Folgorati sulla via di D'Alema

Il 25 febbraio 2017, in seguito ad una scissione dal Partito Democratico promossa da alcuni soggetti (tra cui quelli della foto) e alla contemporanea confluenza di pezzi di SEL, vedeva la luce Articolo 1- Movimento Democratico e Progressista.

Un soggetto politico che sulla carta e nelle tante, forse troppe, apparizioni televisive dei suoi ideatori dovrebbe marcare una netta linea di discontinuità dal PD, guardando con entusiasmo alla costruzione di una vera alternativa di sinistra-sinistra. Non è un errore di battitura, la ripetizione del termine “sinistra” è ormai in voga sulla bocca di chi rinnega il proprio passato e intende ripulirsi l’immagine pubblica.

Nonostante sembrino aver passato gli ultimi anni su Marte questi finti novellini hanno alle spalle una pluriennale esperienza politica oltre che enormi responsabilità sulla vita democratica di questo Paese. Sono accomunati dall’avversione forte, a tratti maniacale verso l’ex premier e attuale segretario del PD Matteo Renzi, colpevole di aver sottratto loro lo scettro del Partito e quindi la possibilità di dettare la linea del Centrosinistra italiano. Ciò li ha portati ad una lenta ma inesorabile conversione: da sostenitori del centralismo democratico della “ditta” (quando a gestirla erano loro) a mine vaganti pronte ad esplodere ad ogni dichiarazione o proposta del ragazzo toscano che ha osato scalzarli.

Dopo mesi di lotta politica aspra all’interno degli organi del Partito, hanno imboccato impettiti la via dell’uscita guidati dal pastore e leader Maximo D’Alema. Tanto che i malpensanti, tra cui mi inserisco senza timore alcuno, sostengono che il vero significato dell’acronimo MDP sia Massimo D’Alema Premier. Con un mentore così arguto in testa avevano già dato inizio al braccio di ferro contro Renzi e il nuovo PD in occasione del Referendum Costituzionale del 4 dicembre scorso, sostenendo la loro piena contrarietà alla Riforma dopo averla votata per ben sei letture in Parlamento (tre alla Camera e tre al Senato) senza battere ciglio.

Non c’è da meravigliarsi! Sono gli stessi che hanno votato il Jobs Act per poi contestarlo nelle piazze accanto alla CGIL, o che votarono lo scellerato inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione e oggi si strappano le vesti per chiedere un’Europa più sociale e flessibile. Sono quelli che negli ultimi anni hanno ricoperto i ruoli di segretario nazionale del PD, Capogruppo alla Camera, aspirate segretario ecc. Troppo comodo scaricare su chi li ha succeduti ogni sorta di responsabilità. Potrei continuare per molto tempo l’elenco di questa strana schizofrenia politica, ma sarebbe noioso per il lettore e politicamente poco corretto verso i nuovi paladini dell’intransigenza a chiacchiere.

Per loro come per tanti altri potrebbe essere utile il monito del grande Pietro Nenni: “la politica si fa con i sentimenti, non con i risentimenti”.

Valeriano Giambitto