Come puoi vivere una vita straordinaria

(disattivando il pilota automatico)

Ti svegli, caffè e via.

Un’altra giornata, un altro giro di giostra.

Da quand’è che la vita è tutta uguale?

Nemmeno lo ricordi.

Spendi le tue giornate a regalare pezzi d’anima in giro. Al tuo capo, al tuo professore, alla società, al fisco, alla tua nazione.

Tutti ti dicono che passerà. Lascia correre, dai tempo al tempo e arriveranno momenti migliori.

Intanto però la vita scorre, i sogni rimangono chiusi nel cassetto e tutto si appiattisce.

Poi, ad un certo punto, avviene il suicidio della consapevolezza.
I desideri scompaiono, l’umanità sparisce e la mente umana mette il pilota automatico.

Sei fottuto.

Questo è il momento in cui si smette di avere vita propria.

Mettere il pilota automatico significa vivere d’inerzia e perdere il controllo della propria vita.

Ricordi ancora qualcosa di quando eri bambino?

Tutto era incredibilmente meraviglioso!

Gli alberi non erano solo alberi e il verde non era un semplice verde.
Il sorriso dei tuoi genitori non era un semplice sorriso e il calore di un abbraccio non era banale formalità.

Potevi addirittura concederti il lusso di chiederti quale fosse il tuo colore preferito, mentre oggi il mondo lo vedi in bianco e nero.

Ogni oggetto, ogni situazione era un pretesto per osservare con curiosità. Ogni scoperta era una nuova emozione ed ogni emozione era pura crescita esperienziale.

Così fan tutti? Assolutamente no.

Non credere che tutte le persone— prima o poi — siano predestinate a mettere il pilota automatico.

Se Leonardo da Vinci avesse messo il pilota automatico probabilmente non avrebbe segnato la storia con le sue scoperte. Probabilmente non si sarebbe dedicato all’anatomia umana, tantomeno ai venti, alla possibilità di volare, alla pittura e alla scienza.

Allo stesso modo se quella di Newton fosse stata una semplice mela non avrebbe mai dettato le leggi della meccanica classica.

Tutte le persone che hanno fatto cose straordinarie non hanno mai perso la capacità di vedere il mondo con gli occhi di un bambino.

Lascia che te lo dica, mettere il pilota automatico — dal punto di vista emotivo — è estremamente pericoloso, proprio come lo sarebbe dover vivere senza una gamba o diventare improvvisamente ciechi.

Per la nostra coscienza è come se facessimo click sul tasto FFW di un vecchio videoregistratore: la nostra vita inizia ad avvolgersi velocemente per arrivare al futuro il prima possibile.

Il futuro al quale si desidera arrivare è un punto di svolta, un punto in cui la noia si dissolve, un punto in cui la coscienza possa riprendere il controllo sulla nostra vita.

Durante questa fase di veloce avvolgimento i dettagli spariscono: si smette di vedere a colori, il mondo diviene piatto, i momenti diventano sacrificabili e la realtà perde di senso.

Si smette pure di dare importanza ai sorrisi dei propri cari, sempre che non si perda la capacità di notarli.

Quante cose che ci perdiamo vivendo ad occhi chiusi con la mascella serrata!

Il pilota automatico fa si che sogni e desideri svaniscano: la nostra coscienza preferisce sopprimerli piuttosto che convivere con la consapevolezza di non poterli realizzare.

Sogni, traguardi, progetti e ambizioni vengono incatenati e nascosti nelle profondità dell’anima, in attesa di tempi migliori. Il pulsante FFW viene tenuto premuto per anni, ma poi il punto di svolta non arriva mai.

Del resto, come potrebbe arrivare?

Si, dico, come diavolo potrebbe arrivare se siamo troppo impegnati a vivere con gli occhi chiusi, orientati alle nostre fatiche, concentrati sui nostri drammi, senza la capacità di cambiare le cose?

Anche se la fortuna ci passasse davanti saremmo totalmente incapaci di vederla!


Fino a quando è troppo tardi

Troppo spesso le persone tolgono la presa dal pulsante FFW quando ormai è troppo tardi.

Quando si arriva all’anzianità, per esempio, è normale rallentare. La vita si fa più tranquilla, il tempo torna a far parte delle nostre risorse e improvvisamente si riscopre quella curiosità ormai persa da troppo tempo.

