DIG 2018: oltre 8000 persone al festival di riferimento per il giornalismo investigativo in Italia

Un momento della cerimonia dei DIG Awards [© Margherita Cenni]

Domenica 3 giugno si è conclusa l’edizione 2018 del DIG Festival Riccione, manifestazione dedicata al video-giornalismo d’inchiesta che porta ogni anno in Italia reporter di ogni parte del mondo: è stata la più ricca di sempre, con oltre 100 ospiti internazionali e 8000 presenze registrate.

In tre giornate dense di appuntamenti, il Palazzo del Turismo e piazzale Ceccarini hanno ospitato talk, proiezioni, workshop, spettacoli e la consegna dei DIG Awards, premi internazionali destinati alle inchieste e ai reportage video che si sono distinti nel corso dell’ultimo anno.

Un’edizione che per Sara Paci e Matteo Scanni, direttrice e presidente di DIG, è stata “un vero successo”, sia per i numeri che per la qualità degli incontri proposti, tutti a ingresso rigorosamente gratuito. “Attorno a DIG si è creata una comunità di giornalisti, hacker, professionisti che hanno a cuore il mondo dell’informazione: una comunità di persone che si riuniscono ogni anno, discutono, si sostengono a vicenda” spiegano gli organizzatori. “Il festival è poi per noi un modo per avvicinare a un pubblico generalista un mondo come il giornalismo investigativo, troppo spesso considerato solo per addetti ai lavori. Questa è la nostra scommessa.”

La giuria di DIG 2018 [© Margherita Cenni]

Durante i tre giorni si sono alternate oltre venti proiezioni di inchieste e reportage, tra cui due anteprime fuori concorso: la prima puntata della docuserie “Il mio nemico” di Luigi Pelazza, prodotta da Sky Atlantic, e il docufilm “The Choice”, inchiesta di unozerozerouno su Rousseau, la piattaforma del Movimento 5 Stelle.

Sono stati invece dodici i workshop della DIG Academy: corsi di alta formazione (accreditati dall’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna), in cui professionisti italiani e stranieri hanno approfondito temi di rilevanza sociale ed economica e hanno illustrato le nuove frontiere dei linguaggi giornalistici.

La DIG Academy è stata arricchita dalla presenza dell’Hacking Bar, un centro di “emancipazione digitale” (a cura dell’Hermes Center for transparency and digital human rights) dove imparare a usare in modo sicuro app e dispositivi informatici.

L’inaugurazione dell’Hacking Room nel Palazzo del Turismo [© Margherita Cenni]

Tanti anche gli incontri che hanno visto relatori come il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, il direttore de L’Espresso Marco Damilano o Drew Sullivan, cofondatore dell’Organized Crime and Corruption Reporting Project, consorzio non-profit di reporter impegnati nell’investigazione sulla corruzione e il crimine organizzato. Gli incontri hanno affrontato temi di portata internazionale come giornalismo collaborativo, lotta alle mafie, cultura civica e memoria, senza però perdere d’occhio la realtà locale: nella riflessione sulle mafie, per esempio, è stato centrale il tema della penetrazione della ’ndrangheta in Emilia-Romagna. Questa sensibilità per il territorio si è abbinata all’attenzione per le nuove generazioni, con appuntamenti di grande successo costruiti su misura per gli studenti della provincia di Rimini, su temi che hanno spaziato dalla Costituzione alle mafie, dall’informazione ai social network.

Giunto ormai alla quarta edizione, il DIG Festival ha confermato la sua dimensione internazionale. Le ventiquattro opere finaliste dei DIG Awards (scelte tra oltre 350 candidature presentate per sette categorie di concorso tra inchieste, reportage e progetti in fase di sviluppo) provengono da Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Svizzera, Ucraina, Turchia, Stati Uniti, Canada, Brasile, Qatar e Malaysia.

L’intervento del direttore de L’Espresso, Marco Damilano [© Margherita Cenni]

E internazionale è anche la giuria che le ha selezionate, presieduta da Jeremy Scahill, reporter americano due volte George Polk Award, cofondatore del sito The Intercept nonché gestore dello sconfinato archivio Snowden. Gli altri giurati sono Galia Bador (Docaviv), Claudine Blais (Société Radio-Canada), Alexandre Brachet (Upian), Riccardo Chiattelli (laeffe), Nils Hanson (SVT), Morten Møller Warmedal (NRK), Marco Nassivera (ARTE), Alberto Nerazzini (Dersu), Juliana Ruhfus (Al Jazeera), Andrea Scrosati (Sky Italia) e Pia Thordsen (TV2 Denmark).