UK — Una crisi difficile da lasciarsi alle spalle

Il Regno Unito è stato il cuore della “rivoluzione industriale” e, pertanto, vero motore dell’economia moderna. La presenza di risorse minerarie (specie carbonifere) assai cospicue e di una dinamica classe imprenditoriale furono la straordinaria base di partenza per un’espansione economica. Ad oggi però il settore industriale ha perso la sua importanza, superato dal settore terziario, sia in termini di contributo al PIL sia in termini di occupazione. Il settore dei servizi, impiega circa l’80% della popolazione attiva e contribuisce a oltre tre quarti del PIL, diventando ormai la forza motrice dell’economia: Londra rimane la più grande piazza finanziaria europea, allo stesso livello di New York. L’industria resta sui valori di poco superiori al 20 % del PIL che di anno in anno mostrano una tendenza alla diminuzione.

La forte urbanizzazione, provocata sin dal XIX secolo dall’intenso sviluppo industriale, ha fatto sì che da gran tempo fosse piuttosto modesto il numero degli addetti alle attività agricole. Il settore agricolo occupa, infatti, solo l’1,1 % della popolazione nell’anno 2014 e in termini di contributo al PIL le percentuali sono vicine allo zero. Nonostante ciò, poiché il settore è largamente meccanizzato e tecnicamente molto progredito, è molto produttivo e fornisce più del 50% delle necessità alimentari del Paese.

Fonte : World Bank
Fonte : OECD

Scende il tasso di disoccupazione al 6,1 % nel 2014 e continua la sua discesa anche negli anni successivi registrando nel 2016 il minimo storico pari al 5,1 %. Un traguardo importante che apre le porte al buon sperare.

Il tasso di occupazione, sempre nel 2014, è pari al 72,2 % che suggerisce un’economia britannica come, probabilmente, la più in salute in Europa. Con le richieste di sussidi in calo più del previsto, l’unica nota stonata nella sinfonia degli ultimi dati è un incremento dei salari che, comprensivo dei bonus, risulta uguale al 2,1 %, in rialzo rispetto al periodo precedente. In ogni caso una crescita salariale scarsa, come ha più volte sottolineato anche il presidente della Bank of England, Mark Carney, in un mercato del lavoro che invece appare in ripresa.

Fonte : Office for National Statistics (ONS)

Tuttavia, la continua creazione di posti di lavoro nel paese non sta incrementando la produttività del lavoro. Come possiamo notare dal grafico, nonostante siano aumentate le ore lavorate, la produttività del lavoro risulta inferiore alle aspettative.

Fonte : OECD

C’è il rischio che questa ripresa dell’occupazione sia stata spinta da lavori a bassa specializzazione e, dunque, a salario ridotto. Oppure che le imprese, spinte dalla difficoltà di ottenere dalle banche prestiti per finanziare gli investimenti, abbiano scelto di soddisfare la domanda con una maggiore utilizzazione del lavoro piuttosto che con nuovi investimenti in capitale.

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