Laggiù soffia

Capodoglio di Tostoini,

Quando l’altro giorno è morto un mio caro amico, ho pensato che fosse assurdo. Poi ho pensato che mi sarei abituato, come è già successo, a dolori violenti di questo tipo. Perché poi il tempo per fortuna fa il suo dovere, e anche il peggio diventa meno peggio.

Questo mio amico aveva sviluppato una passione viscerale per il capodoglio. Lui, enorme e buono, viveva da sempre davanti all’acqua (acqua dolce, ma non fa differenza). Considerava questo animale colossale, misterioso e lento, un totem, un riferimento esistenziale e letterario con cui aveva un dialogo.

Un paio di mesi fa avevo chiesto a Tostoini di concepire un capodoglio morbido dei suoi per regalare ad Andrea la stampa. Lei l’ha fatto, e io ho rimandato il regalo a dopo il trasloco. Non c’è stato tempo. Resta una cosa fatta per lui, e lo vedete qui sopra.

Eviterò di raccontarvi quanto il mio amico fosse una persona stupenda perché chi lo conosceva lo sa, e chi non lo conosceva non crederebbe alle mie parole: si dice sempre qualsiasi meraviglia dei morti, anche quando sono stati delle luride canaglie.

Però ho deciso di fare una piccola cosa in suo onore.

Qualche mese fa, dopo una lunga fase di dubbi e ripensamenti, ho chiuso Freddy Nietzsche. Era un blog che funzionava da tanti anni, e che a suo tempo aveva anche avuto un certo successo. Da lì, dai blog, siamo quasi tutti passati a frequentare molto di più i socialini: posti dove ci si trova bene in tanti ed è comodo condividere delle cose brevi e ficcanti. Scrivendo in giro e facendo altro, mi ero già trovato a scrivere poco, e quando scrivevo mi pareva che il blog non funzionasse bene, fosse lento e scomodo. Restava poi lì tutto fermo e sfigato, tanto da farmi tristezza come le pensiline degli autobus dopo che hanno cancellato delle linee regionali, con il cane randagio che passa davanti e la ruota di bicicletta arrugginita a terra.

Allora sono passato alla letterina: una mailing list alla quale veniva recapitata una mia lettera con dei contenuti. Mi piaceva l’esclusività del rapporto epistolare; mi piaceva che tutto restasse lì, tra me e i lettori. Ma anche questo non ha funzionato più quando mi sono accorto che non scrivevo più le letterine, prevedevano un impegno e un formato che non mi veniva naturale, quindi ero costretto a forzarmi di continuo. Le cose gratuite si fanno per la gioia di farle, quindi dopo qualche mese ho smesso.

A questo punto mi serviva quindi un posto che sembrasse un blog ma fosse veloce e accessibile senza essere Facebook. Facebook è un socialino stupendo che frequento moltissimo, ma ha dei problemi di attenzione, di voce, di personalità e ruolo di chi scrive. Insomma io voglio che la gente faccia quello che gli pare, ma per leggere la roba vada in un posto almeno in qualche misura mio. E dopo un po’ di rimuginazione, approfittando di questo momento pessimo, ho pensato di ripartire da qui.

In Moby Dick il capodoglio è visto come una presenza enorme e sfuggente, sia mastodontica che metafisica, difficilissima da comprendere nonostante l’armamentario infinito di sartie e gomene e arpioni elencato da Melville per pagine e pagine. Ma di tanto in tanto, anche quando l’equipaggio ha perso la speranza e naviga nel silenzio da giorni, i grandi cetacei tornano a respirare a portata di sguardo. E allora qualcuno grida “Laggiù soffia!”, indicando un punto all’orizzonte.

Fate conto che per me all’orizzonte c’è sempre un capodoglio che soffia, sorveglia, legge, fuma sigarette, ride battendosi la mano sulla gamba. E quello che metterò in questa nuova versione di Freddy Nietzsche avrà un grande cetaceo metafisico e intelligentissimo come primo lettore.

Bentornati.