Differenziata alla milanese
di Susanna Combusti e Giorgia Wizemann
C’è il risotto alla milanese, c’è la cotoletta alla milanese. E dal 2012 c’è anche la differenziata alla milanese. Milano la fa talmente bene da candidarsi a capitale di vetro, plastica, carta e umido. Prima in Europa insieme a Vienna tra le città oltre un milione di abitanti. Iniziata a novembre di quell’anno, il fine lavori della raccolta differenziata è fissato a giugno 2014 con l’estensione alla zona 8, quella di Quarto Oggiaro – Gallaratese. Gli ultimi due anni hanno registrato un aumento di quasi dodici punti percentuali: dal 36,7 del 2012 al 48,3 del gennaio 2014.
Tutto bene, quindi. A una prima occhiata sì. Ma tutto rosa non può essere. Rimane il problema dei locali in centro, dei famosi piattini di plastica usati nei luculliani aperitivi milanesi. Piatti sporchi che si lavano in famiglia, e vanno dritti dritti nel sacco indifferenziata. Ci sono condomini che buttano la carte in buste di plastica e poi fanno ricorso sostenendo che è stato il vicino. Ci sono le giornate fredde d’inverno e i netturbini che attaccano all’alba per pulire notti di baldoria.
Difficile immaginare che cosa succede al succo di frutto una volta che lo butti nel cestino. Difficile e anche un po’ sgradevole, perché la cena così buona la sera prima dopo due giorni è già diventato un sacco sporco e puzzolente. I rifiuti vengono raccolti di notte e forse per questo nessuno se ne cura. Poi se qualcosa non funziona si invoca l’esercito. Prima a Milano c’erano le canne di condominio: tubi che finivano dritti nel locale spazzatura, si buttava lì il sacchetto e poi chissà.
L’attenzione al tema rifiuti è cresciuta poi con gli anni. E infatti quello degli sprechi sarà uno dei argomenti centrali di Expo 2015. Per quella data l’assessore Pierfrancesco Maran spera (si augura) di arrivare quasi al 60 per cento di differenziata. L’Amsa, che gestisce la raccolta rifiuti a Milano e in altri undici comuni della provincia, viene pagata a tonnellate raccolte. Come sia possibile conciliare questo con l’obiettivo di Palazzo Marino – azzerare i rifiuti –, si vedrà.









