Quando le persone creano valore

Francesco Vernelli
Nov 7, 2017 · 8 min read

Avevo cominciato in un precedente articolo a raccontarvi di come mi era capitato di assistere alla creazione di una nuova impresa. Concludevo lasciando in sospeso i motivi per cui a creare valore siano sensazioni, emozioni e accadimenti che riguardano le relazioni, lo stato d’animo, la pancia (o il cuore) più che la testa in questa storia di impresa. I motivi ve li spiego subito.

https://unsplash.com/@antenna

Il primo motivo ha a che fare con la sensazione prima di smarrimento, confusione e poi di passione e attaccamento descritta ieri, è la stessa che ho (e ho avuto) ogni volta che sono entrato in un museo o in una galleria di arte. E a me piaceva raccontare quello che stava succedendo come se fosse un’opera d’arte di valore perché penso sinceramente che quello che ho intravisto e che vedrò ancora meglio più avanti abbia a che fare con l’arte, con le cose belle e anche con quelle che alla fine ci fanno sentire bene; non è, in effetti, una questione di numeri questo incontro, ma di feeling (anche se detto così può sembrare ruffiano, vi assicuro che è quello che si respira).

Il secondo è che il processo con il quale queste due realtà si sono incontrate e con il quale decideranno di fare della strada insieme, è tutto fondato sulle persone. Non si sono incontrati i due CDA delle imprese, non c’è stato un briefing tra consulenti e proprietà, non c’è un calcolo finanziario dietro tutto questo. Semplicemente (ma per certi versi anche in maniera molto complicata) ci sono oltre 30 persone, tra le due aziende, che si confrontano, pongono questioni e propongono soluzioni, fanno progetti e immaginano soluzioni per il proprio futuro e quello delle imprese in cui lavorano affinché generi valore. Da questo percorso non è stato escluso nessuno, tutti partecipano indipendentemente dal ruolo e dalla funzione che rivestono in azienda: tutti lo fanno con grande spirito di partecipazione, forte determinazione, grande coinvolgimento. Tutti lo fanno pensando alla propria impresa.

E quando uso il termine “propria” non ha nulla a che fare con la proprietà in termini giuridici, ma con il senso profondo di appartenenza, condivisione e sviluppo che tutti dimostrano di avere. Quello che ho visto e che proverò a raccontare è come queste persone saranno in grado di creare valore, come le loro relazioni e interazioni possono dar vita a qualcosa che va oltre l’organizzazione. Nelle loro parole, nei loro gesti e nei loro visi c’è un pezzetto del futuro della loro impresa. E forse di tutte le imprese che vogliono crescere.

Costruire un’impresa è un’opera d’arte

https://unsplash.com/@igormiske

Che cos’è la creatività? Non è una domanda retorica ma è quella che bisogna farsi in casi come questo in cui l’approccio al business è affrontato in maniera del tutto innovativa. La creatività secondo me è fantasia e concretezza al tempo stesso. È architettura analitica unita a libertà di immaginazione.

Su questo doppio binario, solo all’apparenza divergente, corre il treno sul quale viaggiano extrategy e ideato. Si tratta di un processo creativo fondato su di una tecnica ben precisa, che ha previsto settimane di lavoro e di preparazione per completare l’opera. Abbiamo una visione, un metodo per renderla operativa e anche una strategia per farla diventare un successo. In mezzo c’è tutto il resto: le passioni, i valori, il modo di lavorare e la scelta di farlo attraverso un sistema open, con la partecipazione di tutti.

La visione

Un quadro, una scultura, un’opera d’arte in genere non nascono dal nulla o dal semplice e mero gesto creativo di un artista. I più grandi pittori della storia realizzavano uno o più bozzetti di quello che sarebbe poi diventato il dipinto finale (d’altra parte, la creatività ama i vincoli). Anche in questo caso, in cui gli artisti in campo sono per la maggior parte programmatori (e qualche addetto all’amministrazione), esiste una bozza su cui poggiano il loro lavoro. Qui la chiameremo visione.

Non si tratta di un termine soltanto di carattere economico e strategico. La visione in questo caso incorpora e riprende concetti molto più ampi di quelli che appartengono alla vita dell’impresa: dentro ci sono temi come l’evoluzione tecnologica e metodologica (non importa solo crescere, ma anche come si cresce), l’evoluzione personale (ricordate? Al centro ci sono sempre le persone), un modello sociale (che vada oltre il modello di business!), la partecipazione (e questo incontro ne è la testimonianza), l’attrazione delle persone giuste (perché partner e collaboratori si scelgono sulla base della condivisione di valori).

La visione è il fulcro attorno a cui ruota tutta l’impresa, su cui poggiano i principi guida, i valori fondanti e la lettura che queste persone hanno delle opportunità che il contesto offre. Avere una visione non basta, così come non basta avere un’idea: è solo l’inizio, indispensabile, per cominciare. Poi bisogna scegliere un metodo per realizzarla.

Il metodo

Incrociando gli occhi della cameriera che sta preparando il bar prima del pranzo di questa prima giornata di incontri, capisci dal suo sguardo che lo stupore è quello di chi, da fuori, fosse messo ad osservare questa strana reunion aziendale: gruppi di persone che parlano, poi alcune si spostano, entrano ed escono dalle discussioni in modo del tutto arbitrario, almeno all’apparenza. Ma quello che succede qui non è così strano per chi lo sta vivendo: il metodo proposto da Cocoon Projects, che accompagna questo percorso di incontro tra extrategy e ideato, prevede che la discussione tra tutti i partecipanti sia ispirata al principio di libertà di partecipazione alle discussioni. Funziona più o meno così: c’è il tema (area core), chi vuole discuterlo partecipa con l’imposizione di smettere e cambiare quando capisce di non riuscire più a dare un contributo. Un meccanismo che presuppone una grande fiducia reciproca, elemento essenziale che caratterizza tutta la gestione dell’impresa che qui stiamo cercando di creare.

