Come stiamo trasformando i lettori in contributor

By Baldomer Gili i Roig, Public Domain

«si potrebbero stabilire relazioni più innovative e collaborative con i lettori, ascoltatori o spettatori».

Noi di Donna Moderna ci stiamo provando. E qui vi racconto tre casi particolarmente significativi.

Il caso “artrite reumatoide”

Il 30 luglio 2016 muore Anna Marchesini a causa di una malattia autoimmune: l’artrite reumatoide. L’emozione dei lettori è fortissima: l’articolo in cui ricordiamo l’attrice comica registra un picco di visualizzazioni. Decidiamo così di approfondire il tema dal punto di vista scientifico: che cos’è l’artrite reumatoide e come si riconosce? Una valanga di commenti travolge questo post. Non sono commenti come gli altri: si tratta di malati o di parenti di ammalati che raccontano la propria storia.

  1. I giornalisti di Donna Moderna gestiscono i social network in prima persona e investono parte del loro tempo nello scorrere i commenti dei lettori in maniera critica.
  2. Una volta individuati i contributi interessanti, non si sono limitati a editarli e ripubblicarli, ma hanno preso contatti, hanno fatto da coach ai lettori, li hanno allenati a dare forza alla loro storia. Questo non è un caso di contribuzione dal basso per risparmiare tempo o avere contenuti gratuiti, ma un ottimo esempio di giornalisti che diventano “conversation leaders” [Ernst-Jan Pfauth, cofondatore ed editore di De Correspondent]
  3. L’assenza di separazione tra carta e web ha fatto il resto: Donna Moderna è una redazione integrata e quindi capace di valorizzare sul magazine la nuova tipologia di contenuti che la rete ci permette di avere. E di portare in maniera efficace, sul digitale, i contenuti prodotti per la carta.

Il caso Rocco Schiavone

Il personaggio creato dalla penna di Antonio Manzini, una volta approdato sul piccolo schermo, divide il pubblico. Lo sospettavamo, ma per averne conferma poniamo la domanda diretta ai lettori. E lo facciamo sull’unica piazza da cui tutti (o quasi) passano, Facebook, per mezzo di un post nativo, ovvero senza link. Il tema scalda gli utenti: ce ne accorgiamo dalle visualizzazioni e dal numero dei commenti.

  1. I giornalisti devono instaurare con i lettori un dialogo libero dal ricatto del clic, ovviamente quando la conversazione potrebbe avere un valore giornalisticamente rilevante.
  2. Quando il lettore fornisce, anche se inconsapevolmente, un contenuto di valore, deve esserne messo a conoscenza. Sia perché si sentirà più motivato verso la conversazione sia perché diventerà più responsabile dei toni e dei contenuti della stessa.

Il caso Bebe Vio

A ottobre Matteo Renzi vola da Barack Obama con una delegazione di italiani illustri. Ci sono Roberto Benigni, Paolo Sorrentino, Giorgio Armani… ma gli occhi di tutti sono puntati sulla moglie Agnese e l’atleta paralimpica Bebe Vio. Noi, come gran parte dei giornali, raccontiamo la favola incredibile di Bebe, che per l’occasione riceve in prestito da Dior un abito da sogno. E pubblichiamo la cronaca di costume del viaggio, con tanto di commento sugli abiti e sul programma.

  1. La conversazione con i lettori può essere una delle migliori armi contro l’odio in rete. Non ci illudiamo di arginare il fenomeno nel suo complesso. Ci accontentiamo di allontanarlo dal nostro sito e dalla nostra fanpage. Creando così uno spazio franco per il giornalismo e la riflessione, libero dal rabbioso brusio che ci allontana dalla verità.

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Come un settimanale femminile diventa laboratorio di giornalismo

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Annalisa Monfreda

Co-founder di Diagonal. Qui parlo di giornalismo, leadership e innovazione