Come sei arrivato al mondo del design? (prima parte)

Che 15x30 abbia inizio. Con una domanda molto personale e qualche cenno biografico. Per inquadrare i designer con i quali passeremo le prossime 15 settimane!

Ve li presentiamo come se fossimo in un’aula universitaria: per cognome, in ordine alfabetico. E, come capita quando le sessioni sono numerose, dividiamo l’appello in due puntate: prima A–L, poi M–Z.

Partiamo dai primi 15 designer, buona lettura!

“Some of you I know, some of you I’m meeting for the first time”. (Austin Powers, 1997)

Marzia Aricò — @marziaarico

Nome: Marzia Aricò
Cresciuta a: Palermo
Ha studiato: Design e business
Specialità: Service design

Mio padre è un architetto. Ho sempre amato la creatività e il rigore che l’architettura richiede. Ho sempre però preferito i cm ai m. La piccola scala, oggetti vicini alle mani delle persone. Ho preferito quindi studiare Disegno Industriale.


Valentina Auricchio — @vauricchio

Nome: Valentina Auricchio
Cresciuta a: in molti luoghi 
Ha studiato: Design strategico 
Specialità: Design thinking

Da piccola ho sempre voluto progettare, ma non conoscevo il design. Un giorno, il mio docente di arte presso la scuola svizzera che frequentavo ci ha portato a visitare una scuola (forse era l’ECAL) e quindi ho visto il laboratorio di modellazione e ho detto: «Questo è quello che voglio fare da grande!!!»


Federico Badaloni — @fedebadaloni

Nome: Federico Badaloni
Cresciuto a: Roma
Ha studiato: Lettere con indirizzo antropologico e Composizione (musica) 
Specialità: Architettura dell’informazione e content strategy

Ci sono cresciuto dentro, ma questo l’ho capito molto dopo. Ho sempre progettato strutture da toccare o udire: Lego, Meccano, circuiti elettrici, musica per film e documentari. Poi, negli anni in cui mi laureavo in antropologia culturale, è arrivato in Italia il web. Da quel momento ho progettato anche strutture da vedere e leggere. Poi sono arrivati gli schermi tattili, e le cose sono diventate anche da toccare. Pian piano il mosaico delle mie competenze, che per tanti anni mi era sembrato disperatamente incoerente, ha assunto un senso e ha trovato una sua identità.


Valentina Badini — @ValentinaBadini

Nome: Valentina Badini
Cresciuta a: Born and raised in Parabiago, poco fuori Milano 
Ha studiato: Liceo Classico e Design della Comunicazione al Politecnico: non so quale dei due percorsi mi abbia aiutato di più nella professione.
Specialità:UX per sistemi complessi, strategia e testing

Ho avuto la fortuna di avere un papà che per lavoro era molto a contatto con il mondo della tecnologia, e così a 14 anni mi sono trovata già a realizzare piccoli lavori come web designer. Da quei primi siti web e produzioni per la stampa (orribili e assolutamente non user-friendly, ma per me esplorativi), non mi sono ancora fermata, toccando campi che non avrei mai immaginato, passando dall’ergonomia alla business strategy. Il passaggio chiave è avvenuto mentre lavoravo come libera professionista durante gli anni universitari: l’offerta formativa sul digital era pressoché inesistente e mi stavo, come tutti, inventando un mestiere. In quel periodo ho compreso che non avevo alcun interesse a produrre dei “buoni visual”, ma che mi interessava molto di più accertarmi di star migliorando la vita delle persone: senza questo purpose, dubito che avrei resistito così tanto tra startup, agenzie, consulting e aziende. Così ho immediatamente virato sulla nascente UX (che in Italia era solo un acronimo sconosciuto), formandomi da autodidatta, sui progetti, e poi con corsi specifici per arrotondarmi al bisogno. Design può essere un termine costrittivo se male inteso: per me è tutto ciò che concerne il progettare la buona riuscita di un’esperienza, e in questo senso non vedo limiti alle aree su cui formarsi e provarsi.


