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Antonio Furno
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Millenials e formazione politica: come costruire la classe dirigente del futuro

Ben ha fatto Antonio Furno ad evidenziare, in uno dei primi articoli pubblicati su “Diario Democratico”, la provenienza territoriale dei venti giovani inseriti dal segretario nazionale Matteo Renzi nella nuova direzione nazionale. Il Mezzogiorno d’Italia vede protagonisti solo tre ragazzi, di cui due calabresi e uno siciliano. La Regione Campania, pur vantando la più alta percentuale di giovani, non si è vista riconoscere neanche un “millenial”, men che meno il nostro caro territorio sannita. Oltre alle motivazioni politiche di metodo e di merito, che pur inevitabilmente ci sono alla base di tale scelta, sarebbe opportuno che ci chiedessimo perché il Partito Democratico risulta scarsamente attrattivo per le nuove generazioni. E’ certamente un problema di carattere nazionale, ma che si acuisce maggiormente nelle aree interne come la provincia di Benevento.

La disaffezione per il mondo della politica si percepisce ormai da tempo a qualsiasi livello, sia esso territoriale, nazionale o europeo. A tal proposito è fondamentale per il Partito Democratico cercare di parlare alle nuove generazioni iniziando a coinvolgere le tante ragazze e ragazzi che hanno voglia di mettersi in gioco e dare una mano a rendere migliore il proprio territorio.

Solo tornando a dare alla parola “politica” un significato alto e nobile, intriso di scambio di idee, confronto, a volte anche scontro ma sempre nei termini del rispetto e della crescita reciproca riusciremo a dare una speranza alla generazione dei cosiddetti “millenials” a cui io appartengo e a gettare le basi per la creazione della classe dirigente del domani.

Rifiuto con forza il qualunquismo dell’uno vale uno, perché in una democrazia rappresentativa quello della “delega” è un ‘esercizio fondamentale e la politica, così come l’amministrazione di un territorio non sono cose che si improvvisano. Bisogna avere passione, preparazione, capacita di sintesi e soprattutto la lungimiranza di guardare oltre il presente e il contingente.

Ho letto con piacere le dichiarazioni rilasciate. in più occasioni, dal segretario provinciale Carmine Valentino e dall’On. Umberto Del Basso De Caro che guardano con coraggio alla costruzione di un Partito Democratico aperto, plurale, espressione del territorio, volto a recuperare l’entusiasmo e quello spirito di comunità, fondamentale in questo momento di crisi culturale e politica.

Concludo con le parole di Andrea De Maria, Responsabile nazionale Formazione politica del PD apparse qualche giorno fa su “Democratica” che ben sintetizzano la missione che una forza politica, come la nostra, che ha l’ambizione di governare i fenomeni e costruire l’Italia del futuro deve aver ben presente:

“Due sono gli ingredienti fondamentali della formazione politica. Il primo è la pratica: la politica si impara facendola. Non c’è competenza settoriale, per quanto brillante, che garantisca a chi ne è portatore di tradurre quelle competenze in ‘politiche’ efficaci. C’è una pratica, fatta di impegno quotidiano, luoghi e comunità attive che sola può fare di una persona preparata anche un buon politico. Questo resta, al fondo, il quid insuperabile della formazione politica. Il secondo elemento decisivo è il punto di vista. Per formare le nuove classi dirigenti (formare, dare forma compiuta a ciò che non ne ha) bisogna avere ben chiaro chi sei, qual è il tuo profilo valoriale e culturale, la tua identità. Che naturalmente evolve nel tempo, si modifica, si aggiorna e si arricchisce anche grazie alla formazione politica se questa sa favorire l’incontro, la mescolanza, la sintesi. Un programma che si pone l’obiettivo di fare della formazione un canale virtuoso di accesso alla politica di forze ed energie nuove e uno strumento permanente a sostegno dell’impegno politico quotidiano ad ogni livello, al governo come negli enti locali”.

Valeriano Giambitto