Usando il gerundio

La sindrome di “disse facendo”

Lavorando sui manoscritti, si procede notando vizi ricorrenti. Scorrendo tra le pagine, infatti, ci si rende conto in fretta di star vedendo i segnali tipici dell’autore che sta ancora, diciamo, aspirando a esserlo.

No, non ho bevuto. Stavo provando (aiuto, non riesco a smettere) a scrivere usand… ehm, dicevo, provavo a scrivere come fanno molti, troppi autori alle prime armi.

Il gerundio, di certo lo sapete, è un modo indefinito che indica spesso la contemporaneità dell’azione (“Pierferdinando mangia facendo rumore”). Possiamo usarlo anche per esprimerne l’anteriorità o la posteriorità, ma di questo parleremo un’altra volta. Per il momento, concentriamoci sull’uso più comune.

Tutti gli autori, specialmente quelli alle prese con i dialoghi, sanno di cosa parlo: è uno strumento comodo, facile e semplice per portare avanti la scena senza troppa fatica, subito dopo una battuta di discorso diretto.

«Sei grasso» disse Bedelia a Pierferdinando, scuotendo quella sua delicata testolina.

Perfetto, no? Certo. Esistono però due problemi, al riguardo.

Il primo, che chiameremo “il troppo stroppia”, consiste nell’abitudine di inserire questo povero modo verbale dopo ogni singolo dialogo, ogni singola battuta di ogni singolo personaggio. Allora vien fuori qualcosa di simile a questo:

«Quanto ti amo» disse lui, cingendole la vita con un braccio.
«Io non così tanto, a dire il vero» gli rispose Bedelia, tentando di liberarsi dalla stretta molesta.
«Ma sei la donna perfetta per me» continuò Pierferdinando, imponendole di rimanergli vicino.
«In realtà preferirei venir calata in una fossa piena di ragni, larve e vespe, che darvi un bacio, mio caro» disse la donna, liberandosi e correndo via, lasciando tra le mani dello spasimante soltanto il niente.

So già che qualcuno commenterà dicendo: bellissimo! Eh no, non lo è. Immaginate di leggere un intero romanzo in cui ogni dialogo è stato scritto in questo modo. Dopo un po’, ve lo assicuro, inizierete a pensare usando solo il gerundio. E non è piacevole.

Il secondo problema riguarda “lo stile personale”, altrimenti detto “ignoranza delle regole grammaticali di base”. Se questo problema è presente, leggeremo frasi creative in cui il tempo scorre diversamente rispetto a come fa nel mondo di noi poveri umani.

«Vorrei poter essere libera di sposare chi amo davvero» sospirò Bedelia, finalmente sola, guardando il tramonto e asciugando le sue belle guance con un fazzoletto di stoffa. Si rimise in piedi, scendendo lungo la collina e arrivando in casa, accendendo la luce della cucina e preparando la cena, mangiandola e andando a letto.

Voi non vi sentite un po’ confusi? Riuscite a immaginare la scena in cui Bedelia, all’improvviso, si muove e compie contemporaneamente tutte queste azioni? Ehi, ma non era sulla collina a sospirare?

Lo so, lo so. Sono stata un po’ acida, scusatemi. Ricordate, però, che un editor è il vostro primo lettore. Per ogni tic nervoso che viene a me, quando correggendo i gerundi selvaggi critico il vostro stile, ne verrà uno in meno a chi vi leggerà, dopo. Fossi in voi, scriverei riflettendo su questo.

Sara Gavioli vive a contatto con le storie: ne legge, ne scrive e ne sceglie per diverse realtà editoriali. Lavora come editor freelance e nel tempo libero colleziona corsi di editoria. Da grande vuole diventare una vecchietta eccentrica.
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