Guida completa alle ICO — Initial Coin Offering

Riccardo Dinale
Jan 13, 2018 · 10 min read
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  • Dichiarazione di registrazione: da qualche giorno a qualche settimana.
  • Verifica dell’ente di riferimento (es. SEC): l’ente effettua una verifica e espone le proprie domande all’impresa, la quale deve rispondere esaurientemente e attendere il giudizio finale. Totale? Ottimisticamente, 60–120 giorni.
  • Verifica dello stock exchange: similmente, è una verifica interattiva che può richiedere fino a 3 mesi.

Come funziona

Una startup vende, o teorizza, un prodotto o servizio basato su blockchain.
Successivamente, crea una criptovaluta, definita token, per gestire tutte le funzionalità della piattaforma.
L’ICO è il mezzo per distribuire questi token al grande pubblico.

  1. Investimento minimo: 15 ETH, cioè Ether, la criptovaluta della piattaforma Ethereum (in totale, circa $20.000 al momento). Non temere, molte ICO hanno requisiti minimi di gran lunga inferiori.
  2. Bonus: tra le ICO, il bonus decrescente è una pratica molto comune. Essenzialmente, per premiare i primi investitori, cioè quelli che si assumono il maggior rischio, l’azienda conferisce un bonus sul tasso di scambio prestabilito. Nello screenshot, il bonus nella prima settimana è un cospicuo 35%, per poi diminuire progressivamente fino ad azzerarsi. Discuteremo più a fondo quanto sia importante capire la struttura del bonus nella prossima sezione.
  3. Cambio: 15 ETH conferiscono 10.125 PYP, il token di PayPro, incluso il bonus. Tenendo in conto che 15 ETH = ca. $20.000, capiamo che un PYP è valutato a circa $1.98 durante la prima settimana. E’ critico capire la valutazione di acquisto dei propri token per calcolare l’eventuale profitto in fase di vendita.
  4. Registrazione: dulcis in fundo, la maggioranza delle ICO permette di investire soltanto dopo l’avvenuta registrazione nella whitelist.
    Questo step è richiesto per conoscere i propri clienti e ridurre il rischio di riciclaggio di denaro — tecnicamente Know-Your-Customer & Anti-Money Laundering (KYC & AML).
Periodo e relativo bonus dell’ICO PayPro

ICO: in quali investire e come valutarle?

Le truffe si sono moltiplicate nella nicchia delle ICO, e il motivo è presto detto: nel 2017, sono state finanziate Offerings per $3.7 miliardi.

1. White Paper

Con questo termine si intende un rapporto dettagliato e ufficiale da parte della compagnia sul funzionamento del prodotto o servizio. E’ un documento prettamente tecnico, e non dovrebbe contenere materiale promozionale o marketing. Un’ICO professionale non è soltanto sostenuta da un white paper esaustivo, ma provvede anche a renderlo immediatamente disponibile ai potenziali investitori interessati.
PayPro contiene un link al documento sulla home page. Un buon inizio.

2. Whitelist

Sì, evidentemente il white piace. Tornando a noi, è una lista contenente la registrazione ufficiale di tutti gli investitori interessati. Perchè è un ottimo segnale? Di fatto, un’ICO deve e dovrebbe rispettare i principi di KYC-AML, in modo da rendere le operazioni il più trasparenti possibile.

3. Bonus

Riprendo il discorso. Il ruolo del bonus è di ricompensare i primi investitori per il maggior rischio assunto, e necessita quindi di un delicatissimo bilanciamento.
Supponiamo di voler ricompensare i nostri primi finanziatori con un bonus del 50% rispetto al cambio riservato agli ultimi arrivati.
Non appena il token raggiunge gli exchange, i primi vedranno dei margini maggiori (grazie allo sconto iniziale) e saranno più tentati di vendere in massa per dei facili profitti. Questo meccanismo crea una forte pressione al ribasso sul prezzo (offerta > domanda), danneggiando così gli investitori successivi.
Il prezzo sul lungo termine potrebbe non risentirne, ma è importante tenere in conto quest’importante fattore.

4. Limiti di finanziamento e distribuzione dei token

In un IPO, l’azienda ovviamente si assegna una valutazione sul mercato. Ma in un ICO? Qui entra in gioco l’hard cap, o il limite al finanziamento.
Un progetto valido è in grado di valutare i fondi necessari e di conseguenza fissare un limite massimo agli investimenti. Questo garantisce una minore capitalizzazione e, potenzialmente, moltiplicatori migliori una volta approdato sul mercato.
Similmente, l’azienda deve dimostrare le ragioni dietro la distribuzione dei token.
Spesso infatti, l’impresa non vende l’intera fornitura, preferendo tenersi delle quote per spese operative, di sviluppo, marketing, e così via.
Non esiste nessuna formula matematica, ma maggiore la fetta rimasta all’azienda, e più alto il rischio di un’exit strategy poco trasparente.
Come si inserisce PayPro? Nè il limite, nè la distribuzione sono dichiarati nella home page. Ecco lo screenshot direttamente dal whitepaper:

5. Team

Mai, mai, mai sottovalutare questa componente.
Un team anonimo non è necessariamente garanzia di truffa, ma sicuramente è in grado di aumentare il rischio dell’investimento di svariati ordini di grandezza.
Perfino nel caso opposto, i profili possono essere inventati ad hoc ed è quindi importante prestare attenzione.
Ricordiamoci che si parla di giri di affari milionari con transazioni tendenzialmente irreversibili.
In pratica, deve essere possibile consultare ogni singolo membro del team sul sito ufficiale dell’azienda/ICO, preferibilmente completo di link a LinkedIn, Medium, Twitter, ecc.
PayPro non fa eccezione, e riserva una sezione ai 6 componenti del team.

6. Roadmap

Un buon progetto si distingue per l’attenta pianificazione e la chiarezza di visione.
La roadmap ufficiale serve a capire obiettivi, tempistiche, stato del prodotto, implementazioni future, ed è quindi critica per comprendere a pieno la portata e la professionalità del progetto.
PayPro è più che trasparente: non solo descrive gli obiettivi futuri, ma anche i precedenti.

7. Comunità

Ogni progetto che si rispetti deve avere dei canali di comunicazione e confronto con l’utente finale. I più utilizzati sono:

8. Codice GitHub

Per i più esperti.

E in futuro?

Difficile dire con esattezza cosa succederà alle ICO.
Sappiamo una sola cosa per certo: il fundraising tramite emissione di token su blockchain specializzate è una rivoluzione.
Le ICO permettono una liquidità facile e senza intermediari, con il potenziale di sostituire in futuro le classiche IPO.
Tutto dipende dagli enti statali e da come verrà regolamentato l’intero processo.
Personalmente, credo che il giorno in cui vedremo aziende sostituire le classiche azioni con emissioni di token completi di diritti di voto e dividendi sia molto vicino.

“Quindi, qual è il trucco?”

Il trucco? Non esiste. Ho solo un consiglio: studia, studia, studia.





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Riccardo Dinale

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