerci la caparra intera per problemi che, evidentemente, la casa aveva già prima del nostro ingresso.

Coinquilini: La vita con la mia coinquilina è diventata presto un inferno, e la nostra convivenza è finita — letteralmente — a botte. C’è da dire che, in una casa del genere, il rischio che succedesse era stellare con chiunque — come i polli di Renzo, avremmo dovuto coalizzarci contro la proprietaria invece che l’una contro l’altra. Le dò un 5 sperando che, se leggerà questo articolo, lo interpreti come un ramo d’ulivo.

Pulizia: voto: 5,5. Questa sezione, devo dire, potrebbe quasi guadagnarsi la sufficienza. La nostra dirimpettaia aveva i topi, ma noi non abbiamo mai avuto prove della loro presenza in casa nostra. Un’unica volta, una notte che non ero esattamente sobria, credo di averne visto uno attraversare il bagno mentre mi lavavo i denti. Al mattino nessuna traccia. Non saprò mai se è accaduto davvero.

Grandezza e clima: voto 4. La grandezza sarebbe anche stata ok, se le camere fossero state divise da un muro. Nella casa non c’era riscaldamento, le inquiline precedenti dormivano con il piumino d’oca addosso. Io però ci ho abitato solo da marzo a fine estate, quindi me la sono cavata con molte coperte.

Quartiere: voto 8. Il quartiere era uno dei più belli di Parigi, ed era a un minuto dal lavoro.

Proprietario/costo: Vedi sopra, voto 2. Spero che esista un girone dell’inferno apposta per i proprietari di casa milionari che si arricchiscono alle spalle degli Erasmus stranieri e squattrinati.

Media voto: 4,9

La vittoria, per distacco, va dunque ad Andrea. Riportiamo la classifica completa, con la consapevolezza che si tratta solo di un primo girone di quello che potrebbe diventare un campionato mondiale del disagio.

Andrea — 3,5
Valentina — 4,9
Marco — 5,2
Priscilla — 5,8
Alessia — 5,9
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