Da Tortona ad Hannover: storia di un’azienda 4.0

Mi guardo indietro e ripenso a questo 2016, un anno di esperimenti, un anno di confronto diretto con due mondi, quello della manifattura e quello dell’innovazione.

Industria 4.0 è una sigla di quelle che ho raccontato ovunque, a scuola, in università, alle startup, alle PMI, ai tassisti e agli amici che curiosi mi chiedevano di cosa mi stessi occupando con tanto impegno e tanta tenacia.

A 25 anni e dopo una laurea in ingegneria informatica parlo quotidianamente di startup, bit e innovazione digitale, ma le PMI che sono il 95% del nostro tessuto produttivo erano fino a qualche mese fa un realtà lontana e poco conosciuta. Se parli di futuro della manifattura non puoi in realtà fare a meno di confrontarti proprio con queste realtà e soprattutto con le persone uniche, gli imprenditori, che ci mettono la faccia e lontani da riflettori dell’innovazione ogni giorno si alzano e guidano 5, 10, 20, 50 persone con le loro famiglie e i loro obiettivi.

Questa è l’Italia che oggi vi voglio raccontare e lo faccio con la testimonianza di Massimo Agrati, titolare di Dimac Srl, la sua è una storia di innovazione che parte da Tortona con un viaggio in camper, A/R, in direzione Hannover.

Genius

Quella di Genius e del viaggio ad Hannover è una delle prime cose che Massimo mi ha raccontato quando ci siamo visti per un incontro su innovazione e PMI che presto si è trasformato in una chiacchierata di tre ore.

Negli anni 90 la Dimac Srl, società che oggi si occupa di controlli su fasteners come viti e bulloni, non esisteva ancora, Massimo aveva un’azienda però, specializzata nella costruzione di macchine per l’automazione industriale. Ogni anno, in occasione della consueta fiera ad Hannover dedicata alle aziende del suo settore faceva due giri per portare in camper tutti i dipendenti all’evento, e durante questi lunghi viaggi si parlava di tutto: macchine, storie d’amore andate male, competitors e anche nuove idee.

Tra queste c’è Genius, prima macchina CNC con un’interfaccia a icone completamente touch, come quella dello smartphone che usate tutti i giorni. Sono gli anni 90, eppure le idee innovative che vengono messe in campo dall’azienda sono molte: macchine con controlli a riconoscimento vocale o robot in grado di operare nello spazio in totale libertà e che venivano programmati semplicemente con un joystick, senza alcun istruzione macchina.

Un’idea semplice e proprio per questo facile da utilizzare, soprattutto dai giovani che entravano in quel momenti in azienda, ma che da lì a poco tempo verrà copiata dai ben più grandi e strutturati competitor tedeschi decretando anche l’inizio delle difficoltà per l’azienda di Massimo.

“Questo definisce l’imprenditore e l’imprenditorialità — l’imprenditore cerca sempre di cambiare, reagisce al cambiamento, e lo sfrutta come un’opportunità” — Peter Drucker

Una sfida, giorno per giorno

Oggi Massimo guida la Dimac, più di tutto del suo racconto mi hanno colpito due elementi, il numero di sfide che ogni giorno un imprenditore deve affrontare ed il suo rapporto con la tecnologia e l’innovazione.

Essere imprenditori in Italia é una sfida, arriva questo periodo dell’anno in cui ti devi fare i conti in tasca e vedi molti dei tuoi utili che se ne vanno in tasse. Dimac opera nel settore automotive: viti, bulloni e qualsiasi tipo di fastener controllato deve essere semplicemente perfetto, al 100%, su milioni di pezzi non sono permessi errori, non quando ci sono vite di altre persone in ballo.

Tante aziende comprano utilizzano i macchinari della Dimac e si devono spesso confrontare con i grandi produttori di automobili, sempre attenti al profitto. Quest’ultimi sono una necessità come clienti, e al tempo stesso un grande problema per tante aziende che si ritrovano a combattere ad armi impari con chi detta regole: l’ufficio acquisti.

Un’azienda, mi racconta Massimo, è stata costretta a noleggiare un elicottero per portare due lotti di viti ad un produttore di auto, i tempi erano stretti e per la grande azienda il risparmio sui costi di magazzino è quasi maniacale.

É una sfida stancante, giorno dopo giorno le PMI in Italia corrono una maratona che sembra non finire mai.

E poi c’è l’estero, il mercato europeo che rappresenta un punto di approdo importante per chi vuole crescere. Un mercato dove, mi dice Massimo, “lavoro meglio perché non esiste la mannaia dei pagamenti che abbiamo in Italia, lì quando la macchina esce dallo stabilimento per la consegna al cliente finale mi hanno già pagato il 90% del suo valore. Nessuno contesta, queste sono le regole in Europa.”

Eppure in Europa siamo sempre italiani, e dunque devi sfidare miti e stereotipi sull’imprenditore medio italiano.

Tra tutte queste sfide diventa dunque difficile per le piccole imprese finanziarsi: crisi di governo, manovre mancate o incomplete, difficoltà nei pagamenti, siamo il paese delle incertezze.

Una lezione da Imprenditori

Di questo bellissimo confronto e dei progetti che spero seguiranno mi rimarrà non solo un quadro dettagliato, un’impressione ed un punto di vista da insider nell’impresa Made in Italy, ma soprattutto una stima ed un’ammirazione per chi non abbassa la testa, è una lezione di vita prima ancora che di impresa.

Perché non ha senso metterci sullo stesso piano delle migliaia di aziende in tutto il mondo, non è una sfida che possiamo vincere quella, la sfida che ci compete è quella della qualità, tecnologia, innovazione e ricerca.

Per questo Massimo mi ha dedicato del tempo e lo fa con startup, altre aziende e centri di ricerca che possano dare alla sua azienda quell’innovazione aperta di cui c’è bisogno.

“Io non vengo qua a vendere una macchina, se volete comprare da me una macchina io non ve la vendo, se volete comprare la mia macchina, una collaborazione e tutta la gente che ci lavora dietro e la mia ditta allora sì.

Ma se venite qua per comprare una macchina compratela pure dagli altri e non c’è problema, perché l’impegno che ci mettiamo nel fare queste cose è tanto, preferisco e privilegio i rapporti di collaborazione” — Massimo Agrati, Dimac Srl

Un ringraziamento a Massimo Agrati, alla Dimac Srl e all’Istituto Superiore Mario Boella, dove ho potuto toccare con mano quell’innovazione che ogni giorno entra nelle aziende italiane ed estere.