Peccato, poca femmina

La voglio io! È l’ultimo brandello di femmina rimasto!

Dunque stavo scanalando, eh. Non è che stessi guardando questo. Però è successo che sono finito su Rai Uno nel momento in cui una giornalista di costume stava esprimendo una sua riserva sul festivàl della canzone appena concluso. Era Rai 1, era Vespa, che infatti in un suo tipico gesto si fregava le mani soddisfatto, in un clima scanzonato tipico della puntata post festivaliera.

E c’era insomma questa giornalista dal tono compreso che diceva che non c’era stato nel festival il glamour, la bellezza degli abiti, le passerelle, l’Italia. Questa carenza di Italia, questa mancanza fisica di Belpaese, era da lei sofferta, ma — diceva — non era sola. In tante avevano espresso questa riserva, avevano visto questo neo in una kermesse per altro godibile. Non c’è stata l’eleganza degli abiti — ripeteva con una certa gravità gentile — né quella delle donne. Abbiamo visto una giornalista vestita male, perché la Liotta era vestita male, ma non si è parlato del vestito. La polemica nel suo caso ha riguardato altro…

Insomma, niente, ribadiva questa, non c’è stata la donna italiana, la femmina. E nel modo di dire femmina si sentiva fibrillare qualcosa di metallico, frizzante in bocca, come fossero le prime parolacce dei bambini.

E allora Vespa si è rivolto verso Carlo Conti e sorridendo e sfregando gli ha chiesto “È mancata la femmina?”. Conti ha risposto che c’erano altri elementi, era un festival ricco, non ha ritenuto opportuno aggiungere da quel lato. In effetti, ha chiuso, anche sua moglie glie aveva fatto questo unico appunto.

E va be’, va anche bene, sono scelte e sono gusti.

Ma quello che mi manda ai pazzi ultimamente è che su certi temi, mentre c’è in giro gente che ancora sostiene che siamo minacciati dalla correttezza politica, che uccide la nostra indole naturale e ci rende tutti conformisti, alla televisione di stato due signori vestiti eleganti disquisiscano di quanta “femmina” sia stata messa in un programma. Non “quante femmine”, eh. Sia Chiaro. Quanta femmina, invariabile. Non voglio che glielo vietino, che ci sia una commissione, che aprano una interrogazione. Voglio che uno dei due pensi: forse non è il caso. E basta. Sono contento così.

Poi se vogliamo dire “metti più maschio al tg di La7, Enrico”, o frasi del genere, decidiamo che vale per tutti e due i generi, allora si può. Ma secondo me non piace. Invece con la femmina sembra naturale, no? Se poi togli “femmina” e ci metti “legna”, funziona. O anche pesce, carne, cocaina, carbonella.

“Gigi, quanta femmina hai messo in cantina?”

“Ne ho portati su 5 sacchi. Per un po’ siamo a posto”

“Ricordiamoci che potrebbe nevicare. Se c’è in giro della femmina a poco dobbiamo fare scorta”

“Michele mi ha detto che ha per le mani della femmina cinese che non è niente male. Solo i pezzi cinesi, eh. Tranquillo. Poi la assemblano in provincia di Pesaro”

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