Cyberpunk 2077

Del perchè Klaus Schwab ha ragione. Venti milioni di persone hanno trascorso centinaia di ore in un ambiente urbano simulato, soddisfacendo pienamente i propri bisogni secondari, dimentichi della insignificante realtà quotidiana della propria vita.

Gilles Champollion
EquaCoin

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Night City, la città virtuale di CP77

Trailer in italiano.

Ho da poco terminato di trascorrere la mia quattrocentesima ora nel simulatore Cyberpunk 2077, anche noto come CP77. Molti pensano si tratti di un videogioco ed in effetti questa è la sua funzione primaria, ma CP77 è molto di più. Posso dire, senza alcun dubbio, che si tratta di una pietra miliare dove si mescolano letteratura, cinema e realtà virtuale creando una “vita” alternativa vera e propria, mostrando plasticamente quello che è il motto di Klaus Shwab, ovvero “Non avrete nulla ma sarete felici”.

Se si trascorrono quattrocento ore, quasi consecutive, in un mondo virtuale interrompendo solo per le funzioni fisiologiche e poco altro, di fatto si sta “vivendo” in quel mondo.

Un gioco che ha delle regole, ma che nella sua struttura portante, ed è qui la rivoluzione, non pone vincoli di spazio essendo ambientato in una città, completa di periferia ed un vasto deserto, totalmente accessibili e percorribili, a piedi o in auto, in cui avvengono cose e dove si svolge una vita interagendo con NPC (Non-player character), ovvero personaggi pre-programmati e dotati anche di qualche funzione di intelligenza artificiale (ma molto migliorabili in futuro).

Certamente si tratta di un punto di svolta, una pietra miliare verso una realtà virtuale pregnante, non quella cosa che ha in mente Mark Zuckerberg, il cui Meta sta a CP77 come un pollaio sta ad un grattacielo.

Questo genere di gioco, o di spettacolo, in cui non si devono seguire le vicende dei protagonisti, come in un libro di Tolstoj, ma si vivono direttamente in prima persona potrebbe essere il futuro dello spazio di intrattenimento, dove però l’intrattenimento raccoglie la gran parte della giornata.

In un mondo del genere, per soddisfare la propria immaginazione, non serve lavorare, non nel senso classico, ma si deve operare per avere le risorse necessarie all’interno del gioco stesso.

Se si desidera vedere uno spettacolo di strip-tease o acquistare una pistola particolarmente efficace si dovranno svolgere dei compiti e mentre lo si fa viene prodotto valore nel mondo del gioco.

L’immaginazione rimane appagata, relegando alla vita reale le esigenze animali.

Vale qui la pena di ricordare le parole del mai compianto Eugenio Scalfari:

“Noi ci inventiamo i desideri, non i bisogni primari, che hanno anche gli animali, ma quelli secondari. I poveri, salvo pochissimi, NON hanno bisogni secondari”.

Detto questo, il gioco si può “modificare” utilizzando dei piccoli programmi di terze parti, per lo più gratuiti, ed allora si può comprendere nella pienezza la grandiosità del progetto, in quanto la vita continua anche dopo la fine della storia.

Provare per credere.

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Gilles Champollion
EquaCoin

Investor, political observer, blockchain enthusiast, bitcoin early adopter, EquaCoin supporter.