Del male e dell’amore; un cantico segreto

Una storia d’amore

Del male e dell’amore, di Francesco Paolo Cinconze, pubblicato da La strada per Babilonia

(Link dal sito dell’editore)

Questa è una storia d’amore. Tutte le storie lo sono, infine, anche le più buie e feroci.

Giulia ha sedici anni e viaggia da sola, portando con sé uno zaino, un sacco a pelo e un carillon che le è molto caro. Quando raggiunge l’istituto Delia Aneres, in un paesino nel cuore delle montagne umbre, trova un posto sicuro ma soprattutto degli amici. Uno di questi è Alessio, ragazzo dotato di un insolito talento.
Ma chi è veramente Giulia? Le informazioni sul suo passato sono poche e confuse. Che rapporto ha con i due uomini pericolosi i cui atti criminali sembrano convergere nella sua direzione? A chi appartiene la voce che solo in pochi riescono a sentire?
Del male e dell’amore è la storia di un mistero, un viaggio che guida il lettore all’interno di una dimensione onirica, in cui prodigi e mostri danno vita a un unico, complesso cantico segreto sull’amore e sul male che, inevitabilmente, ne consegue.

Tra le pagine di Del male e dell’amore troviamo molti personaggi: Giulia, la protagonista, è una ragazzina che non ama farsi notare. E come spesso accade, dietro la sua ritrosia nasconde un talento particolare. Questa caratteristica accomuna le figure che Francesco, l’autore, ci presenta: sembra che i suoi personaggi si nascondano. Più lo fanno e più, in realtà, sono dotati di capacità spettacolari.

Queste capacità sono positive, riparatrici; ma non sempre. Ottavio, serial killer che considera l’atto di dare la morte come un’opera d’arte, è altrettanto nascosto, ma il suo è un talento pericoloso. Francesco riesce a renderlo interessante, carismatico e tagliente, così come una serie di altre anime travagliate che scorrono sotto gli occhi del lettore.

Sullo sfondo c’è Cantico, dimensione onirica e dipinta in modo da sembrare un quadro surreale. Lo è, in un certo senso; con suggestioni da horror, mai eccessive e sempre eleganti, l’autore crea una struttura forte e credibile, dando vita a un’ambientazione sì fantastica, ma convincente nelle sue dinamiche.

A Cantico le cose funzionano così, ricorda Giulia. Tutta la sua sostanza è materia che si plasma rispondendo alle emanazioni di chi lo visita. È la verità offuscata dal bagliore sugli occhi, il frastuono sulle orecchie, di quella che attraverso l’elaborazione più comune dei sensi chiamiamo e decretiamo realtà. E i ricordi e le emozioni a Cantico sono potenti.

Il pregio principale di questo romanzo è infatti, a mio parere, l’equilibrio della sua struttura. Pur essendo un esordio, è un libro forte che sta in piedi da solo e trascina in un mondo malinconico, in cui il concetto di amore viene sviscerato nei suoi significati più complessi: è amore, la passione di Ottavio per la morte? Lo è il sentimento di un genitore che però rimane distante? Lo è quello struggimento che accompagna la mancanza?

L’atmosfera mi ha ricordato quella di Silent Hill: nebbiosa, inquietante, ma piena di una dolce malinconia. La dimostrazione che di autori in gamba, lì fuori, ne abbiamo ancora.

Tutto è movimento. Lento, costante, cangiante e veloce. Fulmineo, talmente rapido da sfuggire nello stesso istante in cui viene colto. Tutto si muove eseguendo un’unica coreografia che è la somma di infinite varianti e direzioni. […]
Tutti eseguono la propria danza e cantano la loro canzone.

Sara Gavioli vive a contatto con le storie: ne legge, ne scrive e ne sceglie per diverse realtà editoriali. Lavora come editor freelance e nel tempo libero colleziona corsi di editoria. Da grande vuole diventare una vecchietta eccentrica.
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