L’opinione non è paritaria

[Forse anche la mia qui non vale nulla]

Due giorni fa ho avuto un confronto con un mio contatto Facebook riguardo l’analfabetismo funzionale in seguito ad un articolo apparso su La Stampa.

Per chi ancora non sapesse di cosa sto parlando cito:

Con il termine analfabetismo funzionale si intende l’incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. In generale, l’analfabetismo è l’incapacità di leggere o scrivere frasi semplici in una qualsiasi lingua. Si parla talvolta, meno comunemente, di illetteratismo, termine usato perlopiù in ambito scientifico che definisce individui incapaci di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità. […]
Quando si è analfabeti, non si è per nulla in grado di leggere o scrivere. In contrasto, chi è funzionalmente analfabeta ha una padronanza di una base dell’alfabetizzazione (capacità di leggere e scrivere testi nella sua lingua nativa), ma con un grado variabile di correttezza grammaticale e di stile. In breve, quando sono posti di fronte a materiali stampati, gli adulti funzionalmente analfabeti non possono operare efficacemente nella società moderna e non possono svolgere adeguatamente compiti fondamentali come compilare correttamente una domanda d’impiego, comprendere un contratto legalmente vincolante, seguire le istruzioni scritte, leggere un articolo di giornale, leggere i segnali stradali, consultare un dizionario o comprendere l’orario di un autobus. L’analfabetismo funzionale limita gravemente anche l’interazione con le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ad es. usare un personal computer per lavorare efficientemente con un’applicazione per la videoscrittura o i fogli di calcolo).

Fonte Wikipedia (trovate la stessa definizione riproposta anche in altri siti)

Successivamente ne ho parlato con qualche collega in ufficio, chiedendo opinioni e pareri poiché una percentuale compresa tra il 70 e l’80% mi sembra troppo elevata.
Ho fatto anche un giro su Google, leggendo l’analisi di Tullio De Mauro, la definizione di analfabetismo in generale e una serie di articoli che, dal 2013 circa, trattano l’argomento più o meno alla stessa maniera facendo riferimento alla stessa ricerca. Il risultato è : ALLARME ROSSO!
Dal confronto Facebook e da quello in ufficio l’interrogativo principale è: di chi è la colpa?

  1. Sistema scolastico
    Una prima causa può essere attribuita ad un sistema scolastico che non prepara a dovere le persone. Qual’è la falla?
    Nella mia vita lavorativa ho fatto l’insegnante e dato ripetizioni, non vi dico la fatica con l’algebra di base dimostrata dai ragazzini. Non stiamo parlando di logaritmi, derivate e matrici con i quali faticavo pure io, ma di raggiungere un grado di preparazione che permette di eseguire semplici operazioni con monomi, polinomi e scale di misura.
    Finita la terza media dovrebbe essere facile come bere un bicchier d’acqua, al massimo per chi non mastica più il calcolo letterale dovrebbe bastare un semplice ripasso.
    Purtroppo i quiz matematici presenti sui social se risolti correttamente vengono venduti come “materiale per veri geni” perché il 90% delle persone lo sbaglierà e infatti buona parte delle persone dimostra l’incapacità di applicare un semplice ordine delle operazioni.
    Lasciamo perdere poi l’uso della lingua. Io coltivo l’hobby della scrittura, leggo discretamente (una media di 15 libri l’anno), ma ritengo il mio italiano accettabile, non perfetto. Sui social basta fare un giro per trovare miscugli di lettere a caso che vorrebbero sembrare opinioni di senso compiuto atte a confutare tesi di dubbia provenienza.
    Senza ripetere troppo ciò che già leggete in giro voglio prendere una decisione su un argomento che fino a qualche giorno fa mi lasciava in bilico: mi dispiace cari insegnati, ma il sistema nella scuola dell’obbligo sta fallendo la sua missione. Di chi è la colpa? Cosa non funziona? Se dei docenti si volessero confrontare sull’argomento ne sarei grato. Ho molte domande e poche risposte.
  2. Internet causa di tutti i mali
    I più anziani potrebbero essere tutti con il dito puntato subito e cartelli con su scritto “Ai miei tempi questo non succedeva”, “Quand’ero giovane saltavo i fossi per lungo!”, “Quando c’era lvi!”, “E Renzieee keffaaa???”, “Buongiornissimo! Kafféééé???”
    Qui voglio specificare alcune cose. È vero che la diffusione delle connessioni ha dato la possibilità a tutti di parlare, ma è altrettanto vero che non utilizziamo il nostro tempo in maniera proficua, leggendo con calma gli argomenti su cui ci sentiamo autorizzati a dare la nostra opinione. Abbiamo il filone d’oro di una miniera del Klondike, ma ci accontentiamo di passare il rigagnolo fuori con il setaccio.
    Oggi una mia collega mi ha linkato un articolo di Parole Ostili molto interessante con il quale sono d’accordo.
    Tornando sul poter parlare di tutto con tutti io dico no. Le opinioni non sono paritarie.
    Se si parla di fatti o dati non esiste il “ma secondo me”. Quello lo possiamo usare quando esprimiamo un parere su un disco o un film (senza entrare nei tecnicismi perché anche lì, a voler essere pignoli, contano i fatti. Un disco è arrangiato bene o male, un film è girato bene o male). Per esempio: “secondo me il disco di Salmo è tra i migliori di genere hip-hop per il 2016” oppure “Rogue One è un bel film, ma non mi ha esaltato troppo”. In questo caso la mia opinione vale quanto quella degli altri, ma se stiamo parlando di medicina al massimo posso appellarmi a un “secondo parere” da parte di un medico se il primo non mi convince, non mettermi ricercare a caso su Google fino a trovare la risposta che più mi aggrada.
    Ecco, fatevi una cortesia, se non volete finire negli screenshot della pagina Adotta anche tu un analfabeta funzionale, leggete tutti gli articoli e non solo i titoli, non sentitevi in dovere di esprimere la vostra opinione su tutto e sopratutto su ciò che non conoscete, se non capite chiedete a chi ne sa più di voi, fidatevi della scienza e dei DATI. Infine se vi appassionate ad un argomento, approfondite, ma verificate sempre che le fonti siano attendibili. Siate freddi e analitici come un vulcaniano e, se la sola passione non soddisfa la vostra brama di preparazione, iscrivetevi all’università e laureatevi nell’argomento a voi caro.

