Graffiti e gourmet
di Giulia Carrarini e Francesco Giambertone

Ha la penna del giornalista, le matite del disegnatore e il palato sottile del critico enogastronomico. Se gli chiedi in quale percentuale sia ciascuno dei tre, sorride e risponde: «Illustratore al 50 per cento, al 30 giornalista-gourmet e scrittore al restante 20». «Proporzioni che cambiano completamente se parliamo di proventi», aggiunge scherzando, «ma questa è un’altra storia». Inquadrarlo in una professione significa, in realtà, non comprenderne lo spirito, eclettico e multiforme. Sì, perché Gianluca Biscalchin il suo mestiere se l’è cucito su misura, mettendo insieme le sue tre grandi passioni: la scrittura, il cibo e il disegno.
Così, oggi, illustra ricette, fa ritratti di chef e racconta il mondo dell’alta cucina. Il tutto, sempre, con grande ironia. «Il carciofo è il mio ingrediente feticcio», confessa: «C’è un motivo poetico e uno prosaico. Il primo è che il carciofo è un vegetale-fiore: ha una corazza impenetrabile e spinosa, ma un cuore saporito e profumato. Il motivo prosaico, la verità, è che sono nato a Roma, mia nonna era romana e sono cresciuto a suon di carciofi. Se il cibo è la memoria, il carciofo è il mio cibo proustiano». Ed è forse per questo, per non dimenticarsene, che ne ha uno tatuato sulla spalla. Chiaramente, lo ha disegnato lui.






Gianluca Biscalchin — per gli amici “il Bisca” — ha 44 anni, è nato a Roma da padre milanese di origini venete, ma è cresciuto a Firenze e ha studiato a Siena. Oggi vive e lavora a Milano. Il suo biglietto da visita in forma di libro si chiama Pret-à-gourmet: «Una sorta di guida nell’alta cucina per chi non frequenta l’alta cucina». Un mix di gaffe, aneddoti e disegni per scoprire ridendo il mondo dei ristoranti stellati e «imparare a fare il figo tra i fornelli con gli amici», aggiunge lui scherzando. La sua ultima avventura, invece, si chiama “Taglio”: una caffetteria-ristorante-bar-emporio. Un posto dove, quando sfogli il menu, trovi anche lo spritz al Cynar, il liquore all’immancabile carciofo.
Come Biscalchin, anche “Taglio” sfugge a una definizione precisa: «Volevamo creare un luogo caldo per prendere un caffè», racconta il Bisca. «Poi il progetto è cresciuto, è diventato anche un negozio e un ristorante». L’idea di questo posto è di tre amici che hanno voluto dare un taglio alla loro vita. Hanno lasciato i loro lavori, hanno aperto un locale e lo hanno chiamato proprio così. «Mi hanno coinvolto per una consulenza sul cibo, ma io mi sono innamorato del progetto e ho voluto partecipare». Chi entra, allora, trova un’intera parete illustrata da Biscalchin. Lo stesso che — tra un disegno e l’altro, quando può — serve anche ai tavoli.