I gruppi tra cui si muovono tutte le persone di ideato ed extrategy sono focalizzati su tre aree core dell’azienda (forse di ogni azienda): governance (gestione), operations (funzionamento operativo), evolutions (sviluppo). Alla fine di ogni round c’è la plenaria che serve ad allineare le informazioni e a scambiarsi feedback. E poi di nuovo a lavorare per gruppi. Così via fino a modellare mano a mano tutte le parti più importanti. All’occhio esterno può sembrare un’operazione di continua aggiunta di pezzi, di contenuti che si moltiplicano, di una mole di lavoro enorme. Invece, anche qui, torniamo all’arte perché quello che stanno facendo ha sempre a che fare con qualcosa che va oltre l’organizzazione tecnica di un’impresa. Scriveva Vasari che “La scultura è una arte che levando il superfluo dalla materia suggetta, la riduce a quella forma di corpo che nella idea dello artefice è disegnata”. Ecco, ho idea che la nuova impresa nascerà da un’operazione certosina e raffinata di continuo togliere il superfluo per ricondurre tutto all’essenziale, all’agile, allo stretto necessario per poter mettere tutti nella condizione di lavorare al meglio.

Le aziende del futuro saranno diverse dal passato non per le loro dimensioni, ma per la forma che sapranno prendere. Per questo le persone in ideato e extrategy si sono concentrate nel costruire un’opera d’arte.

Fare un’impresa. Nuova.

Cosa stanno facendo? Disegnano una nuova impresa basandola su quello che sta a loro più a cuore e su ciò che credono possa portare maggiore valore. Lo fanno individuando quelle che vengono definite dinamiche chiave, attività secondo le quali l’impresa costruisce il proprio business e la sua stessa identità, perché esprimono non solo il “cosa” ma anche il “come”. Le dinamiche sono descritte attraverso i flussi, che sono le modalità di funzionamento delle dinamiche. Vengono individuati titoli e ruoli perché sono poi le persone a mettere in movimento tutto quanto. Lo so, descritto così può sembrare una cosa a metà tra il lego spiegato a chi non l’ha mai visto e un gioco di parole. Ma quello che ho visto è la costruzione di una struttura flessibile, o meglio, adattiva: significa che può muoversi e adattarsi all’ambiente in cui si muove, agli altri soggetti che incontra, alle circostanze che le capitano.

Stanno lavorando a un’opera che sarà viva perché in grado di trasformarsi nel tempo in maniera veloce ma prevedibile; sono molto più interessati alla sua evoluzione che non al suo stato attuale. Pensano che questo sia il modo migliore per dare vita a un’impresa che sia in grado di evolvere continuamente, che questo sia l’unico modo per creare qualcosa che riguardi il futuro e non il passato.

Arte, genio e follia

Potremmo dire che sono questi i tre elementi su cui hanno deciso di costruire un’impresa innovativa. Hanno utilizzato l’arte, intesa come capacità creativa, per avere la massima libertà di espressione; il genio, per essere il più possibile originali; la follia, perché solo con il coraggio di fare una cosa fuori dal normale si può provare il vero brivido della creazione. Nell’immaginare l’impresa in cui poi vorranno lavorare, l’hanno costruita nelle sue parti fondamentali con un metodo aperto e condiviso: principi, attori, processi, flussi e dinamiche sono stati i loro “ferri del mestiere”, in un percorso di raffinazione per gradi continua che vi sto raccontando in questi post: perché quello dell’artista non è un gesto isolato ma il frutto di una lunga elaborazione.

Come lavora l’artista che crea l’impresa

Come si sa, dopo aver avuto la visione, si parte scegliendo la materia. In questo caso si è trattato di individuare all’interno di ogni area core (governance, evolution, operation) quali fossero principi, processi e attori che la animavano: è un primo step che prevede una grande libertà di espressione grazie alla quale si tenta di esplorare tutto ciò che sostanzia l’area. Siamo nella fase della massa informe, da questi elementi nascerà poi l’opera.

Il secondo passo è stabilire e abbozzare il modo in cui gli elementi fondamentali si mescolano e interagiscono tra loro, come e quali di queste relazioni saranno fondamentali: sono le dinamiche e sono il modo in cui la materia prende vita. Siamo nel momento in cui la materia si comincia a trasformare perché reagisce.

L’ultimo passo è quello di stabilire i flussi, cioè decidere che strada far percorrere alle dinamiche perché producano dei risultati: è in questo momento che si plasma l’ossatura dell’impresa regolando la materia, affinché si trasformi nel risultato che vogliamo ottenere.

Non trovate anche voi che tutto questo sia esaltante? Nel prossimo articolo capiremo anche come è andata a finire.

Flowing

We believe in knowledge sharing, transparency in relationships and on the centrality of people in organizations, spreading good practices to innovate the IT world. Our mission is to help customers achieve their goals.

Francesco Vernelli

Written by

Imprenditoriale, editoriale, manageriale. Qui racconto storie di lavoro, imprese, comunicazione e sviluppo delle persone.

Flowing

Flowing

We believe in knowledge sharing, transparency in relationships and on the centrality of people in organizations, spreading good practices to innovate the IT world. Our mission is to help customers achieve their goals.

Welcome to a place where words matter. On Medium, smart voices and original ideas take center stage - with no ads in sight. Watch
Follow all the topics you care about, and we’ll deliver the best stories for you to your homepage and inbox. Explore
Get unlimited access to the best stories on Medium — and support writers while you’re at it. Just $5/month. Upgrade