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Axie Infinity, il crypto-metaverso dove l’economia reale incontra la token economy

Dal white paper di Axie Infinity

Un metaverso è un luogo virtuale dove accadono molte cose: si gioca, si commercia, si socializza, si condividono esperienze. In questo cyberspazio è possibile (ri)definire la propria identità, dare forma ad altri mondi e interagire con diverse libertà e vincoli.

La pandemia ha fatto contrarre la nostra realtà fisica, separandoci, distanziandoci e rendendoci eremiti forzati. La fascinazione per i metaversi si è fatta più forte: sono diventati una valvola di sfogo per la nostra socialità repressa, meno tossici, più divertenti e colorati dei social media.

Fortnite, Roblox, Animal Crossing e altri hanno quindi dato rifugio a milioni di differenti solitudini nell’epoca del Covid.

Ma un metaverso in particolare, Axie Infinity, ha fatto di più: ha permesso a molte persone di avere un reddito di supporto che mitigasse gli effetti della crisi imposta dalla pandemia, specie nei paesi meno ricchi.

Grazie alla tecnologia blockchain, a token e NFT, alla modalità “play-to-earn”, e soprattutto a una progettazione attenta e trasparente dell’ecosistema e del suo modello di business questo meta-criptogioco ispirato ai Pokemon ha catturato l’attenzione di milioni di utenti generando un volume di transazioni giornaliere per un controvalore di 30 milioni di dollari e, in totale, per oltre i miliardo di dollari.

Lanciato su Ethereum nel 2018 dalla startup vietnamita Sky Mavis, il gioco è basato sugli Axies, creature somiglianti alle salamandre axolotl. Questi personaggi combattono tra di loro e possono venire allevati su appezzamenti di un territorio chiamato Lunacia. Sviluppatosi inizialmente su Loom, ora il gioco possiede una sua sidechain, Ronin.

Praticamente ogni aspetto del gioco può diventare fonte di guadagno attraverso i token. Gli Axies, che sono NFT, possono venire incrociati, allevati e poi venduti. Giocando e combattendo le battaglie tra Axies si guadagnano dei token (ERC-720) chiamati Smooth Love Potions (SLP): questa è la valuta corrente del gioco. Un altro token, l’Axie Infinity Shard (AXS), funge da governance token e può essere guadagnato in speciali tornei o vendendo gli Axies. Gli appezzamenti di terreno di Lunacia sono anch’essi NFT.

Le cose si fanno interessanti quando si scopre che, incoraggiati dalla trasparenza e dalla visione dei fondatori, la community ha iniziato a generare un sistema economico autogestito in grado di integrarsi con quello del mondo “reale”.

Uno dei fattori chiave è che, a differenza di altri giochi blockchain-based, Axie permette di convertire facilmente i propri token in valute correnti (anche quelle meno forti come il peso filippino) attraverso exchange famosi come Binance, riducendo l’attrito tra economia dei token ed economia “reale”.

Questa possibilità, insieme a quella di vendere gli Axies come NFT in grandi marketplace come OpenSea, conferisce visibilità all’ecosistema, attirando utenti

La community non si limita al gioco. Le gilde, sorta di cripto-cooperative, operano come facilitatrici per l’ingresso di nuovi utenti e nello stesso tempo come holding company per gli asset del gioco.

A differenza degli inizi, dove si poteva entrare in Axie Infinity quasi gratuitamente, ora si devono spendere anche diverse centinaia di dollari per comprare i tre Axies necessari per giocare.

Le gilde si occupano, tra l’altro, di “affittare” Axies a nuovi utenti in cambio di una percentuale su token guadagnati durante il gioco, riducendo le barriere all’entrata dovute ai costi in ascesa.

Una delle gilde più importanti è Yield Guild Games (YGG) che, dall’aprile di quest’anno ha guadagnato più di mezzo milione di dollari, investiti in un portafoglio di token e stablecoins. Anche se attualmente le spese (per l’allevamento di nuovi Axies, tra i 200 e i 1.200 dollari per esemplare) superano i profitti, la gilda/startup ha attratto investimenti per diversi milioni di dollari.

Quel che accade in questo gioco, in pratica, è che il network effect viene tokenizzato grazie alla blockchain.

Perché tante persone, soprattutto da paesi come Filippine, Venezuela, Brasile stanno accedendo al gioco? Perché permette loro di guadagnare qualche dollaro al giorno, che in molte parti del mondo sono una cifra sufficiente per mantenersi o, perlomeno, per sopravvivere in tempi di crisi economica.

Il gioco è diventato uno strumento della gig-economy, con la differenza che il datore di lavoro potrebbe essere, nel medio termine, una DAO di cui si fa parte alla pari.

L’intento di Sky Mavis è infatti quello di guidare l’ecosistema verso una completa autogestione: attraverso i token AXS — posseduti al 20% dai creatori — gli utenti potranno decidere sugli sviluppi del gioco, sulla governance della community e sull’amministrazione del “tesoro” derivante dalle fees, che ciascuno potrà monetizzare vendendo i suoi AXS. Dopo pochi mesi dalla creazione della “tesoreria” sono già stati messi da parte più di 700 milioni di dollari (in ETH).

Sky Mavis per il momento agisce come una sorta di banca centrale, cercando di mantenere l’equilibrio e la sostenibilità del modello economico a lungo termine; agisce per evitare una crescita troppo rapida e conseguente inflazione, rimodulando i dettagli del gioco; interviene sugli utenti o sulle condotte scorrette o truffaldine. Sta inoltre ottenendo consistenti finanziamenti e prevede di utilizzare Lunacia come ambiente per la creazione di giochi sviluppati dagli utenti.

In questo metaverso si stanno formando strutture economiche embrionali che legano blockchain, token, NFT al mondo esterno con attriti ridotti. Gli utenti possono guadagnare soldi “veri” giocando, affittando beni virtuali, fornendo supporto e assistenza, consociandosi in gilde che diventano startup e in futuro attraverso software e contenuti user-generated. Questo in un ecosistema che, forse, si autogovernerà.

Che Axie Infinity cominci a essere un caso di studio nell’interrelazione tra economia classica e token economy lo dimostra il fatto che i regolatori di alcuni paesi, primo tra tutti le Filippine, stanno pensando di tassare i guadagni derivanti dal gioco.

Non sappiamo se, come recita il white paper, “battagliare e collezionare creature carine possa cambiare il mondo” ma osservarle aiutare i loro “allevatori” nello strano metaverso al di qua dello schermo può essere istruttivo.

update 18/09/21 In un articolo su Techcrunch ci si chiede “A qualcuno interessa abbastanza il gioco principale in sé piuttosto che il potenziale valore di mercato delle NFT o il potenziale di guadagno attraverso il gioco? Più fondamentalmente, se i guadagni del mondo reale sono il punto, è davvero un gioco o solo una microeconomia gamificata […]?”

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Tecnologie, culture, economie e (r)esistenze dal fronte digitale

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