Quando vendere online vuol dire ascoltare
Nessun brand può avere la presunzione di vendere i propri prodotti online (ma anche offline) senza ascoltare i propri clienti senza sapere chi sono, che luoghi frequentano, che lingue parlano, che bisogni hanno
Un prodotto o un servizio viene progettato, realizzato e posizionato sul mercato per coprire un’esigenza specifica. Per soddisfare un bisogno.
Uno dei modi per coprendere i bisogni e progettare prodotti e servizi in grado di soddisfarli è quello, tradizionale, di condurre ricerche di mercato, realizzare prototipi da distribuire a clienti chiave, organizzare focus group; dopodiché macinare i dati raccolti e correggere il tiro.
Il tempo che passa dall’idea all’azione può essere più o meno lungo a seconda di quanto è complesso il prodotto o il servizio e di quanto è orizzontale l’offerta sul mercarto… il problema è che
non è detto che il mercato vada alla nostra stessa velocità
I brand oggi hanno un grande vantaggio: possono raccogliere dati in tempo reale attraverso le interazioni del proprio pubblico sul web e modificare così ogni aspetto della propria offerta molto più velocemente di qualche anno fa, semplicemente ascoltando (e leggendo) i propri clienti.
I Social Network sono diventati il canale di preferenza dove gli utenti sfogano il proprio malcontento per un prodotto o servizio non all’altezza delle proprie aspettative o non aderente a quanto promesso, oppure lo elogiano postando foto, commenti, like e bloggate.
Da queste azioni veloci e spesso istintive: un like o una foto con lo smartphone in metro, un commento con il tablet in treno o in ufficio, una bloggata serale fatta con tranquillità da casa, si possono ricavare dati impressionanti per quantità e qualità. Dati che nessun sondaggio, focus group, telefonata a freddo può sognarsi di raccogliere, perché sono dati che parlano dell’azienda, della marca, del servizio stesso o del prodotto e ,spesso, ne profetizzano il ciclo di vita.
Le aziende che sanno ascoltare, ehm pardòn leggere, ☺ possono quindi agire.
I mercati sono conversazioni? Si. Allora i brand devono essere ascoltatori