La rete delle cose, per la rete delle persone

Riflessione sulle prospettive dell’Internet of Things (IoT)

Da tempo mi occupo di analisi big data, che oggi sostanzialmente significa integrare dati da sorgenti diverse, ripulirli, studiare come memorizzarli nel modo più efficiente e costruire le opportune analisi o predizioni.

In questo quadro generale, un ruolo fondamentale è ormai giocato dal cosiddetto IoT (Internet of Things, la rete delle cose) che sta diventando la sorgente preponderante dei dati, almeno in termini di quantità.

Per la natura dei progetti che affronto è poi essenziale un’altra sorgente dati: i contenuti che gli utenti condividono su Web: è quello che possiamo chiamare l’Internet of People, la rete delle persone. Anche questa è una mole significativa di dati, soprattutto in termini di ricchezza semantica.

L’occasione di questa riflessione viene dell’evento IoThingsMilan, a cui ho partecipato come espositore per socialOmeters e come speaker.

IoThingsMilan ha raccolto sotto un’unico cappello aspetti tecnici hardware e software, aspetti di gestione e di processo, aspetti di innovazione, modelli di business e aspetti legali. Riflettendo sulla dualità cose/persone, possiamo rilevare la nascita di un paradigma costituito da una doppia realtà:

La rete delle persone, che produce contenuto ad alta semantica.

E la rete delle cose, che produce contenuto ad alta velocità e volume.


La domanda che ci poniamo è relativa alla relazione tra queste due realtà. Chi è al servizio di chi? Che funzione svolge ciascuna di esse?

La sfida ti tecnica, di business ed etica oggi è quella di costituire un paradigma in cui “le cose”, pur diventando sempre più intelligenti, ricche e rilevanti, si costituiscono come arricchimento e beneficio a vantaggio di tutte “le persone”.

Questo paradigma, che sembrerebbe ovvio, è tutt’altro che banale da costruire e preservare.

Le esigenze di business, che combinano marketing e ottimizzazione dei processi, spingono verso una continua crescita in profondità ed esaustività della raccolta dati su ambienti, brand e persone. L’innovazione tecnologica si muove anch’essa nell’ottica di aumentare precisione e copertura della raccolta dati.

Il rischio diventa quello di ribaltare allora il paradigma: la persona diventa funzionale e strumentale alla raccolta dati, la quale a sua volta diviene l’obiettivo ultimo nei suoi confronti, la cui unica destinazione diventa l’ottimizzazione del business.

Ma non è finita qui: questo passaggio porta le persone ad adattarsi al paradigma, ad accettare il loro nuovo ruolo e addirittura a massimizzare le proprie performance in tal senso: non a caso, i social network diventano i luoghi dove condividere quanto più possibile e cercare riconoscimento per il proprio operato; i device personali (cellulare, wearable, tablet) diventano parte integrante della persona; la condivisione online dell’esperienza diventa più importante dell’esperienza stessa; e per la nostra vita professionale e personale contiamo sempre più su quanto piattaforme integrate di gestione dati riescono a capire di noi, a ricordarci ciò che conta e a consentirci l’accesso ai nostri stessi contenuti.

Il rischio finale? Arrivare a una idiocracy (il potere dell’idiozia) in cui la persona, suo malgrado ma anche a suo vantaggio, diviene schiava e oggetto di un sistema complesso che la governa… con prospettive disastrose nel caso poi il sistema vada al collasso.

Siamo già arrivati a questo? Credo e spero di no.

Sono convinto che le potenzialità di IoT, IoP e intelligenza possono portare invece enormi benefici.

Quali sono gli ingredienti che possono portare a questo?

Innanzi tutto: un forte senso critico, sia da parte degli utenti che dei business coinvolti; senso di responsabilità ed senso etico; capacità degli innovatori di prodotto di fornire continui miglioramenti di performance, qualità, dimensioni e autonomia dei sensori IoT, che integrino anche requisiti non funzionali legati a privacy, ownership ecc. (es. con approcci blockchain); capacità dei business di fornire modelli di servizio innovativi ed efficaci per gli utenti e per il business stesso, passando anche dal coinvolgimento delle realtà pubbliche (amministrazioni, consorzi, enti e associazioni) che possono al contempo beneficiare di queste possibilità e fornire contributi rilevanti.