Conclusioni
Assemblando le mie due ipotesi preferirei non inserire tutto l’80% degli italiani nella condizione di analfabeti funzionali, ma collocarli in quello che si chiama analfabetismo di ritorno.

Analfabetismo di ritorno Espressione riferita a quella quota di alfabetizzati che, senza l’esercitazione delle competenze alfanumeriche, regredisce perdendo la capacità di utilizzare il linguaggio scritto per formulare e comprendere messaggi. L’analfabetismo di ritorno ha dunque effetti determinanti sulla capacità di un soggetto di esprimere il proprio diritto alla cittadinanza (dal voto al diritto all’informazione, alla tutela sul lavoro ecc.) e di potersi inserire socialmente in modo autonomo.

Fonte Treccani.it

A mio avviso questo è il problema principale e la velocità con la quale accediamo, e consultiamo, le informazioni porta a sintetizzare troppo le stesse, limitandole ai 140 caratteri di un tweet o a un immagine su FB.
Le conseguenze sono ogni giorno visibili sui social: (non) leggere e non capire diventano la normalità.
Gli acronimi che utilizzavamo con gli sms per risparmiare caratteri hanno fatto nascere l’uso smodato delle k e degli xké portando ad una regressione del vocabolario personale. (Toglietemi tutto ma non il mio ROTFL).
Infine vogliamo parlare di tutto: dalla politica alla medicina, passando per l’astronomia e pretendere che i nostri commenti valgano quanto quelli di una persona più competente di noi. Tutto nella visione del “Il web è libero. Il web è democrazia!”.
No, cari amici. Il web è confronto, discussione, ma con congnizione di causa.
Diventiamo, quindi, un po’ tutti analfabeti funzionali, perché non capiamo tutto e tutti, e non abbiamo le competenze per confutare correttamente tutte le tesi e gli argomenti che ci passano sotto gli occhi. 
Per fortuna esiste ancora qualcuno che ha l’accortezza di stare zitto, leggere informazioni da diverse fonti, di ponderare le decisioni e di cercare di migliorare sforzandosi nella comprensione. Nonostante tutto alla fine continua a sentirsi ignorante perché ignora certi argomenti e si fida di chi ne sa più di lui capendo che alcune persone sono più competenti di lui. Ci sono persone che ancora sanno ascoltare senza la presunzione di dover parlare sopra gli altri. 
Per il resto gli stupidi non chiamiamoli analfabeti funzionali perché stupido è chi lo stupido fa e certi utenti del web fanno benissimo gli stupidi con l’aggravante di non accorgersene.

[Dopo tutto questo mi sento ancor di più analfabeta funzionale leggendo questo articolo di Erik Boni]

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