Come perdere un cliente chiedendo un prezzo dignitoso per il proprio lavoro

di Giulia Calli

Sono diventata freelance da pochi mesi, poco più di quattro. Nel corso dei miei precedenti 8 anni di lavoro da dipendente nel mondo della comunicazione e dell’attenzione al cliente, ho sempre goduto del lussuoso privilegio di avere uno stipendio fisso. Per alcuni anni è stato uno stipendio fisso ma basso: facevo parte di quella schiera di milleuristi e poco più che si sbattevano nella routine 9–18, negli straordinari non pagati, nelle consegne urgenti del venerdì sera.

Poi ho lasciato Milano e sono arrivata in Spagna dove, inaspettatamente, le condizioni lavorative erano migliori, lo stipendio molto più alto, gli straordinari profumatamente pagati. Tre anni nel servizio alla clientela internazionale di una clinica di Riproduzione Assistita, un settore ricco che offre contratti ben al di sopra della media lavorativa spagnola.

Ho trasformato il mio status professionale da dipendente a freelance sapendo di poter contare su un buon inizio, con un portfolio clienti esiguo ma remunerativo, formato soprattutto da realtà estere (ne italiane ne spagnole). Per ampliare la mia base clientelare, ho anche iniziato a lavorare di nuovo su UpWork, dove avevo mosso i miei primi timidi passi da freelance occasionale nel 2012.

Qualche settimana fa mi contatta un’agenzia di Milano per un progetto di redazione dei contenuti per una famosa realtà bancaria italiana. Mi assegnano tre articoli di prova di 400 parole l’uno, una deadline di tre giorni al prezzo-lancio di 30 € (per tutti e tre). Lo faccio perché mi sembra, a prescindere dal prezzo miserevole, un contatto promettente. La prova va bene, dicono che mi assegneranno nuovi progetti in futuro, ma senza l’intermediazione di UpWork. Ne sono soddisfatta e attendo che si facciano sentire con nuovi progetti.

Oggi, venerdì 29 gennaio, alle ore 17:30, ricevo un’email dall’agenzia: mi scrive la ragazza con cui ho parlato dall’inizio dei nostri contatti, molto cordiale, per propormi l’inserimento in un importante progetto in ambito turistico. Si tratta della traduzione dall’inglese all’italiano del sito web di una famosa multinazionale del settore vacanze-all-inclusive.

Il suo messaggio riassume le seguenti condizioni:

  • traduzione dall’inglese all’italiano non letterale, ma con ovvia attenzione al SEO
  • 4 cartelle Excel da tradurre per un totale di circa 35mila parole
  • tempi di consegna molto stretti, martedì 2 febbraio
  • prima consegna di metà del materiale entro la sera di lunedì 1 febbraio
  • compenso previsto per l’intera attività di traduzione: 150 €

Ho dovuto rileggere la mail più volte per cercare di capire dove mi stessi sbagliando. E se ci fosse qualcosa che mi stava sfuggendo.

Facendo un rapido calcolo, ho appurato che la cifra che l’agenzia mi sta proponendo per un lavoro di tale entità è di 0,004 € a parola.

Cioè nemmeno 1 centesimo di euro a parola.

Per un lavoro da fare nell’arco un fine settimana.

Per un lavoro di traduzione e content editing di un intero sito web di prenotazioni turistiche.

Per un cliente finale di enorme importanza che sicuramente starà sborsando fior di quattrini a questa furba agenzia milanese per il lavoro finito.

Ho lingua e occhi in fiamme, raramente mi sono sentita tanto offesa in ambito lavorativo. E quando è successo, è stato più per motivi personali, di umane incomprensioni, che non legati all’effettiva qualità del mio lavoro.

La mia risposta all’agenzia è stata altrettanto cordiale e dettagliata. Ho semplicemente spiegato le mie condizioni, al di sotto delle quali non transigo abbassarmi.

Ponendo un minimo già di per se basso di 0,05 € a parola, per un progetto complesso di 35000 parole, con un preavviso inesistente e una consegna prevista nel giro di 3 giorni, inclusivi di un sabato e una domenica, ho rilanciato con un compenso di 1750 €. Più un extra di 100 € per l’urgenza.

Il mio obiettivo, nel rispondere a questa proposta di sfruttamento, ehm lavoro, non era certo sperare di accaparrarmi l’impiego, ma presentare un prezzo minimamente proponibile per la mia professionalità. Mantenere in piedi la mia dignità, per lo meno!

So di essere fortunata e di non aver bisogno di un incarico extra da 150 € per sbarcare il lunario, ma penso che non avrei accettato di lavorare per questo progetto nemmeno al prezzo che ho loro proposto. 
Sia perché lavorare per un cliente che ha il coraggio di fare certe proposte sarebbe avvilente per la mia autostima; sia perché voglio mantenermi salda a un’etica del lavoro, e so quanto impegno ci vuole per occuparsi con cura di un progetto importante come la traduzione e rielaborazione dei testi per un sito web.

Non ho nessuna intenzione di permettere che lo status di freelance associato al mio nome su LinkedIn sia sinonimo di “accetto lavoro gratis” [sarà quel free che confonde?]

Ma mi fa un’immensa tristezza sapere che qualcuno al posto mio lo troveranno; un qualcuno che passerà un fine settimana a suon di caffè e RedBull per consegnare 35000 parole entro martedì e ricevere in cambio un infinitesimo meno del vero valore del suo lavoro.


Se siete arrivati a leggere fin qui, lasciatemi la vostra opinione, mi interessa enormemente. Come avreste risposto voi alla proposta dell’agenzia? Avreste accettato? Avreste proposto condizioni diverse dalle mie?

Mi sembra importante che siamo noi lavoratori i primi a liberarci del tabù di certe discussioni sul prezzo del nostro lavoro: fatevi avanti!