La verità però è che non si può aspettare di essere anziani per viaggiare e scoprire lo straordinario pianeta in cui viviamo: mancano le energie, la forza e il coraggio per poter godere dei piaceri della vita.


La crisi

Si parla tanto di crisi, ma personalmente preferisco parlare di cambiamento.

Il cambiamento dei giorni nostri è un cambiamento che fa paura a tutti, soprattutto a coloro che in passato si sono agiati e adattati a prendere ordini dall’alto, dallo stesso mercato che ci si rivolta contro.

Proprio così, perché quando si mette il pilota automatico si smette di innovare e di prestare attenzione, è come entrare in un tunnel senza ritorno.

Molte persone cominciano un lavoro da dipendente promettendo a se stessi di farlo solamente per qualche tempo, giusto per risparmiare un po’ di soldi da dedicare ai propri progetti futuri.

Ma poi?

Poi non si trova più il coraggio per lasciare e riprendersi la propria vita.

Le ambizioni diventano miraggi, i progetti si fanno sogni e — infine — si perde il controllo sul proprio futuro.

Lavorare per qualcun altro significa cedere il controllo, e cedere il controllo può essere molto pericoloso, soprattutto se chi lo esercita non sa adattarsi al cambiamento.

Il nostro paese non è mai stato un luogo di cambiamento, sicuramente non sino ad oggi, ma non è vero che la crisi è un male, almeno non lo è per tutti.

Ci sono decine di migliaia di persone nel mondo che in questo stesso momento hanno trovato fortuna.

Si tratta di ragazzi, uomini e donne, ma anche famiglie che sono riuscite ad avere successo con la loro attività o il loro lavoro. Molte di queste persone devono i loro traguardi al cambiamento, allo stesso cambiamento da cui si è originata la crisi dei giorni nostri.

Perché ricordiamocelo, la crisi non è solamente finanziaria. Ci troviamo di fronte ad una crisi chimerica che agisce su valori, paradigmi e abitudini di quello che è il mondo moderno.

Il mondo era moderno ieri e lo sarà domani, il cambiamento è continuo e chi mette il pilota automatico non sarà mai capace di seguirlo.

Imparare a seguire le evoluzioni e le rivoluzioni umane significa appropriarsi delle capacità necessarie per seguire il cambiamento.


A vent’anni.

Vedo troppi coetanei che annaspano nell’incertezza. Si crogiolano nell’auto-commiserazione e nell’idea che questa crisi sia una scusa per evitare di pensare al futuro.

Le passioni e gli interessi personali sono divenuti motivi di vergogna, pretesti per essere allontanati dal gregge del proprio paese.

Se sogni sei lunatico, se agisci sei un pazzo. Le micro-realtà paesane d’Italia creano dogmi psicologici capaci di uccidere la creatività di ogni ragazzo.

Si ha paura a pensare troppo forte, ad alzare la voce, quasi fosse una mancanza di rispetto verso chi non ha idee.


A questi coetanei vorrei dire alcune cose.

Smettete di sacrificarvi per iniziare a vivere domani, soprattutto se vedete che il domani non arriva mai.

Non c’è niente di più stupido che svegliarsi la mattina e continuare a fare le stesse cose aspettandosi risultati diversi.

La nostra vita è il risultato di più vettori ed ogni vettore è una freccia che ci spinge in una diversa direzione.

Una buona abitudine è imparare ad eliminare tutti quei vettori che ci portano verso l’infelicità e alimentare quelli che ci portano verso una crescita.

Per farlo bisogna imparare ad essere coscienti ed auto-critici: occorre osservare le proprie azioni, spegnere il pilota automatico e mantenere gli occhi aperti.

Non aspettate la fine dell’università e l’inizio della vostra carriera lavorativa per realizzare i vostri progetti di vita, sarà troppo tardi.

Se volete scappare all’estero fatelo. I drammi di questo paese non vi appartengono, non siamo stati noi la causa di questa crisi!

Partite domani, il resto verrà da sé.

Non aspettate di regalare la vostra vita e il vostro tempo ad altri, il momento di agire è ora.

Non perdete le vostre giornate nel dolce far nulla semplicemente perché nessuno vi dice cosa fare.

Non mettete il pilota automatico, né a vent’anni, né mai.

Dario Vignali


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