
Dal quattordici luglio per alcuni giorni è stato possibile su Steam scaricare gratuitamente Jotun, primo titolo della Thunder Lotus Games, pubblicato nel lontano settembre del 2015 su PC.
Protagonista è Thora, una vichinga morta disonorevolmente, quindi impossibilitata a raggiungere il Valhalla; però Odino le ha concesso una seconda chance, ovvero esplorare alcuni luoghi dei nove mondi e sconfiggere i jötunn, giganti della mitologia norrena, così da fare buona impressione sugli dei e spalancare le porte per il Valhöll.
La trama è tutta qui, niente di trascendentale o di filosoficamente complesso. Dopo aver sconfitto uno dei jötunn Thora racconterà un po’ della sua vita passata; il tutto riassumibile nel classico “I’m a womyn, hear me roar”. In futuro sarebbe interessante sviluppare questo punto del gioco o precisamente le nuove forme di rappresentazione di genere nei videogiochi, cosa che non riguarda solo un titolo piccino, sviluppato da solo otto persone come Jotun, ma anche ititoloni come Tomb Raider e Life is Strange.
Jotun è un classico action-adventure in prospettiva isometrica, i suoi punti di forza sono i fondali dei livelli disegnati a mano e le sfide con i diversi boss. Purtroppo, ahimè purtroppo, al di là di questo c’è il nulla: esploreremo piccoli livelli cercando una gigantesca e luminosa Runa che ci permetterà di continuare la nostra cerca; troveremo giganteschi altari - colossi i quali ci daranno diversi poteri come la possibilità di poter aumentare la nostra velocità per poco tempo oppure di poter rigenerare parte della nostra salute; troveremo giganteschi alberi con mele d’oro che aumenteranno la barra rossa della salute. L’esplorazione dei livelli è dominata dalla noia, ridotta al percorre l’unica strada possibile senza un valido motivo; dove le mele e i colossi sono trovati o per inerzia o per puro caso; dove i diversi enigmi sono di una banalità sconcertante e principalmente riducibili a evitare lava/ghiaccio/gas tossico/anguilla cosmica/corvo gigante per non morire.
E i boss? Migliorano il gioco?
Nì. Sono facili da sconfiggere soprattutto se si memorizza bene i loro movimenti e se si utilizzano in modo costante i poteri; solo uno farà sudare le proverbiali sette camicie, ma solo perché l’ampiezza dei suoi attacchi ci obbligheranno a essere reattivi, veloci e precisi nei nostri attacchi. La nostra piccola Thora può fare due attacchi: uno debole e veloce, l’altro lento e forte; però il tutto è limitato al distruggere i diversi ostacoli che ostacoleranno l’esplorazione dei livelli e ovviamente a sconfiggere i jötunn.

Quindi questo gioco è una zozzeria? — Diranno i nostri piccoli lettori
No.
È un gioco che si completa velocemente in meno di cinque ore. Non comprendo l’esaltazione da parte dei diversi siti o dalle diverse riviste. I fondali e l’atmosfera, gli otto sviluppatori e la voce islandese per Thora che ci descrive la mitologia norrena, ma poi cosa c’è? Il nulla, c’è la noia, spesso si nota la differenza tra i fondali e i modelli di gioco, la colonna sonora non è così memorabile, il level design è ridotto a lumicino.

Non lo consiglio, anzi non consiglio di spendere quindici euro per quello che a tratti sembra il portfolio di un gruppo di illustratori e di programmatori.
Se riuscite a ricavarlo gratis o in un bundle per pochi euro, potete dargli qualche possibilità soprattutto se amate i vichinghi cornuti e la fredda voce islandese della doppiatrice di Thora.

