Il giornalismo chiama. Hollywood risponde?

Contenti per il trionfo di Spotlight? Bene. Altre storie Premio Pulitzer aspettano solo la chiamata di Hollywood. Ne scrive Kristen Hare su Poynter. Altre storie di grande giornalismo, sempre sulla scorta del mito: Tutti gli uomini del presidente, che nel 1977 fece incetta di premi dell’Academy.
Ecco alcuni suggerimenti per produttori e sceneggiatori: il caso Ponzi raccontato nel 1921 dall’ora scomparso Boston Post. L’inchiesta del Canton Daily News che nel 1927 scoperchiò la scandalo delle connessioni malate tra le autorità cittadine e la rete criminale. L’editore del giornale, Don R. Mellett venne assassinato. Venendo agli anni 70, il cinema potrebbe raccontare il titanico lavoro del Dispatch News Service che con Seymour Hersh investigò il massacro di My Lai. Nel 1979, poi, Point Reyes Light si aggiudicò il Pulitzer per un’inchiesta sul caso Synanon.

Se si vuole dribblare l’ostacolo dei film in costume si può tranquillamente arrivare agli anni 2000 con The Race Beat, vincitore del Pulitzer nel 2007 , studio, portato avanti da Gene Roberts e Hank Klibanoff, a proposito del ruolo del giornalismo nel disvelamento del razzismo nel Sud degli Stati Uniti. Nel 2003 Sonia Nazario del Los Angeles Times ha raccontato il viaggio di un ragazzino dall’Honduras all’America del Nord per ricongiungersi alla madre, un’altra storia perfetta per il grande schermo. Così come quella dell’inchiesta del 2008 del Washington Post. Un’indagine sui maltrattamenti inflitti ai veterani feriti al Walter Reed Hospital. Al 2011 risale l’inchiesta del Los Angeles Times sulla piaga della corruzione in città. Nel 2013 finalista al Pulitzer della categoria non-fiction è stato il turno di: Behind the beautiful forevers: life, death and hope in a Mumbai Undercity, un’immersione tra le piaghe di uno slum indiano, scritta da Katherine Boo.
Arriviamo al 2015. Il Post and Courier, quotidiano di Charleston ha vinto il Pulitzer nella categoria public service per Till Death Do Us Part, un’inchiesta sulla drammatica situazione delle donne nello Stato.
Insomma gli spunti non mancano. La palla passa alla fabbrica dei sogni.