Lavoro, produttività e salari in Corea del Sud

In Corea del Sud il settore primario è piuttosto debole in quanto rappresenta solo una parte trascurabile del Pil del Paese, il 2.58%. I principali settori di attività del Paese sono il settore tessile e metallurgico, il settore navale, la fabbricazione di automobili e l’elettronica (specialmente i semiconduttori, di cui la Corea del Sud è il maggiore produttore mondiale). Il settore secondario rappresenta circa il 40% del Pil, mentre il terziario rappresenta quasi il 58%, con grandi magazzini, catene di negozi e supermercati.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, gli occupati sono impiegati maggiormente nel settore terziario (quasi il 70%), mentre nel settore industriale è impiegato il 24.4% degli occupati e nel settore agricolo soltanto il 6,10%.

Source : World Development Indicators

La Corea del Sud nel 2015 ha presentato un tasso di disoccupazione molto basso, 3.6%, accompagnato da un tasso di occupazione del 65.7 %, relativamente basso soprattutto per donne e giovani. La Corea del Sud è infatti agli ultimi posti tra i paesi OCSE per l’ inclusione delle donne nel mercato del lavoro. In particolare nel 2015 il tasso di occupazione maschile è stato pari al 75.7%, a fronte di quello femminile pari al 55.7%. Tra le cause principali, la difficoltà di coniugare impegni familiari e lavorativi. Anche il salario è diverso: le coreane guadagnano circa il 36% in meno dei colleghi. Relativamente ai giovani, invece, nel 2015 il tasso di occupazione giovanile è stato pari al 26.9%, superiore soltanto a Italia, Spagna, Portogallo e Ungheria tra i paesi OCSE. Su questi dati incidono la ristrutturazione dell’economia sudcoreana dopo la crisi finanziaria degli anni 97/98 e l’elevato livello di istruzione dei giovani coreani che, non trovando lavoro, restano a scuola e si affacciano al mondo del lavoro mediamente più tardi faticando a trovare posti di lavoro adeguati alle proprie qualifiche.

In tutti i paesi dell’Asia in via di sviluppo il tempo di lavoro è sempre stato più elevato che nei paesi industrializzati: è una caratteristica delle economie in via di sviluppo nelle quali la mancanza di tecnologie e di capitale viene spesso compensata da un orario di lavoro più intenso. In Corea del Sud si lavora in media 43,8 ore settimanali, superando molti Paesi europei, gli Stati Uniti, il Giappone e l’Australia.

Source : IloStat

Ma al maggior lavoro non corrisponde sempre un miglior salario. In Corea il senso del dovere viene prima del guadagno economico: nel 2014 il salario medio annuo in Corea del Sud è stato di 36 653 dollari, mentre negli Stati Uniti di 57 139 dollari, in Australia di 51 148 dollari, in Germania di 43 872 dollari, in Francia di 40 828 dollari, nel Regno Unito di 41 659 dollari. Tra i Paesi analizzati il salario medio annuo sudcoreano supera solo quello del Giappone, 35 672 dollari. Tuttavia negli ultimi anni, il salario medio annuale dei sud coreani mostra una tendenza crescente in particolare per gli impiegati dei principali gruppi sudcoreani ( Samsung Electronics, SK Telecom, Shinhan Financial Group, KDB Financial Group e Hyundai Motor)

Analizzando la relazione tra produttività e salari nel tempo, si può osservare che, come previsto dal modello ricardiano, l’andamento in generale crescente della produttività si associa ad una tendenza all’aumento dei salari. Si può inoltre osservare che nell’ultimo periodo per il quale sono disponibili i dati, il gap tra salari e produttività sta aumentando. L’ aumento della produttività è stato determinato dall’acquisizione di tecnologie estere, dai forti investimenti nell’istruzione e dal sostegno agli investimenti in settori chiave come quello manifatturiero, caratterizzato da un’elevata domanda globale.

Source: Oecd.stat
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