Non dimenticare la mente del principiante

“Mille o duemila tiri, ma per ogni freccia un tiro nuovo” — Inagaki Genshiro

Da 3 anni pratico Kyudo, e sono ancora un principiante. Il Kyudo è l’arte del tiro con l’arco giapponese, la “via dell’arco”. Non è uno sport, né una forma di meditazione: è un’arte marziale, che si è tramandata immutata dal XV secolo fino ai giorni nostri. Nel Kyudo si tira con un arco asimmetrico, lungo circa 2,20 metri e molto sottile, ad un bersaglio tondo largo 36 cm posto a 28 metri di distanza. Il tiro segue una rigorosa cerimonia composta da 10 fasi successive e richiede una tecnica molto complessa, realmente difficile sia da comprendere che da applicare. La scuola più diffusa in occidente, e anche in Italia, è la scuola Heki, che discende direttamente dalla pratica del tiro da guerra.

Inagaki Genshiro (1911–1995)

E’ stato Inagaki Genshiro, nel 1957 , dopo la pausa forzata alla pratica delle arte marziali dettata dagli Stati Uniti al Giappone a valle della 2° guerra mondiale, a vincere il primo confronto nazionale tenuto al cospetto dell’imperatore Hirohito, affermando la superiorità della tecnica Heki. Oggi questa tecnica è stranamente poco diffusa in Giappone, dove invece si pratica un Kyudo più standardizzato, nato come mediazione e fusione fra le diverse scuole.

Nel Kyudo si tira sempre allo stesso modo, tutte le possibili variazioni e i condizionamenti esterni sono eliminati per lasciare l’arciere di fronte alle sue capacità. L’obiettivo del kyudo è colpire il bersaglio seguendo la tecnica corretta: il mezzo si fonde col fine, un bersaglio colpito senza la giusta tecnica non ha alcun significato. Mentre in tutti gli sport conta solo il risultato, fare centro, nel Kyudo conta la tecnica che, se applicata correttamente, porta di conseguenza a colpire il bersaglio.

Questo è l’elemento più importante, e per me il più interessante, della disciplina del Kyudo.

La tecnica che occorre apprendere e interiorizzare è molto complessa, e realmente ogni tiro è diverso dall’altro, perché basta un pensiero, un’emozione, una differente condizione fisica, che tutta l’esperienza del tiro cambia. Nel progredire con l’allenamento il corpo e le sensazioni fisiche si modificano, si affinano, i movimenti si fanno spontanei e inconsci, si scoprono nuovi particolari a cui occorre prestare attenzione. Tutto ciò alla ricerca della tecnica corretta. Sarebbe facile adattare il tiro e la mira per compensare i propri errori. Così si riuscirebbe a tirare con discreto successo, ma in questo modo non potrebbe esserci miglioramento, non potrebbe esserci vita.

Il miglioramento è frutto dell’applicazione continua e tenace per avvicinarsi gradualmente alla disciplina corretta. Si è spinti, a prescindere dal mero risultato del bersaglio colpito, ad analizzare e valutare con umiltà il proprio tiro. Nel momento in cui si pensa di esserci riusciti, di essere arrivati, lì sta il pericolo più grande, quello di accontentarsi e non migliorare ulteriormente. Quello è il momento giusto per fare un salto, un passo di consapevolezza per affinare la propria tecnica. Sarà un passaggio frustrante, perché i bersagli presi caleranno drammaticamente, tutte le certezze svaniranno e crescerà un senso di inadeguatezza.

All’ingresso del dojo dove mi alleno, di fianco alla foto del maestro Inagaki Genshiro, ci sono queste sue parole:

Non dimenticare la mente del principiante

Questo è l’insegnamento chiave: avere l’umiltà di mettersi sempre in discussione per imparare cose nuove, uscendo dalla propria zona di comfort. Quello che ne uscirà sarà una tecnica più solida, un tiro più bello e sicuro, una maggiore continuità e precisione nei tiri. Riguardando al passato, a come si tirava prima, ci si renderà immediatamente conto del passo in avanti fatto, e di come quello che si faceva fosse in realtà goffo, puerile, limitato.

Cosa vuol dire portare questi insegnamenti nella nostra vita professionale? Siamo tutti ben consci che per progredire occorra non smettere mai di imparare, avere l’umiltà di rimettersi in discussione affrontando nuove sfide. Vuol dire anche non essere mai soddisfatti di quello che si è fatto, dei risultati raggunti, ma guardare sempre al modo con cui li si è ottenuti, e capire cosa può essere fatto meglio la volta successiva.

Avere questa attitudine, e questa disciplina, non è facile, lo sappiamo.

Ma se cerchiamo di applicare gli stessi concetti non a noi stessi, ma a gruppi organizzati di persone, e quindi alle aziende, subito le cose sembrano di colpo meno chiare e ancora più difficilmente applicabili.

Cos’è la “la mente del principiante” per una azienda? Non aspettare la crisi o l’urgenza per avere la forza di cambiare. Avere la consapevolezza che ogni elemento, a partire dal modello di business fino al funzionamento dei processi interni, possa essere sempre messo in discussione e sempre migliorato, per raggiungere un livello più alto di competitività e performance.

In questo percorso si esce dalla zona di comfort dell’organizzazione, dei suoi manager, e così facendo si commettono errori. Ma gli errori sono inevitabili quando si cambia, sono il naturale adattamento ad un modo diverso di fare le cose. Questo è in realtà apprendimento, gli errori veri sono quelli che si commettono sistematicamente continuando a ripetere le stesse cose.

Per dare questa disciplina ad una organizzazione, occorre prima di tutto applicarla a noi stessi e permettere agli altri di applicarla su loro stessi. Come nel kyudo, dove non c’è giudizio sul tiro degli altri così come non c’è giudizio sul proprio tiro.


Ora sono davanti al bersaglio, lo guardo, con calma, poi guardo la freccia, la incocco, ogni movimento è preciso, eseguito con attenzione, con il giusto tempo.

Respiro, cerco il mio punto di equilibrio.

Tendo l’arco progressivamente, lo sguardo rimane dritto nel centro del bersaglio. La mente è ferma, vuota, non ci sono altri pensieri. Nel momento della massima tensione, al culmine dello sforzo, sta tutta l’essenza del Kyudo.

Ora l’arco scatta veloce, la freccia vola, in quel breve istante sono con lei, in quel tiro c’è tutto me stesso.

Per approfondimenti:

Kyudo Heki-to-Ryu Italia

Kyudo Club Kouzen