Ci sono passata

Gli aspiranti aspirano. Ma a cosa?

Credetemi: ci sono passata.

Nel 2014 ho terminato la stesura del mio primo romanzo, Un certo tipo di tristezza. Era proprio finito: stavo lì a rimirare il file completo e sospiravo. Sognavo di condividere questa mia gioia con tante persone. Quante, non lo sapevo; dunque ho iniziato con parenti e amici, come si fa sempre, per sentirmi dire “brava”.

I risultati mi hanno sorpresa: quasi la totalità di chi lo ha letto in quel momento mi ha dato opinioni positive, con tanto di entusiasmo e stima. Erano fieri di me! Ma allora avevo scritto un buon libro, caspiterina! Devo dire che da parte mia non è mancato l’impegno: ho continuato per un po’ a cercare dei beta-reader, ingurgitando pareri e facendomi sempre più forte nella convinzione di aver prodotto qualcosa che fosse, almeno, decente.

Non è passato poi così tanto tempo, ma intanto è successo di tutto: per esempio, ho iniziato a studiare per lavorare come editor e a frequentare dei corsi specifici per l’editoria, ho fatto esperienza come redattrice, ho letto e corretto montagne di manoscritti; e sì, il romanzo ha persino trovato un editore che, pur essendo solo digitale, lo ha pubblicato senza chiedermi dei soldi. Diciamo che non mi posso lamentare.

Eppure, oggi, rileggendolo, mi salta addosso un mix di nostalgia e tenerezza. Guardandolo ora, ricordo com’è stato scriverlo. In un certo senso lo odio, lo prenderei a pugni, se fosse possibile, ma insieme lo adoro.

Ho ricevuto tante recensioni, più di quelle che mi aspettavo da autrice “esordiente” e inconsapevole: recensioni ottime, e non solo da mia madre. Al contrario, mia madre non è riuscita a scaricarlo e ho dovuto aiutarla a leggerlo dal mio Kindle, se volete saperlo. Quindi, lo ripeto, non mi lamento. Eppure capisco.

Forse sarà che nel frattempo ho davvero approfondito come funziona il “dietro le quinte” e ne so più di prima; forse sono cresciuta, in questi anni di scoperta e fatica. Mi piace pensare, però, che il mio sentire sia positivo: se non ci fosse, sarebbe un guaio. Perché dopo ho scritto altro, su cui sto ancora lavorando con pazienza e impegno, e spero sia migliore. Spero lo sia sempre, a ogni tentativo.

Allora, ai miei dubbi non rispondete solo rassicurandomi, perché magari lo avete letto (grazie) e vi è piaciuto (grazie): ditemi che ho ragione, ditemi che ero all’inizio di un percorso. E quando verrete criticati, rifiutati, respinti, ignorati… non prendetevela con nonna Peppa che vi aveva detto tante cose belle.

Dite invece a voi stessi: il prossimo sarà migliore.


Sara Gavioli vive a contatto con le storie: ne legge, ne scrive e ne sceglie per diverse realtà editoriali. Lavora come editor freelance e nel tempo libero colleziona corsi di editoria. Da grande vuole diventare una vecchietta eccentrica.
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