L’importanza di una lode

Siamo noi, quei “giovani” di cui parlate tanto.
Certo, giovani per modo di dire. O meglio, solo quando conviene. Lo siamo troppo per ricevere credibilità o perché valga la pena di pagarci. Siamo inesperti, bisogna farci fare degli stage formativi, degli apprendistati, delle prove. Dobbiamo guadagnarcela, insomma, questa maturità.
Siamo dei sognatori: molti di noi hanno rinunciato all’idea del posto fisso, per dedicarsi allo sviluppo delle capacità che pretendiamo di avere. Ci siamo inventati mestieri dai nomi bizzarri: social media manager, web editor, content marketing strategist e altre diavolerie. Scriviamo, disegniamo, giriamo video, creiamo contenuti. Quanto siamo pigri, tutto il giorno di fronte a uno schermo. Non guardiamo più in faccia chi ci sta accanto in tram; abbiamo troppo da fare, ci sono le notifiche, i messaggi, gli status. 
Amiamo lamentarci: per ogni progresso ci serve un aiuto economico, non riusciamo mai a guadagnare abbastanza. Ci allontaniamo dai luoghi delle nostre origini per spostarci in metropoli caotiche, abbandonando i genitori anziani. Ci stringiamo nei nostri monolocali o nelle stanzette singole che costano un botto. Compriamo portatili, tablet, smartphone, e pretendiamo che siano necessari. Era tutto così più semplice, una volta. Ma siamo così, noi giovani: ce ne andiamo, chiediamo aiuto, non chiamiamo mai.
Eppure, sapete, quando facciamo scorrere gli annunci su quello schermo così antipatico finiamo per sentirci vecchi. Finiamo a chiederci se ne vale la pena, di far tutta questa fatica, perché dopo i trenta non abbiamo nemmeno più lo sconto sulle tariffe per il cellulare e per gli annunci siamo ormai scaduti. Stage? Solo entro un anno dalla laurea, solo entro l’età giusta. Apprendistato? Uguale, ma magari se conosci qualcuno. Assunzione? Bella battuta. Stipendio? Ah ah, simpatici. Perché siamo giovani: dobbiamo fare esperienza, dimostrare di possedere le skill lavorando gratis per poi vederci mettere da parte e avanti il prossimo.
Sapete, secondo me un “bravi” lo meriteremmo. Non ogni giorno, per carità, non vorrete viziarci. Ma tipo una volta l’anno, forse sì. Perché mentre voi ci mantenete con il vostro lavoro trovato con un concorso, o attraverso l’amico dell’amico o con un colloquio in cui non vi è stato detto che verrete pagati in visibilità, noi ci stiamo provando.
Pensateci, ogni tanto.

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Sara Gavioli lavora come editor freelance, cioè si prende cura delle storie. Nel tempo libero legge e scrive. Insomma, una vita spericolata. Adora conoscere nuovi autori e persone che abbiano i suoi stessi problemi mentali, quindi non esitate a contattarla.

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