L’irresistibile ascesa della craft beer

Nello spazio Micromalto, Cibus 2016 ospita i birrifici artigianali italiani, fautori di una rivoluzione che scuote il mercato e ci restituisce un prodotto completamente differente, tra localismi, sperimentazioni e un’immagine inedita
L’Italia sta diventando una nazione brassicola. Senza perdere il suo ruolo storico di realtà vinicola, affermata e con un’eccellenza riconosciuta in tutto il pianeta, anche da noi il fenomeno delle “craft beer”, le birre artigianali sta cambiando pelle al mercato e al modo di consumare la bevanda con la schiuma. Per carità, nessuno stravolgimento improvviso: il consumo pro capite di birra in Italia rimane lontano dalla media europea di 73 litri pro capite (da noi sono stabili a 29 litri pro capite/anno) e le birre artigianali raggiungono oggi una quota di circa il 3% del mercato nel suo complesso. Ma gli oltre 1.000 birrifici artigianali sorti nel giro di un decennio dalle Alpi alla Sicilia, le centinaia di manifestazioni dedicate e lo sbarco di questi prodotti su canali distributivi mainstream, sono i segnali di un cambiamento profondo. Che sta portando l’Italia fuori dalla canonica tripartizione “chiara, scura e rossa” che ha caratterizzato l’approccio tricolore alla birra e sta esplorando tutte le possibili sfaccettature di questo universo ancora poco conosciuto, ma che sta attraendo schiere sempre più numerose di beer lovers.
Sempre più cool
Gli effetti di questo fenomeno sono evidenti e coinvolgono tutti gli aspetti del prodotto birra e dei suoi consumatori: tra questi ultimi, infatti, si vede un allargamento della base di chi beve birra. Il prototipo del giovane maschio, un po’ rozzo e con un livello socioeconomico medio basso, lascia il campo a una schiera più ampia, che coinvolge anche il pubblico femminile e le fasce sociali più evolute, tutte conquistate dalla grande duttilità della birra artigianale e dalle sue infinite aromatizzazioni e interpretazioni. L’uscita della birra artigianale dal pub e il suo approdo nella ristorazione, anche di rango, e nel modern retail, sono altri effetti di questo trend, così come il definitivo abbandono di un’immagine storicamente legata a un immaginario mitteleuropeo/alpino. Oggi la craft beer si è appropriata di tutti i codici comunicativi contemporanei, dallo street style a mondi più raffinati, senza perdere di vista un approccio easy e scanzonato, tipico del prodotto e, anche, fattore chiave del suo successo, in tempi di sofisticazione, di decanter, calici e candele, tanto per mantenere un parallelismo con il vino.

Artigianale se non pastorizzata
Ma cosa distingue una birra artigianale da una birra industriale? Non esiste ancora una definizione ufficiale di birra artigianale, ma questo vuoto legislativo vuole essere colmato da un emendamento presentato alla commissione agricoltura della Camera, che introduce alcuni paletti. In primis riguardo alle dimensioni delle strutture (produzione non superiore ai 200mila ettolitri), all’assenza di microfiltrazione e pastorizzazione della birra, tipici dell’industria, e l’indipendenza legale ed economica del birrificio stesso. Una definizione che introduce un concetto importante: la birra artigianale deve essere viva e mantenere anche un suo carattere mutevole e, se possibile, in evoluzione, del tutto assente nei prodotti industriali. Perché se il vino è differente, annata dopo annata, anche la birra, che pure non aspetta i ritmi lunghi della Natura, cotta dopo cotta deve svelare la sensibilità del mastro birraio.
Creatività italiana al Cibus
“Noi non abbiamo un editto di purezza come in Germania — dichiara Luca Grandi, patron di Birra Nostra, società di promozione di cultura birraria, e uno dei pionieri della birra artigianale in Italia- nemmeno stili codificati cui fare riferimento come accade in Gran Bretagna. La birra artigianale italiana si caratterizza per la nostra innata creatività, che ha portato i birrai di casa nostra a sperimentare ricette, stili, uso di ingredienti inconsueti, contaminazioni con il mondo del vino e abbinamenti con la nostra cucina molto interessanti”. Così la birra artigianale italiana si è appropriata di concetti come il km0, il biologico, ha visto maturazioni in botte affini al passaggio in barrique per il vino, birre brassate con zucca, castagne, aromatizzate al caffè, allo zafferano, alla mela, al radicchio, al peperoncino. Ad alto tenore alcolico, fortemente luppolate, affumicate. Un panorama vastissimo, che ha permesso agli artigiani della birra di casa nostra di andare a vincere premi in tutti i concorsi birrai internazionali, davanti ai mostri sacri tedeschi, inglesi e belgi e di fare parlare di birra artigianale italiana in tutto il mondo. Cibus 2016, con lo spazio Micromalto, darà visibilità a questa moltitudine di produttori artigianali di birra provenienti da tutt’Italia e permetterà ai visitatori di accrescere la propria cultura birraria attraverso workshop, laboratori e, perché no, degustazioni attraverso cui fare il giro della nuova Italia birraria.
