La fiatella tedesca

Energia nera ed energia verde

Esiste una mappa dell’Europa che pochi conoscono. E’ questa:

La trovate qui ed è il frutto di un interessante progetto. Si basa su dati in tempo quasi reale che arrivano da qui (per cui la riterrei sufficientemente affidabile).

La mappa indica quante emissioni di CO2 producono le centrali elettriche dei vari paesi (quelli cool la chiamano Carbon Intensity) in un dato momento. Più il paese è verde, meno CO2 produce. Più il paese tende al nero, più CO2 produce.

Come vedete, la Polonia, dove quasi il 90% dell’energia elettrica è prodotta con il carbone, è una macchia nera: ci sono emissioni di 732 g/KWh di CO2. Ahi. Però in termini assoluti in Polonia si produce relativamente poca energia elettrica.

Segue la Serbia, che però produce pochissima energia in termini assoluti.

Poi, naturalmente, ‘ a Ggermagna, dove si produce energia elettrica in gran parte con lignite e carbone (ne abbiamo parlato qui): 533 g/KWh di CO2 (al momento: sono numeri che variano da un giorno all’altro e anche nel corso della stessa giornata, ma in media siamo lì).

E’ tanto come dato unitario e ovviamente è tantissimo in assoluto, soprattutto se consideriamo che in Germania si producono annualmente circa 560 TWh di energia elettrica. Un paese, insomma, che sparge la sua fiatella pestilenziale su tutta l’Europa, giacché la CO2 è globalista e non riconosce i confini. Qui si guarda solo alla CO2, ma anche riguardo alle emissioni di altri elementi nocivi siamo messi bene.

L’Italia ha emissioni che sono poco più della metà di quelle tedesche (297 g/KWh CO2), grazie al suo diverso mix di produzione.

Ma la Germania investe sulle energia rinnovabili”, dirà qualcuno.

E’ vero. Ma allora come mai stanno inquinando tutta l’Europa con i loro miasmi?

Perché la situazione è questa:

E’ chiaro? Vuol dire che rispetto al fabbisogno di energia (cioè quella parolaccia che è la domanda), l’offerta di energia “verde” (o “rinnovabile”, o comunque a bassa emissione di CO2) rimane largamente insufficiente. (Qui trovate i dati in tempo quasi reale)

E questo nonostante i grandi investimenti in capacità produttiva rinnovabile degli ultimi venti anni.

La bellissima mappa di Tomorrow ci dà anche un’altra possibilità: cliccando sul paese che ci interessa, si può vedere il reale utilizzo della capacità produttiva. Per la Germania, un’ora fa rispetto a quando scrivo, questa era la situazione:

Come vedete, ci sono oltre 40.000 MW di capacità installata eolica e circa 39.000 MW di capacità fotovoltaica. Migliaia di piccoli e grandi generatori sparsi per il paese e off-shore. Numeri enormi. Però, l’utilizzo reale di questa capacità (cioè quanta energia effettivamente viene prodotta con tutte queste centrali) è bassissima.

Questo perché si tratta di un tipo di produzione che non è efficiente. Dipende dal fatto che sole e vento si manifestino effettivamente. Inoltre, quando anche sole e vento ci siano, l’efficienza stimabile per gli impianti solari fotovoltaici è tra il 10 e il 15% quando va bene, per quelli eolici del 25–30% quando va ottimamente. Efficienze molto basse.

Lo sviluppo di tutta questa capacità produttiva rinnovabile è stata lautamente incentivata dallo Stato tedesco. Ma non è sufficiente. Per arrivare a coprire integralmente la domanda con produzione da fonte rinnovabile servirebbe una quantità di capacità produttiva spropositata.

Quindi le fonti convenzionali continuano e continueranno ad avere un ruolo fondamentale nel soddisfacimento della domanda, a dispetto di tutti i proclami e di tutto il marketing “green”.

Sinora, nessuno all'interno dell’Unione Europea si è mosso per far rilevare alla Germania che il proprio mix di produzione sta avvelenando l’Europa. Da lì difficilmente potrà arrivare qualcosa. Però, se i vari protocolli mondiali sul cambiamento climatico inizieranno ad avere una qualche forza reale, per la Germania si tratterà di trovare delle alternative credibili al carbone, e questo avrà certamente degli impatti anche a livello politico.

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