Letizia Bollini —@extrasmallit

Nome: Letizia Bollini
Cresciuta a: (Quasi) in quella fetta di terra grassa e piatta che sta tra il fiume Po e l’Appennino (Cit.)) 
Ha studiato: Architettura, Disegni Industriale e Comunicazione Multimediale 
Specialità: Interaction/visual design

Sono arrivata al mondo del design in modo abbastanza classico, nel senso che, come molti, prima che venissero aperti i corsi di laurea in Design, mi sono laureata in Architettura, indirizzo Design con una tesi sulla fondazione disciplinare del visual design. Qui ho avuto l’opportunità di studiare con maestri come Maldonado, Castiglioni, Anceschi e Manzini e “vivere” la cultura del progetto.
Poi ho proseguito con un dottorato in Disegno Industriale e Comunicazione Multimediale, sempre al Politecnico di Milano occupandomi di registica multimodale, cioè di design delle interfacce multimodali dal punto di vista teorico e dei linguaggi sperimentali.
Penso che la grande ricchezza di questo percorso sia stata la multidisciplinarietà e la possibilità di spaziare tra diversi ambiti: tecnici, storico-umanisitici, sociali, della rappresentazione e, ovviamente, del design
.


Debora Bottà — @debora_botta

Nome: Debora Bottà
Cresciuta a: Morbegno, Sondrio
Ha studiato: Scienze Politiche 
Specialità: UX design

Per curiosità durante l’università con la scoperta di internet e le molte notti insonni a progettare siti web amatoriali che mi hanno guidato alla prima esperienza professionale nel 2001. Ho proseguito sempre per passione: le competenze e gli approfondimenti della disciplina li ho coltivati da autodidatta studiando molto e applicando i princìpi direttamente al lavoro. Il libro che mi ha fatto appassionare al lato umano del digitale è stato “Web usability” di Jakob Nielsen, mentre confrontarmi e frequentare lo UX Bookclub di Milano è quello che cresce e alimenta ancora oggi quella passione.


Gianluca Brugnoli — @lowresolution

Nome: Gianluca Brugnoli
Cresciuto a: Milano 
Ha studiato: Architettura e Design Service design
Specialità: Design thinking

Ho sempre voluto fare il designer, fin dal liceo. Mi sono laureato in Architettura perché a quel tempo Design era un indirizzo dentro Architettura. Durante gli anni al Politecnico di Milano ho avuto la grande fortuna di incontrare personalità della “vecchia scuola” del design italiano, come Marco Zanuso e Achille Castiglioni, e esponenti del “nuovo design”, come Tomas Maldonado, Ezio Manzini e Francesco Mauri, che parlavano di Service Design, Interaction Design e Strategic Design. Lo ricordo ancora come un periodo molto bello e stimolante sia dal punto di vista intellettuale e creativo. Molto di quello che oggi sono come progettista e persona lo devo a queste persone e a quello che ho potuto imparare da loro.


Stefano Bussolon —@sweetdreamerit

Nome: Stefano Bussolon
Cresciuto a: Vallarsa caput Mundi 
Ha studiato: laurea psicologia, phd scicog, psicoterapia cognitivo comportamentale 
Specialità: IA, usability, research

Non sono sicuro di esserci arrivato :) Negli anni dell’università, due ambiti hanno attirato la mia attenzione, perché coniugavano psicologia e scienze cognitive (il mio ambito di studio) con le tecnologie: intelligenza artificiale ed ergonomia / interazione persona macchina. L’intelligenza artificiale, ai tempi, era un ambito ancora molto accademico. L’interazione uomo macchina, al contrario, si dimostrava da subito applicabile alle interfacce dei software e al nascente mondo del web. Correvano i primi anni ‘90.


