La Cina, un’economia in movimento

La Repubblica Popolare Cinese è una delle più grandi economie del 21° secolo, rappresentativa a livello mondiale sia per popolazione (circa 1364 milioni di abitanti) che per superficie (è il terzo Paese per estensione). Dal 2013 è la seconda più grande economia a livello mondiale dopo gli Stati Uniti, nonché il più grande esportatore ed importatore. Membro dell’ONU e del Consiglio di Sicurezza dell’ONU dal 1971, fa parte anche di altre organizzazioni, come BRICS (associazione di Paesi emergenti, Brasile Russia India Cina Sudafrica) o l’APEC (Asia Pacific Economic Cooperation). Dal 1949 il Partito Comunista governa il Paese e, sebbene sia garantita la libertà di espressione e di stampa, qualsiasi ideologia contrastante quella del governo viene punita, anche con la violenza.

Dal 1978, con l’ascesa al potere di Deng Xiaoping come segretario generale del partito comunista, la Cina ha promosso l’apertura degli scambi con il mercato internazionale, a partire dalle ZES (Zone Economiche Speciali), province cinesi nelle quali vennero apportate le prime riforme di apertura al mercato, diventando così l’economia dalla crescita più elevata al mondo. Il processo di crescita economica si basa essenzialmente sulla grande disponibilità di manodopera a basso costo. Considerando soltanto i dati dal 2000 al 2014, la straordinaria crescita del PIL, pari a circa il 270%, sembra non lasciare dubbi che l’economia cinese sia un’economia in crescita che non ha risentito della crisi scoppiata a livello mondiale. In realtà i tassi di crescita annuali del PIL sono in diminuzione, passando da livelli del 10, 12 % negli anni tra il 2003 e il 2006, con un picco nel 2007 di circa il 14%, ad un 7% negli ultimi anni.

Figura 1 — PIL in dollari, a prezzi costanti, valori in miliardi, anno di riferimento 2005

Fonte: World Bank

La decrescita è stata mascherata da un aumento degli investimenti, che risultano avere una tendenza crescente a partire dal 2009 e, a partire dal 2005, sono superiori alla spesa per consumi delle famiglie.

Figura 2 — Spesa pubblica, spesa per consumi finali delle famiglie, investimenti, percentuale del PIL

Fonte: World Bank

Il fatto che gli investimenti siano maggiori della domanda interna (ossia dei consumi) genera un crescente indebitamento del settore pubblico, come spiega la rivista “Internazionale”. Questo porta la Cina ad avere un debito pubblico pari a circa il 280% del PIL nel 2014, il debito più alto a livello mondiale.

Ma la Cina è anche un’economia in evoluzione. L’industria, la componente principale dell’economia del Paese che ha avuto un ruolo centrale nella crescita osservata, a partire dal 2011, rappresenta una quota sempre minore del valore aggiunto totale, mentre invece il settore terziario acquista una quota sempre maggiore (circa il 48% del PIL nel 2014).

Figura 3 — Valore aggiunto settori produttivi, percentuale del PIL

Fonte: World Bank

Tra cambiamenti strutturali e l’aumento eccessivo degli investimenti, occorrono riforme per incentivare i consumi delle famiglie, come spiega “La Voce”. L’evoluzione della Cina non è ancora terminata.

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