Giappone: dal “miracolo economico” alla crisi

Il Giappone è da sempre considerato una potenza economica, e ancora adesso, come abbiamo osservato nel primo articolo, è terza a livello mondiale dopo Stati Uniti e Cina in termini di Pil nominale. Nonostante ciò il Paese sta affrontando una debolezza interna che dura ormai da diversi anni.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale la crescita del Giappone fu impetuosa tanto che questo periodo venne chiamato “miracolo economico giapponese”. Il governo aveva stimolato il risparmio privato e mantenuto basso il livello di apertura al commercio internazionale di molti settori dell’economia; questi fattori hanno garantito un constante aumento di competitività tecnologica attraverso l’alto livello di investimenti interni, e larghi surplus di bilancia commerciale a partire dagli anni Settanta. Si succedevano una serie di veri e propri boom economici, con tassi di crescita del PIL addirittura superiori al 10% annuo. La produzione industriale aumentava del 15% nei soli anni Sessanta.

Poiché alla base dell’industria giapponese vi erano dei grandi complessi siderurgici e petrolchimici, il primo “shock” petrolifero (1973), determinò un notevole contraccolpo per un Paese il cui fabbisogno di greggio era cresciuto di ben 30 volte in meno di un ventennio.

Inoltre l’aumento costante del livello di produzione fece aumentare la domanda di moneta nel paese, provocando una diminuzione dei prezzi per mantenere l’equilibrio nel mercato monetario; questo comportò un aggiustamento del tasso di cambio, cioè un apprezzamento dello Yen, che tra il 1985 e il 1987 vide aumentare il proprio valore sul dollaro di circa il 50%. Le esportazioni giapponesi subirono un forte contraccolpo in quanto le merci videro calare sostanzialmente la propria competitività sul mercato internazionale.

Source: Ministry of Internal Affairs and Communications (FMI)

Seguirono negli anni successivi interventi di espansione monetaria e la forte speculazione, favorita dall’enorme massa di liquidità prodotta dal basso costo del denaro e dai risparmi elevati, portò alla fine degli anni Ottanta allo scoppio della bolla sui prezzi degli asset e degli immobili giapponesi; banche e imprese fallirono; la domanda interna si ridusse e ciò, unito alle difficoltà nelle esportazioni per la concorrenza crescente degli altri Paesi asiatici, fece aumentare la disoccupazione. L’effetto deflazionario che ne seguì, accompagnato dal rapido invecchiamento della popolazione, portò alla stagnazione economica che ha caratterizzato gli anni Novanta, la cosiddetta “Decade persa” giapponese.

A partire da questo periodo e per tutti gli anni Duemila, i governi che si sono succeduti e la Banca centrale hanno cercato di stimolare e sostenere la ripresa economica attraverso stimoli fiscali sempre più ingenti e attraverso l’abbassamento dei tassi di interesse ai minimi storici. Nonostante ciò, nei primi anni Duemila questi provvedimenti hanno fatto registrare una leggera ripresa, accompagnata però dall’accumulo di un enorme debito pubblico.

Source: International Monetary Fund

Il debito pubblico aumentava fino a diventare il maggiore tra tutti i Paesi industrializzati.

Source: International Monetary Fund

Malgrado questa crisi , dopo il 2002 la crescita del PIL è ripresa. Però la crisi finanziaria del 2008 e la recessione che ne è seguita ha riportato l’economia giapponese sotto pressione, con il rapporto debito/pil che è arrivato a toccare il 246% nel 2014, la percentuale più alta del mondo.

Pur convivendo da tempo con parametri di indebitamento elevatissimi il Giappone resta la terza economia del pianeta in quanto i giapponesi possiedono oltre il 90% di tutto il debito “pubblico” nazionale; e dato che una quota ampiamente maggioritaria del debito giapponese è emessa in yen, in teoria il Giappone può continuare a servire il debito all’infinito data la possibilità della Bank of Japan di stampare yen. Il Paese dal 2013 ha iniziato un’enorme operazione di creazione della liquidità, denominata “Abenomics”, con l’obiettivo di alimentare l’inflazione e di deprezzare lo yen.

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