Contorni

La figura del Designer come “Kontur Gauge”, ossia come rilevatore di contorni della realtà da interpretare, si contrappone con il Manager inteso come colui che è in grado di fornire accurate rappresentazioni della realtà; tali rappresentazioni individuano ciò che è “direttamente” osservabile, mentre un Kontur Gauge “risulta capace di indicare una possibilità o uno scenario di possibilità alternative sullo sfondo complesso e indeterminato di una molteplicità di dati fra loro irrelati”(1).

Isaac Ben Israeli definì la verità con la formula filosofica “adaequatio rei et intellectus”, corrispondenza tra realtà ed intelletto, intendendo con questo che la verità consiste nella corrispondenza tra la realtà e la sua rappresentazione linguistica e concettuale. Gli uomini, sosteneva Bion, “vanno a verità così come le macchine vanno a benzina” ed è per questa “necessità di verità” che qualsiasi osservatore, avendo nel tempo maturato un enorme numero di categorie, di relazioni tra oggetti, nomi e concetti, sarà tentato di definire ciò che gli si palesa di fronte attraverso ciò che già conosce.

Così, dando un nome vecchio ad una cosa nuova, eviterà la fatica di scorgere la novità che si cela tra dati irrelati e complessi. “Questa attività costruttiva, analogamente a quanto avviene nei modelli scientifici, costruisce l’oggetto che descrive, così come la parola crea l’oggetto di cui parla, al quale fa riferimento.”(2)

Nell’analisi di una struttura, nell’osservazione e nell’ascolto di un team, per essere in grado di attribuire nuovi significati alla realtà che deve affrontare, l’Innovation Designer deve ospitare in se una grande complessità; tale complessità si traduce in un numero elevato di poli interiori che egli dovrà avere a in grado diverso di coscienza, a disposizione. Pertanto più l’esperienza di un Designer sarà aperta e diversificata, tanto più egli avrà la possibilità di mettere in pratica processi di pensiero ricchi di barriere associative deboli. “Noi costruiamo costantemente collegamenti mentali fra generi diversi di descrizione. Poi quando modifichiamo la nostra prospettiva per trovare un’altra maniera di vedere le cose, possiamo applicare l’esperienza di tutta una vita con la stessa facilità con cui si gira un interruttore.”(3) Marvin Minsky esprime così il processo mentale che porta l’osservatore abile, il Designer, ad applicare il proprio patrimonio di esperienze ad un processo dinamico, evitando che le singole entità di quel patrimonio divengano scatole rigide entro cui forzare quanto visto attraverso l’osservazione.

(1,2) Giorgio Gargani, Il filtro Creativo, Laterza (3) Marvin Minsky, La Società della Mente, Adelphi