Peso fragile

di Lucia Maffei e Silvia Morosi

https://www.youtube.com/watch?v=W0po3v9eEwA

Se metà del mondo muore di fame, l’altra metà vuole dimagrire. Basta un numero, che per coincidenza è lo stesso, a smentire questa semplificazione: 12 per cento. Soffre di malnutrizione nel mondo poco più di una persona su otto, è la stima della Fao, mentre per l’Organizzazione mondiale della sanità i ventenni obesi nel 2008 (ultimo dato disponibile) erano proprio 12 su 100.

Dodici su cento non è una persona ogni due. Ma è comunque un dato allarmante, nell’uno e nell’altro caso. E l’Expo 2015 di Milano non può permettersi di ignorare i lati oscuri del tema «Nutrire il pianeta, energia per la vita»: fame nel mondo da una parte, eccesso di calorie dall’altra.

E anoressia. Il disturbo del comportamento alimentare che spinge a chiedere perdono per ogni boccone è forse il fenomeno più adatto per riflettere sugli aspetti meno evidenti del tema cibo, così affine alla cultura italiana da rischiare di esserne soltanto la celebrazione. Sarebbe stata un’occasione persa. Soprattutto in una città come Milano, che nel 2010 è stata teatro della denuncia della étoile trentenne Mariafrancesca Garritano. «È anoressica una ballerina su cinque», aveva dichiarato l’artista, puntando il dito contro la scuola del Teatro alla Scala.

La storia che qui presentiamo è quella di un’altra artista, di origini lucane, che vive e lavora nella città di Expo ormai da anni. Milano, città che toglie, l’aveva fatta precipitare (per la seconda volta) nella spirale dell’anoressia. L’arte, di cui il capoluogo lombardo è così ricco, ha contribuito a salvarla.

Il nome della protagonista della nostra storia è Giovanna Lacedra.