Benvenuti al (Parco) Sud
di Stefania Cicco e Anna Lesnevskaya





Un polmone verde di Milano, ma anche il suo granaio. Il Parco Sud ha tutte le caratteristiche per essere entrambi. Questo spazio di 48 mila ettari di superficie, alle porte del capoluogo lombardo, ha un passato complesso e ricco di storia, ma il suo futuro rimane una sfida aperta. Vent’anni fa il territorio, da secoli votato alla coltivazione, ha provato a rilanciarsi all’insegna della biodiversità e dell’agricoltura sostenibile. Un progetto di convivenza che cerca di sopravvivere ai problemi burocratici e di gestione. Mentre le aziende – nel Parco ce ne sono più di mille — sperano che Expo 2015 possa stimolare il potenziale del territorio.
Di piccole aziende come la Cascina Scanna di Chiara Dufour, a Cisliano, nel Parco ce ne sono tante, e tutte hanno le stesse difficoltà. In molti, come Chiara, coltivano campi a riso, prodotto tipico di queste zone, e cercano magari di arrotondare con un’attività di agriturismo. Ed ecco che arrivano i problemi: le norme per la tutela della natura fissate dall’Ente gestore che fa capo alla Provincia allungano a dismisura i tempi delle autorizzazioni. Per la direzione si tratta solo di un intoppo già risolto, ma i dubbi degli agricoltori rimangono: non sentono la loro attività valorizzata abbastanza. A loro non basta il “marchio produttore di qualità ambientale” concesso dal Parco alle aziende virtuose. Serve l’impegno concreto del Parco per migliorare, ad esempio, la segnaletica.
«I mezzi per praticare un’agricoltura rispettosa dell’ambiente ci sono, ma le istituzioni sono assenti e non li mettono in pratica: non conoscono bene il territorio e non ne apprezzano l’importanza», sostiene Kisito Prinelli, presidente dell’Associazione per il Parco Sud. L’ennesima prova arriva, secondo l’associazione, dal silenzio del Parco sulla costruzione della Tem, uno dei grandi progetti infrastrutturali legati a Expo 2015, che andrebbe a sottrarre terreno al “polmone verde” della città.
È un’altra la svolta che gli imprenditori come Niccolò Reverdini della Cascina Forestina di Cisliano si aspettano dall’Esposizione. «In vista di Expo il Parco può e deve fare di più per le aziende», spiega Reverdini, mentre prova a pensare a qualche soluzione, come «guide multimediali o siti web ben fatti». Lui un modo per conciliare rispetto dell’ambiente e sostenibilità l’ha trovato. È stato uno dei pionieri, al Parco Sud, dell’agricoltura biologica. Perché questo modello funzioni è indispensabile il coinvolgimento dei consumatori delle zone limitrofe. L’agronomo Andrea Segrè propone una ricetta: serve un «patto sociale tra chi produce beni agricoli che tutelano la salute della biodiversità e chi consuma beni alimentari che tutelano anche la propria salute».