Luisa Carrada — @luisacarrada

Nome: Luisa Carrada
Cresciuta a: Roma 
Ha studiato: Autodidatta dalla laurea in lettere moderne in poi
Specialità: Copywriting, verbal identity, semplificazione del linguaggio

La verità è che non so se ci sono mai arrivata perché la mia etichetta ufficiale, quella che scrivi sul profilo Linkedin e quando ti presenti a chi non ti conosce va da “copywriter” a “docente di scrittura professionale”. Ma siccome ho fiducia in chi mi ha voluta inserire in questo progetto, mi impegno con voi, oltre che con me stessa, a vedermi come una designer. D’altra parte le parole sono la prima delle interfacce. Sotto sotto, il mondo del design lo costeggio da sempre e lo frequento con più assiduità e interesse da alcuni anni. I miei studi universitari sono stati storico-artistici, la mia attività da tanti anni quella di creare testi e ambienti testuali in cui le persone siano a loro agio, dove abbiano voglia di intrattenersi, si muovano con disinvoltura, facciano e trovino quello che devono e desiderano senza alcuna fatica, possibilmente con piacere se non con gioia. “Leggerezza” è la mia parola d’ordine, che si tratti di scrivere un complicato contratto che rassicuri invece di spaventare, i microcopy di un sito, un intero libro o i risultati di una ricerca. Sono felice quando mi dicono che i testi che ho scritto, o ho insegnato a scrivere, vanno giù come un bicchiere di acqua fresca. Sono quindi più un’arredatrice di interni che un’architetta dell’informazione. Negli ultimi anni però la vicinanza al mondo del design si è fatta più stretta e soprattutto più consapevole: vi contribuiscono letture, partecipazione a eventi e corsi e soprattutto un buon numero di amiche e amici che designer lo sono per davvero.


Davide Casali — @folletto

Nome: Davide Casali
Cresciuto a: Fra Milano (80%) e Domaso (20%) 
Ha studiato: Informatica, Design e Psicologia in Bicocca 
Specialità: Organization design

In origine stavo “semplicemente” cercando la via più efficace per scrivere software utile. Certo, come programmatore non era difficile scrivere un paio di righe di codice per ottenere il risultato che volevo, ma come utente? L’impraticità di aprire ogni volta l’ambiente di sviluppo è evidente. Ho sempre avuto questa forte motivazione nell’ottimizzare le interfacce. Inizialmente pensavo fosse una questione visuale, da cui studiai visual design… ma ci volle poco perché mi rendessi conto che quello che facevo aveva un altro nome: interaction design. Probabilmente la ragione è che il design ha fra gli obiettivi la conciliazione del codice con la psicologia delle persone. Tecnica e psiche, entrambi temi che mi han sempre interessato. Basta aggiungere un po’ di senso estetico, e il design si pone come scelta naturale.


Paola Casarsa — @paolacasarsa

Nome: Paola Casarsa
Cresciuta a: Udine 
Ha studiato: Maturità classica, UX (certificazione N/N Group) 
Specialità: User research

Ricordo precisamente l’attimo in cui ho deciso che “da grande avrei fatto usabilità e accessibilità” (all’epoca non si parlava di UX). Ero all’università, stavo seguendo il corso di progettazione siti web e il mio professore, molto lungimirante, ci ha parlato di card sorting, di test di usabilità e dei metodi per coinvolgere gli utenti, osservare il loro comportamento e disegnare per i loro bisogni. Mi è sembrata una rivoluzione copernicana.


Chiara Caso

Nome: Chiara Caso
Cresciuta a: Roma 
Ha studiato: Scienze della Comunicazione 
Specialità: User research (il primo amore)

Facendo un giro lungo e largo: sono sempre stata appassionata di interior e industrial design, ma ho studiato Scienze della Comunicazione. All’ultimo anno, un docente mi ha consigliato di leggere “La caffettiera del masochista”, ed è stata un’illuminazione: ho capito allora cosa avrei voluto fare da grande. Mi sono specializzata quindi in primo luogo sull’usabilità e sulla user research, poi la progettazione è stata una conseguenza, anche perché 15 anni fa i ruoli nell’ambito del design digitale non erano specializzati come ora.


