Spontini, un trancio di storia

di Davide Gangale e Gabriele Principato



L’esperienza Spontini inizia nel 1977, quando Giuliano Innocenti, padre di Massimo, acquista lo storico forno aperto dalla famiglia Banti negli anni Cinquanta. Uno spicchio alto e morbido, cotto in forno a legna in un ottavo di padella. La tradizione non è napoletana, ma toscana, terra d’origine degli Innocenti. Padre e figlio hanno lavorato per lungo tempo in bottega, dietro al bancone. Finché Massimo, che oggi ha superato i 50 anni, non ha deciso di fare il salto di qualità. A partire dal 2008, in 6 anni ha aperto altri 5 locali, portando la catena Spontini a raggiungere un fatturato di circa 12 milioni di euro.

Nel 2014 Innocenti ha lanciato a Milano un nuovo format di vendita della pizza, orientato allo street food: Spontini Point, situato nel cuore della città, in via San Raffaele, a due passi dal Duomo. Il patron racconta: «Il sistema-food è cambiato. Una volta il concetto del ristoratore era: apro là perché in quella via non c’è nessuno, così lavoro solo io. Un concetto che mio padre ha mantenuto per tanti anni. Oggi, invece, è fondamentale essere posizionati insieme agli altri. Il segreto è concentrare le attrazioni commerciali, creare un polo».

La scelta della location è determinante per il successo di una nuova iniziativa commerciale. A Milano come a Tokyo, dove Spontini aprirà tre punti vendita già da quest’anno. I marchi e gli arredi saranno quelli presenti a Milano, ma i primi punti vendita giapponesi occuperanno intere palazzine, completamente dedicate alla pizza. Anche le materie prime saranno italiane, e per i primi sei mesi di attività un pizzaiolo della casa madre addestrerà quelli locali.

La formula commerciale che Spontini sta sperimentando in via San Raffaele è destinata a sbarcare anche a Londra. Stesso spicchio, ma venduto in modalità takeaway. Niente posto a sedere, ma all’interno del locale ci sono comunque delle mensole d’appoggio e un tavolo da condividere. La scelta di continuare a puntare su Milano, aprendo nuovi locali, Innocenti la spiega così: «Non lo faccio solo per denaro, guadagnavo di più con un solo negozio che con una catena. Oggi abbiamo una struttura costosa, il margine si riduce. Però dietro il marchio Spontini c’è un progetto. Dire industriale mi sembra esagerato, ma è un progetto di sviluppo. C’è una famiglia orgogliosa di portare il proprio nome in giro per il mondo».