Bitcoin e criptovalute: devo pagare le tasse?

Insieme di norme e regole fiscali che è bene conoscere per operare con le criptovalute.

Cryptosociety
Feb 13, 2018 · 3 min read

Attraverso le dichiarazioni dell’agenzia delle entrate e di esperti del settore fiscale cercheremo di capire a quali regole e normative fare riferimento per operare con le criptovalute in una legislazione, come quella Italiana, dove non esistono ancora leggi ad hoc.

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Partiamo da un presupposto: Ad oggi, in Italia, non esiste una legge che disciplini in maniera univoca le tassazioni sui guadagni derivati dall’operare con bitcoin o con altre criptovalute. Sembra strano, in un paese ricco di norme e leggi, ma è proprio così. Per questo motivo riportiamo dichiarazioni e risoluzioni che si possono facilmente trovare sul web informandosi sull’argomento.

QUINDI? COSA DOVREMMO FARE NOI PERSONE FISICHE?

L’unico modo per evitare spiacevoli sorprese, è quello di tenersi il più possibile aggiornati seguendo scrupolosamente ciò che viene dichiarato dall’agenzia delle entrate che, ad esempio, si è “recentemente” espressa con la risoluzione n 72/E del 2 settembre 2016 dove si intuisce che le persone fisiche che utilizzano bitcoin (e criptovalute) al di fuori dell’attività di impresa non possono essere tassate perchè manca la finalità speculativa.

Eh si, proprio così, manca la finalità speculativa in quanto secondo l’agenzia delle entrate, lo scambio di criptovalute con euro è assimilabile al cambio valute di qualsiasi altra valuta corrente emessa da una banca centrale (Dollaro, Yen, Sterlina etc.). Quindi lo scambio in sè non può essere tassato, ma viene tassata l’eventuale plusvalenza (differenza ottenuta tra il prezzo di acquisto e quello di vendita).

A tal proposito quindi, il fine speculativo scatta nel momento in cui le plusvalenze superano la somma di 51.645 euro nell’arco di 7 giorni. In questo scenario la tassazione è assimilabile a quella dei mercati FOREX (mercato globale di scambio valute ndr) e cioè del 26% sulla plusvalenza.

E LE AZIENDE CHE VOGLIONO OPERARE CON BITCOIN?

Sempre considerando la risoluzione n 72/E del 2 settembre 2016 che di fatto è una risposta di AE alla domanda posta proprio da una azienda, sappiamo che anche per le aziende le criptomonete sono assimilabili alle valute estere. Pertanto non c’è l’obbligo di dichiarare quante se ne posseggono, ma bisogna dichiarare tutte le operazioni effettuate, e l’eventuale plusvalenza ricavata dalla loro vendita.

L’ Agenzia delle entrate riconosce che le società che operano con criptovalute, come tutte le altre società, possono essere soggette a guadagni o perdite, da dichiarare nel bilancio, e in caso di plusvalenza, saranno quindi tenute a pagarvi le tasse.

BE’ SEMBRA TUTTO CHIARO E VANTAGGIOSO, QUAL’E’ L’INGHIPPO?

Per come l’abbiamo spiegata quindi, sembra quasi tutto chiaro, possibile? in effetti no! Esperti del settore finanziario ci fanno notare qualche elemento contrastante, il primo è che l’Europa e la banca centrale europea (BCE) assimilano le criptovalute a dei metodi di pagamento e NON ad altre valute estere, in totale disaccordo quindi con quanto affermato dall’agenzia delle entrate.

Inoltre nella compilazione del Modello Unico PF, con cui una persona fisica dichiara i propri redditi, bisognerebbe indicare investimenti esteri che producono reddito in Italia. Si rende quindi indispensabile capire quanto e in che maniera le nostre criptomonete sono conservate all’estero, pensando alla sede legale delle aziende di Exchange e portafogli personali.

MA LE TRANSAZIONI SONO ANONIME! COME FA LO STATO A CONTROLLARMI?

Bisognerebbe scendere nello specifico della tecnologia blockchain per dare una spiegazione esaustiva a questa domanda, ma cerchiamo di essere semplici e pratici.

Una criptovaluta lascia una traccia che è evidente e lo sarà per sempre in quanto scritta in maniera identica su numerosi “server” della rete. Ogni transazione è scritta in maniera immodificabile e si riferisce ad un “alias” dell’utente che la esegue. Per rintracciare un soggetto bisogna capire a chi appartiene questo alias, e le tecnologie investigative hanno già dimostrato di poterlo fare con successo.

IL NOSTRO CONSIGLIO

E’ bene tornare a precisare che in questo articolo vengono riportate dichiarazioni e risoluzioni che si possono trovare sul web, interviste di esperti del settore e di addetti ai lavori, ma nulla di ufficiale e legislativamente vincolante.

Alla luce di questo se siete dei privati, e ancora di più nel caso siate un azienda operante in questo nuovo mercato, il nostro consiglio è quello di rivolgersi a professionisti del settore in modo da essere guidati da mani esperte.

Consigliamo inoltre di mantenersi informati ed aggiornati sulle future dichiarazioni e normative che inevitabilmente verrano introdotte per regolarizzare il settore.

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