Vincenzo Di Maria — @vdm_design

Nome: Vincenzo Di Maria
Cresciuto a: Sampieri, frazione di Scicli, provincia di Ragusa (molto a sud) 
Ha studiato: Industrial Design 
Specialità: Service design

La curiosità ha prodotto in me una visione creativa del mondo spingendomi a cercare aspetti ludici nello studio e nel lavoro. Dopo il diploma di maturità scientifica ho letto un libro per me molto significativo, “Progettare per il mondo reale” di Victor Papanek, che mi ha aiutato ad apprezzare il pensiero progettuale promosso dai miei genitori, entrambi architetti. Il mio primo passo nel mondo del design è stato a Roma, all’Istituto Superiore delle Industrie Artistiche (ISIA Roma) dove tra semiotica, psicologia della percezione e teoria della forma ho cominciato ad apprezzare le regole e gli strumenti di una cultura tridimensionale della progettazione, il mondo degli oggetti e delle interazioni. Crescendo sono passato dal disegno industriale all’italiana al design a tutto tondo, inteso come processo creativo per la risoluzione di problemi e approccio all’innovazione centrata sulle persone. Dalla cultura del prodotto alla cultura del progetto. Durante gli studi in Inghilterra ho sviluppato un approccio più anglosassone, iterativo e collaborativo, aperto al confronto con altre discipline tecniche e umanistiche, a volte addirittura imprenditoriale. Ho lavorato come ricercatore, ho avviato un’azienda e contribuito a progetti complessi in diversi ambiti sociali. Ho sempre sentito una forte responsabilità legata all’atto progettuale, la possibilità di dare forma al futuro e di vedere le persone intorno a te che adottano e utilizzano i tuoi artefatti, prodotti o servizi. Non smetto di ripetere che il design è un atto politico e che la libertà d’espressione creativa deve incontrare le regole dell’ergonomia, dell’usabilità e dell’accessibilità per creare valore anche in termini economici e sociali.


Stefania Giannitti

Nome: Stefania Giannitti
Cresciuta a: Napoli 
Ha studiato: Filosofia con indirizzo psicologico 
Specialità: User experience

Dopo la laurea in Filosofia con indirizzo psicologico alla Federico II di Napoli, ho frequentato un corso di specializzazione in Scienze Umane e Nuove Tecnologie (parliamo del 2002). Ho iniziato ad affrontare i temi della ricerca con gli utenti e dell’usabilità e me ne sono innamorata, a tal punto da cercare un Master che mi permettesse di approfondire queste e altre tematiche correlate. Ho trovato un Master dell’Università di Bologna in Communication e Information Technology che mi ha aperto le porte del mondo del lavoro. Al termine del Master uno dei docenti mi ha offerto di andare a lavorare nella sua nuova azienda a Milano, quella che oggi definiremmo una StartUp, e da lì è iniziata la mia avventura in questo mondo.


Hoang Huynh — @Aetheros

Nome: Hoang Huynh
Cresciuto a: Bologna (ma di origine Vietnamite)
Ha studiato: Ingegneria Informatica, Psicologia, Marketing
Specialità: Business strategy and business first service design

Finiti gli studi in Ingegneria Informatica sono passato quasi naturalmente a fare consulenza in un azienda IT, progettando applicativi software per banche e assicurazioni. Sono sempre stato troppo “laterale” per conformarmi alla strada di architetto software, ma, inevitabilmente, lavorando su servizi che impattavano la vita di un discreto numero di persone, ho deciso di diventare un “buon progettista”. Dopo un master in Experience Design sotto Psicologia, ho fatto un salto nel buio prima come professionista e, dopo qualche anno, come imprenditore nel mondo del Design. Da lì in poi, tutto il resto è storia…

Fine dell’appello A–L. Continua con M–Z.