Matteo Renzi e il Paese dei Balocchi

Al di là dell’ironia, spesso molto efficace e ficcante, con cui è stata accolta dal/sul web, la performance — perché tale è stata, la politica è altro — di Matteo Renzi alla lavagna, nel video finalizzato a illustrare i punti principali del contestatissimo disegno di legge detto della “buona scuola”, evidenzia in modo incontrovertibile i punti di forza e di debolezza del premier, del governo, del “renzismo” in generale.
Tra i primi figurano una straordinaria propensione alla semplificazione (una lavagna, per spiegare la riforma della scuola, vale più di migliaia di slide) e all’intrattenimento. Dote, quest’ultima, utilissima per ottenere eccellenti indici d’ascolto in programmi televisivi di prima serata, ma certo non richiesta come prioritaria per far (buona) politica.
Sul fronte opposto, invece, quei 18 minuti divulgativi senza alcun contraltare palesano il decisionismo che caratterizza un po’ tutte le scelte del premier e la sua insofferenza a ogni confronto/critica. Renzi ha promesso più soldi per gli insegnanti, scuole più attrezzate e sicure, maggior autorevolezza sociale dei docenti e chi più ne ha più ne metta.
Il tutto senza contraddittorio, senza spiegare dove e come riuscirà a compiere questo (ennesimo) miracolo promesso. E chi se ne importa se un fronte compatto — che spazia dai sindacati a molti genitori, passando per i tanti insegnanti che hanno espresso pubblicamente l’intenzione di non votare più PD — denunciano quotidianamente le storture di questa riforma. Così è stata pensata, così dovrà essere applicata. E chi non è d’accordo è: gufo, rosicone, professorone e altri termini dispregiativi.

Certo, è (purtroppo, visti i precedenti) storicamente provato che il decisionismo, soprattutto se spinto fino al parossismo, ha sempre fatto breccia sugli italiani, ma ciò non comporta necessariamente che andare sempre e comunque avanti a testa bassa sia la cosa migliore da fare.
Anche perché l’Italia “vincente” e “leader” prospettata da Renzi somiglia sempre più sinistramente al Paese dei Balocchi di collodiana memoria. E qui, francamente, di aspiranti Mangiafuoco se ne sono visti già fin troppi.

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