Online la Madre di tutte le biblioteche medievali

La Biblioteca Palatina è stata finalmente riunificata

Dopo secoli di separazione, una delle più preziose collezioni di manoscritti del Medioevo e della prima Età moderna, la Biblioteca Palatina, è stata virtualmente (e finalmente) riunificata.

La Biblioteca universitaria di Heidelberg e la Biblioteca Vaticana hanno unito le forze per digitalizzare tutti i preziosi manoscritti contenuti nei loro archivi.

Un lavoro che darà l’opportunità a tantissimi studenti, ricercatori e appassionati di consultare liberamente testi antichissimi, prima ad accesso riservato.

“Un sogno diventato realtà.”

Ha sottolineato il dott. Veit Probst, direttore della Biblioteca universitaria di Heidelberg.

L’Università di Heidelberg e il Vaticano hanno stabilito una cooperazione pluriennale per riunificare virtualmente tutti i manoscritti Palatini.

Le origini della Biblioteca Palatina, la biblioteca statale del Palatinato, risalgono alla fondazione dell’Università di Heidelberg nel 1386.

Seguendo lo Statuto universitario, le biblioteche sono cresciute principalmente intorno alle alte facoltà di teologia, legge e medicina.

Altre istituzioni, originariamente indipendenti, furono gradualmente assorbite nella Biblioteca Palatina col passare del tempo:

  • la cosiddetta Biblioteca dell’Abbazia, donata per volere di Luigi III;
  • le raccolte private di libri degli Elettori fuori dal Castello di Heidelberg.

Fu durante il regno di Ottone Enrico del Palatinato, amante dei libri, che questi disparati inventari furono per la prima volta riuniti nelle gallerie della Heiliggeistkirche (Chiesa dello Spirito Santo).

Il sacco di Heidelberg durante la Guerra dei Trent’anni, nel 1622, portò una temporanea fine alla collezione di libri più famosa e più importante di tutta la Germania.

Durante il suo massimo splendore, nei secoli XVI e XVII, grazie alla varietà di letteratura teologica (principalmente protestante) che conteneva, questo scrigno di manoscritti fu lodato in lungo e in largo come “la Madre di tutte le biblioteche”.

Le sue ricchezze lo resero oggetto di grande desiderio per le fazioni cattoliche nella Guerra dei Trent’anni.

All’inizio del conflitto, papa Gregorio XV aveva chiarito che, in caso di vittoria militare sul Palatinato (a capo della coalizione protestante), avrebbe chiesto tutta la Biblioteca come bottino di guerra.

Il duca Massimiliano I di Baviera apparteneva alla stessa famiglia aristocratica degli elettori del Palatinato, la casa di Wittelsbach, ma durante la Guerra si schierò contro di loro come membro della Lega cattolica e non fu in grado di opporsi a una decisione così ferma da parte del suo comandante, il Papa.

E fu così che Leo Allazio, lo Scriptor greco per la Biblioteca Vaticana, si trovò a Heidelberg nel dicembre del 1622.

In seguito alla conquista del Palatinato e di Heidelberg da parte del Conte di Tilly, Allazio fu istruito a organizzare la Biblioteca Palatina per il trasporto a Roma.

Il Papa l’aveva mandato a prendere una Biblioteca, ma lui porto a Roma ben tre collezioni.

Oltre ai libri della Heiliggeistkirche — la “vera” Biblioteca Palatina — aveva anche assicurato la presa della Biblioteca privata degli Elettori e vari libri appartenenti all’Università.

Proprio come papa Gregorio aveva voluto, Allazio aveva le mani sulla ricchezza letteraria combinata dell’intero Palatinato.

Partì per Roma e a metà febbraio del 1623, portò via da Monaco i più importanti libri della tradizione medievale e rinascimentale della Germania.

Nel corso dei secoli alcuni volumi furono restituiti all’Università di Heidelberg, ma la maggior parte è rimasta a Roma.

Oggi la Biblioteca, la Madre di tutte le biblioteche, è di nuovo riunita in un unico luogo… virtuale.

Questo è anche il potere del digitale: fare giustizia laddove l’uomo non è stato in grado di farla.

Per consultare l’archivio digitale della Biblioteca Palatina, clicca qui:


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