L’unica riforma che deve fare il Pd ma che nessuno avrà il coraggio di fare

Cambiare lievemente il regolamento del Senato potrebbe sbloccare la politica italiana per i prossimi anni

A quanto pare, il sistema politico italiano che uscirà dalle prossime elezioni sarà bloccato. Nessuna maggioranza sarà possibile a meno di coalizioni e, ad occhio e croce, i partiti con un po’ di potere di coalizione non hanno nessuna intenzione di dialogare gli uni con gli altri per stabilire chi andrà a Palazzo Chigi. Per cui, in presenza di una maggioranza relativa, che si fa? La risposta più sensata sarebbe “governo di minoranza”.

Di cosa sto parlando? Di un governo espressione di un partito (o di una coalizione ) che nella camera dove viene votata la fiducia (all'estero è solo la camera bassa) ottiene la fiducia dalla maggioranza relativa dei parlamentari e poi contratta di volta in volta la maggioranza sui singoli provvedimenti. Non è una violazione della democrazia: in Portogallo il governo socialista che si è insediato l’anno scorso tira a campare esattamente così.

Questa cosa in Italia non si può fare. Il primo problema è che abbiamo è che la fiducia viene data da entrambe le camere. Il secondo è che le due camere computano in modo diverso gli astenuti. Per cui, per quanto a Montecitorio gli astenuti non vengono considerati ai fini della maggioranza, a Palazzo Madama le astensioni equivalgono a un “no”. Questa incoerenza di fondo lascia stupefatti gli esperti italiani di diritto parlamentare . Entrambi i regolamenti, infatti, sono costituzionalmente fondati. Però, il dramma è che sono impermeabili a ogni tentativo di riforma.

Per quanto permettere i governi di minoranza nel nostro Parlamento potrebbe essere una buona idea, la formula presenta dei gravi problemi. Il primo è che costringe le forze parlamentari a dialogare e a trovare in senso cooperativo delle soluzioni che rischiano di essere impopolari. E’ esattamente quello che è accaduto in Spagna, dove sono stati per un’era geologica senza governo perché non riuscivano a trovare un nome su cui le forze politiche potessero convergere.

La seconda controindicazione è che un governo di minoranza rischia di togliere potere ai piccoli partiti. Per esempio, se il Pd dovesse ottenere una maggioranza relativa al Senato, Forza Italia potrebbe astenersi rendendo inutile il probabile “no” di Sinistra Italiana. Certo, però, questo scenario evidenzia un’altra questione da non sottovalutare.

La vita di un governo di minoranza non è un pic-nic. Anzi, è un vero e proprio inferno. Richiede molte trattative, buon senso, geometrie variabili e un livello di legittimazione dell’avversario che in Italia non abbiamo. Però, a questo punto, dobbiamo scegliere: è meglio un sistema parlamentare proporzionale che funziona o un sistema proporzionale disfunzionale? Io preferisco la prima alternativa. Temo non sia una scelta molto diffusa.