L’Impero Celeste conquista il mondo

Il basso costo del lavoro costituisce il vantaggio comparato che ha la Cina nella produzione di beni manufatti; d'altronde, l’unico modo per cui un Paese in via di sviluppo possa esportare ad un prezzo competitivo a livello mondiale è quello di avere bassi salari. La Cina è diventata così la terra di mezzo degli scambi internazionali, luogo in grado di soddisfare tutte le nostre fantasie, in termini di beni. Nel 2014 è infatti il primo Paese esportatore di merci al mondo.Questo fa sì che registri un surplus del conto delle partite correnti della bilancia dei pagamenti. Ciò che stupisce non è il ruolo dell’Impero Celeste nel commercio mondiale nel 2014, ma l’aumento degli scambi commerciali: tra il 2000 e il 2014 si ha infatti un aumento del conto delle partite correnti di circa il 970%.

Figura 1 — Conto delle partite correnti, valori in milioni di dollari

Fonte: IMF, Balance of Payments Statistics

I flussi commerciali sono diretti principalmente verso Stati Uniti, Germania, Giappone, Corea del Sud e Hong Kong, e riguardano per lo più macchinari e mezzi di trasporto (46% circa) e manufatti vari (17%). Il blocco dell’economia dovuto alla crisi del 2008, che ha colpito in primo luogo gli Stati Uniti, ha comportato quindi una diminuzione del surplus di parte corrente, che tra il 2008 e il 2009 registra una decrescita di circa il 42%.

Figure 2 — Principali partner delle esportazioni nel 2014

Fonte: IMF, Direction of Trade Statistics

Per quanto riguarda invece le importazioni, la Cina importa principalmente da Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti, in prevalenza macchinari e mezzi di trasporto (37%) e combustibili minerali (16%). Gli scambi con Corea e Giappone sono molto intensi, principalmente per la vicinanza tra Paesi che permette di ridurre i costi di trasporto. Per mantenere attive le industrie e per produrre i beni che poi esporterà, la Cina ha bisogno di combustibili e di materie prime, le cui importazioni aumentano dal 2000 al 2014 rispettivamente del 76% circa e del 425%. Ovviamente, poiché il costo di produzione interna è inferiore, le importazioni di manufatti registrano una decrescita di circa il 53%. Quanto alle esportazioni, la crescita maggiore si ha per i macchinari e i mezzi di trasporto (circa il 38%) e per i prodotti chimici (circa il 16%), mentre le esportazioni di prodotti alimentari, materie prime e combustibili segnano una decrescita (superiore al 50%). Gli effetti del dodicesimo Piano Quinquennale (2011–2015), che si pone, tra gli altri, l’obiettivo di sostenere la domanda interna, causano una diminuzione dei tassi di crescita annuali delle importazioni e delle esportazioni di beni a partire dal 2011; se nel 2010 infatti il tasso di crescita su base annua delle esportazioni era di circa il 32% e quello delle importazioni di circa il 40%, nel 2014 le esportazioni sono cresciute solo del 4,4% circa su base annua, mentre le importazioni dell’1% circa.

Anche se il saldo del commercio di beni rappresenta la quota più importante del conto corrente, l’andamento risulta influenzato dal saldo del commercio di servizi, dei redditi primari e secondari. Nonostante un surplus crescente del saldo dei beni, con esportazioni che aumentano più delle importazioni dal 2011, dal 2005 il saldo dei servizi risulta negativo, segno che le importazioni sono maggiori delle esportazioni. Ciò che colpisce è il saldo negativo dei redditi primari, positivo solo nel 2007 e nel 2008. Gli stranieri che lavorano in Cina sono infatti maggiori dei cinesi che lavorano all'estero. Sono per lo più lavoratori assunti da multinazionali che decidono di aprire filiali o investire nella Repubblica Popolare. Nuove opportunità quindi, non solo commerciali ma anche lavorative, che pongono di nuovo l’interrogativo su quale sia il ruolo di questo Paese nell'economia globale.

Figura 3 — Conto delle partite correnti, Saldo commercio di beni, di servizi, di redditi primari e secondari, valori in milioni di dollari

Fonte: IMF, Balance of Payments Statistics

Le ultime tendenze mostrano un aumento nel 2015 del surplus di parte corrente della bilancia dei pagamenti; ma nei primi mesi del 2016 si osserva una riduzione delle esportazioni del 20,6% su base annua a Marzo, e una riduzione delle importazioni dell’8%.

La contrazione dei volumi del commercio internazionale cinese, in particolare per quanto riguarda le esportazioni, pone in difficoltà i principali partner commerciali nel soddisfare la domanda interna, generando così ripercussioni sull'economia interna e mondiale.

A questo punto, il ruolo della Cina nell'economia globale dovrebbe essere chiaro.

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